Firenze Democratica accusa la giunta di aver evitato le risposte più scomode e, analizzando i contratti, sostiene che il patrimonio pubblico stia garantendo margini elevatissimi ai concessionari privati mentre Montedomini incassa canoni molto inferiori ai ricavi generati dalle strutture ricettive
L’affaire Montedomini continua ad alimentare lo scontro politico a Palazzo Vecchio. Nel mirino di Firenze Democratica finiscono ancora una volta la gestione degli immobili destinati al turismo e le mezze risposte fornite dalla giunta in Consiglio comunale, giudicate insufficienti e incapaci di chiarire i numerosi interrogativi sollevati dall’opposizione. I consiglieri Cecilia Del Re e Leonardo Calistri parlano apertamente di una risposta “lacunosa e insoddisfacente”, denunciando la mancanza di chiarimenti su aspetti ritenuti fondamentali della vicenda.
Secondo gli esponenti di Firenze Democratica, l’assessore avrebbe evitato di assumersi responsabilità dirette sulla composizione della commissione incaricata delle assegnazioni degli immobili, limitandosi a precisare che il rappresentante del Comune era una funzionaria della Direzione Servizi Sociali e aggiungendo che la stessa risultava assente nelle sedute in cui furono assegnati gli immobili di via Guelfa 81 e 83. Restano inoltre senza spiegazione, sostengono i consiglieri, la mancata pubblicazione delle graduatorie e delle aggiudicazioni sul sito istituzionale, il numero degli immobili alienati da Montedomini negli ultimi vent’anni e l’individuazione dell’ufficio comunale competente ad autorizzare tali operazioni. Nessun chiarimento sarebbe arrivato neppure sulla vicenda del CIN relativo all’immobile di via Guelfa 81, che Montedomini avrebbe dichiarato essere stato registrato a propria insaputa da un soggetto qualificatosi come conduttore, né sulla predisposizione di un contratto, nel 2025, che prevedeva un utilizzo extra-ricettivo quando, secondo Firenze Democratica, tale possibilità era già esclusa dalla normativa vigente.
In attesa dell’esito delle richieste di accesso agli atti presentate sia a Montedomini sia al Comune, l’opposizione afferma di aver acquisito autonomamente tre contratti di locazione ultranovennale riguardanti gli immobili di via Guelfa 83, via Guelfa 81 e via Guelfa 77, oltre alla documentazione progettuale relativa a via dell’Albero 10, ricostruendo così il quadro di quindici dei ventitré appartamenti immessi sul mercato turistico. Dall’analisi della documentazione emergerebbero, secondo Del Re e Calistri, elementi meritevoli di approfondimento. Gli immobili di via Guelfa 81 e via dell’Albero 10 risultano assegnati a una società riconducibile a due giovani di nazionalità marocchina, costituita nel 2023 con un capitale sociale di appena mille euro e con avvio dell’attività d’impresa formalizzato soltanto nel marzo 2025.
Diverso il caso degli immobili di via Guelfa 83 e 77, affidati a imprese differenti ma entrambe della provincia di Arezzo; una di queste, costituita nel 2023, avrebbe iniziato l’attività proprio nel dicembre 2024, in coincidenza con la stipula del contratto relativo ai nove immobili di via Guelfa 83. Sarebbe la stessa società che successivamente avrebbe subaffittato gli immobili a Limohome, possibilità espressamente contemplata nel contratto predisposto da Montedomini, che consentiva lo svolgimento dell’attività ricettiva anche tramite intermediari.
Ma è soprattutto il rapporto tra canoni corrisposti e ricavi stimati a rappresentare il fulcro dell’attacco politico. Secondo i calcoli elaborati da Firenze Democratica sulla base dei prezzi medi pubblicati online e dei livelli medi di occupazione delle camere, il complesso di via Guelfa 83 genererebbe oltre 47 mila euro di incassi mensili a fronte di un canone di appena 9 mila euro versato a Montedomini, con un margine pari a circa cinque volte il costo dell’affitto. Una dinamica che, sempre secondo l’opposizione, si ripeterebbe anche negli altri immobili, dove gli introiti dei privati supererebbero mediamente di quattro volte il canone riconosciuto all’ente pubblico.
A questo si aggiunge il meccanismo previsto nei contratti che consente agli aggiudicatari di recuperare attraverso lo scomputo dei canoni gli investimenti effettuati per i lavori di ristrutturazione: oltre 406 mila euro per via Guelfa 83, 130 mila euro per via Guelfa 81 e 50 mila euro per via Guelfa 77, con la conseguenza che in alcuni casi Montedomini non percepirebbe alcun canone per i primi tre o quattro anni di durata del contratto. Una scelta che Firenze Democratica considera difficilmente giustificabile sotto il profilo dell’interesse pubblico.
“A fronte di questa situazione, non comprendiamo perché Montedomini debba far fare una rendita così lauta ad un privato per contratti che hanno peraltro una durata anche molto lunga nel tempo. Starà ovviamente alle autorità competenti accertare la regolarità di tutto ciò, noi ci limitiamo a ribadire il nostro stigma verso l’uso di un patrimonio pubblico per turisti, con lauta rendita che ne ricava il privato, e chiediamo che si faccia chiarezza su quanto avvenuto, cambiando radicalmente rotta per il futuro”. Le accuse rappresentano, allo stato, la posizione politica di Firenze Democratica e chiamano in causa la gestione amministrativa di un patrimonio pubblico sempre più conteso tra finalità sociali e sfruttamento turistico. Una vicenda che, in assenza di risposte puntuali e di una piena trasparenza sugli atti, è destinata ad alimentare ulteriormente il confronto politico.

