TARI, l’ennesima stangata: bollette più alte per i fiorentini, utili milionari per i soci. E la sindaca? Ancora assente

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Ancora una volta il conto arriva ai cittadini. E, ancora una volta, Firenze sceglie la strada più semplice: aumentare la TARI

 

Il Consiglio comunale ha approvato il nuovo piano tariffario che porterà un incremento del 4,84% nel 2026, mentre il costo complessivo del servizio passerà da 129,6 milioni di euro nel 2025 a 135,8 milioni nel 2026, fino ad arrivare a 139,5 milioni nel 2027. Tradotto: quasi 10 milioni di euro in più in appena due anni. E se si guarda un po’ più indietro, il dato diventa ancora più significativo: dal 2020 il costo del servizio rifiuti è aumentato di circa il 27%. Una crescita impressionante che pesa sulle tasche di famiglie, pensionati e imprese, mentre il servizio continua a essere percepito da molti cittadini ben lontano dall’eccellenza promessa.

Ma c’è un altro dato che dovrebbe far riflettere. Per discutere e approvare una delle delibere economicamente più importanti dell’anno, quella che riguarda una tassa pagata da ogni famiglia fiorentina, la sindaca Sara Funaro non era in aula. È vero, la delibera è stata illustrata dalla vicesindaca e assessora all’Ambiente Paola Galgani, che ha spiegato le ragioni dell’aumento e difeso le scelte dell’amministrazione. Ma questo non cambia il punto politico: l’assenza della sindaca sta diventando una costante proprio durante i passaggi più delicati in Consiglio comunale. Su una decisione che incide direttamente sul bilancio di decine di migliaia di famiglie, sarebbe stato legittimo aspettarsi la presenza della prima cittadina, chiamata a metterci la faccia e ad assumersi personalmente la responsabilità di una scelta tanto pesante.

La motivazione ufficiale resta la stessa: l’aumento sarebbe conseguenza degli adeguamenti previsti dall’Autorità nazionale e degli investimenti necessari per incrementare la raccolta differenziata. Un ragionamento che può avere una sua logica, ma che racconta solo una parte della storia. Perché il vero nodo continua a essere quello che la politica toscana evita di affrontare da anni: la cronica mancanza di impianti per il trattamento dei rifiuti. Per decenni in Toscana si è preferito rinviare decisioni scomode, bloccando o rallentando la realizzazione degli impianti necessari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: costi di smaltimento più elevati, rifiuti spediti fuori regione e una gestione inevitabilmente più cara. E alla fine chi paga quelle scelte? Non chi le ha prese, ma i cittadini attraverso bollette sempre più pesanti.

Nel frattempo continua a essere celebrata la nascita della grande multiutility come il modello del futuro. Dovevano arrivare economie di scala, maggiore efficienza e risparmi per tutti. I cittadini, però, vedono soprattutto un’altra realtà: cassonetti spesso pieni, raccolta differenziata ben lontana dagli obiettivi più ambiziosi e bollette che continuano a salire.

E mentre le famiglie fanno i conti con l’ennesimo aumento, Plures distribuisce 34,4 milioni di euro di dividendi ai soci pubblici. È questo il punto che lascia molti contribuenti con l’amaro in bocca. Se il sistema è in grado di generare decine di milioni di utili, è legittimo chiedersi perché una parte di quelle risorse non venga destinata ad alleggerire la pressione fiscale o ad accelerare gli investimenti necessari per migliorare davvero il servizio. Il Comune di Firenze, che della multiutility è il principale azionista, non può limitarsi a sostenere che gli aumenti siano inevitabili. Le scelte industriali, gli indirizzi strategici e la distribuzione degli utili sono anche scelte politiche. Non esiste una barriera tra Palazzo Vecchio e la multiutility. Per questo diventa difficile spiegare ai cittadini perché, da una parte, si chiedano sacrifici sempre maggiori e, dall’altra, si stacchino assegni milionari ai soci pubblici.

La sensazione è che il cittadino sia diventato soprattutto il finanziatore di un sistema sempre più farraginoso, mentre il miglioramento del servizio continua a rimanere una promessa. La domanda finale, allora, è semplice e riguarda la fiducia prima ancora dei numeri. Dopo un 27% di aumento dei costi del servizio dal 2020, con altri rincari già programmati per il 2027, i fiorentini possono davvero dire di aver ricevuto un servizio migliore nella stessa proporzione? Se la risposta è no, allora il problema non è soltanto la TARI. È il modello di gestione costruito negli ultimi anni: un modello che continua a chiedere di più ai cittadini, mentre le responsabilità politiche sembrano sempre più difficili da trovare. E in una città in cui le famiglie sono chiamate a sostenere l’ennesimo aumento, l’assenza cronica della sindaca durante le discussioni più importanti rischia di trasmettere un messaggio ancora più negativo: quello di un’amministrazione che chiede sacrifici ai cittadini, ma evita accuratamente di confrontarsi direttamente con loro nei momenti più delicati.