Il caso Montedomini si allarga. Nannucci: «Troppi immobili lontani dalla vocazione assistenziale»

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La consigliera del Quartiere 3 Nannucci analizza la composizione del patrimonio immobiliare dell’ASP e chiede conto delle scelte gestionali, puntando il dito contro il ritardo nel recupero degli alloggi sociali e sulle responsabilità dei controlli pubblici

 

Il patrimonio immobiliare di ASP Firenze Montedomini alimenta le polemiche. La consigliera di Quartiere 3 Barbara Nannucci (Lega) contesta la ricostruzione fornita dal presidente Lorenzo Frittelli e mette in discussione la coerenza tra la missione dell’ente e la gestione dei suoi immobili. «Ormai da giorni ci ripetono che ASP Firenze Montedomini è il polo di riferimento del Comune di Firenze per i servizi rivolti ad anziani, persone con disabilità e cittadini in condizioni di fragilità. Una missione nobile che, però, sembra essersi progressivamente allontanata dalla realtà», afferma la consigliera.

Al centro della critica ci sono i numeri del patrimonio: su 232 immobili, 116 risultano destinati a finalità sociali, di cui 78 a uso sociale e 38 in affitto residenziale a lungo termine, mentre 39 sono attualmente sfitti e soltanto ora si prospetta il loro recupero attraverso finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti. «Bene, ma perché soltanto adesso? Perché aspettare che esplodesse il caso?», domanda Nannucci. Nel conteggio figurano inoltre 30 immobili destinati a uso turistico o temporaneo, 23 dei quali dotati di Codice Identificativo Nazionale, altri 30 concessi ad attività commerciali tra artigiani, bar e ristoranti e 14 inseriti nel piano delle alienazioni senza essere ancora venduti.

Per la consigliera il nodo della questione va oltre la semplice distribuzione del patrimonio: «Il punto non è soltanto quanti immobili siano stati destinati agli affitti turistici. Il punto è il principio. Montedomini è un ente pubblico, nato per perseguire finalità assistenziali e sostenere le persone più fragili, non per allontanarsi dalla propria missione istituzionale». Nannucci chiama poi in causa anche il ruolo del Comune di Firenze, sostenendo che il fatto di non esercitare una gestione diretta sull’ASP non escludesse un preciso obbligo di controllo. «Non basta sostenere che “non è una società partecipata” o che “non c’era un controllo diretto”. Montedomini è un ente pubblico vigilato e la vigilanza doveva essere concreta, costante ed efficace». Da qui la richiesta di chiarire eventuali responsabilità istituzionali: «Chi aveva il compito di controllare dovrà spiegare perché tutto questo è stato consentito e perché si interviene solo oggi, quando il caso è ormai esploso». Infine la consigliera invita a consultare la documentazione disponibile sul portale della trasparenza del Comune di Firenze, dove, nella sezione dedicata agli enti pubblici vigilati, sono riportati contributi, impegni di spesa, corrispettivi e compensi relativi a Montedomini, elementi che, secondo Nannucci, meritano un approfondimento pubblico e istituzionale.