Sanità Toscana: più fondi, più tasse, più deficit. Oltre 8 miliardi del Governo, ma le risorse finiscono altrove e le liste d’attesa si allungano ancora

foto alessandro

Condividi sui social

La Corte dei Conti richiama la Toscana su conti pubblici, sanità e trasparenza della spesa: sotto osservazione il finanziamento di ARPAT con il Fondo sanitario e l’impiego delle maggiori entrate Irpef, mentre cresce il deficit sanitario

La gestione della sanità toscana torna al centro dello scontro politico dopo gli ultimi dati illustrati in Commissione Sanità e le osservazioni contenute nel Giudizio di Parifica della Corte dei Conti. Secondo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Petrucci, mentre lo Stato trasferisce alla Toscana oltre 8 miliardi e 426 milioni di euro per garantire ospedali efficienti, medici, infermieri e una riduzione delle liste d’attesa, una parte di quelle risorse verrebbe impiegata per finalità diverse dalla sanità. L’accusa del consigliere riguarda in particolare il finanziamento di ARPAT con risorse provenienti dal Fondo sanitario.
Un rilievo che trova riscontro anche nel Giudizio di Parifica 2025 della Corte dei Conti, dove i magistrati contabili evidenziano come il finanziamento di ARPAT tramite il Fondo sanitario presenti profili di irregolarità, poiché tali risorse dovrebbero essere destinate esclusivamente ai Livelli Essenziali di Assistenza. Nel mirino di Petrucci finisce anche l’aumento dell’addizionale Irpef regionale introdotto dall’amministrazione Giani. «Durante il giudizio di parifica della Corte dei Conti viene messo un’altra volta in evidenza che i soldi dell’Irpef, quelli che Giani e il Pd vi hanno chiesto dicendo che servivano a finanziare la sanità, invece non vengono utilizzati per finanziare la sanità soltanto una porzione di quelli mentre una parte viene messa nella spesa corrente, quindi non è vero che l’aumento dell’Irpef serve per la sanità pubblica». Anche questo aspetto è richiamato dalla relazione della magistratura contabile, che osserva come una quota delle maggiori entrate fiscali sia stata destinata alla copertura di oneri ordinari di bilancio anziché esclusivamente al sistema sanitario, aprendo interrogativi sul rapporto di trasparenza tra amministrazione e contribuenti.
Le ultime valutazioni indicano infatti che il disavanzo della sanità toscana per il 2025 è stimato in una forbice compresa tra circa 340 e 400 milioni di euro, in peggioramento rispetto agli esercizi precedenti, dopo perdite già salite dai 181 milioni del 2023 ai 197 milioni del 2024 secondo le proiezioni richiamate durante il giudizio di parifica. Parallelamente, la Corte dei Conti descrive una Regione che, pur superando formalmente l’esame contabile, continua a poggiare una parte rilevante della propria capacità di investimento sulle risorse straordinarie del PNRR, con oltre 1,3 miliardi di euro mobilitati tra Piano nazionale di ripresa e resilienza, Piano complementare e fondi regionali, definiti di fatto il “polmone artificiale” che sostiene nuovi investimenti e tecnologie.
Ma il paradosso evidenziato dalla Corte è che, mentre aumentano risorse e investimenti, i servizi sanitari mostrano segnali di peggioramento. La Toscana garantisce infatti il rispetto dei tempi per le prime visite specialistiche nel 77,2% dei casi, sotto la media nazionale del 78,5% e al di sotto dell’obiettivo minimo dell’80% fissato dal Ministero della Salute. La denuncia politica si concentra così su quello che Fratelli d’Italia definisce il paradosso della sanità toscana: da un lato oltre 8,4 miliardi trasferiti annualmente dal Governo nazionale, un incremento della pressione fiscale giustificato con la necessità di finanziare le cure e ingenti risorse europee del PNRR; dall’altro, secondo le contestazioni dell’opposizione e i rilievi della Corte dei Conti, una parte dei fondi sanitari destinata ad altre finalità, parte dell’Irpef utilizzata per la spesa corrente, un disavanzo sanitario in crescita e liste d’attesa che continuano ad allungarsi, con prestazioni ormai inferiori alla media italiana.