Ora paghiamo anche l’assistente virtuale del Comune. Più di un dubbio sulla privacy

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Sinistra Progetto Comune: «Gira su server Usa in Irlanda. Sapere chi risponde, e chi ascolta, non è un tecnicismo: è la differenza fra una cittadinanza e un’utenza».

 

719mila euro di fondi europei per l’assistente virtuale del Comune. E dietro ci sono aziende italiane, ma anche colossi statunitensi delle vendite online e dell’intelligenza artificiale. A renderlo noto è Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, che dopo un’interrogazione depositata a giugno ha ricevuto risposta dalla Giunta il 4 agosto.

«FestinaLente è l’assistente virtuale del Comune di Firenze: si scrive una domanda in una finestra di chat e risponde un programma di intelligenza artificiale», spiega Palagi.

Al momento ha due utilizzi: cambio di residenza e altri servizi. Al numero 055055 rispondono ancora persone.

Dalla risposta della Giunta emergono 5 soggetti coinvolti: «Il servizio è gestito da SILFI, la società del Comune; è stato costruito da un’azienda italiana, su una piattaforma di un’altra azienda italiana; gira sul server di un’azienda specializzata nelle vendite on line, collocata in Irlanda; e la parte che genera le risposte è di una piattaforma che si occupa di intelligenza artificiale».

Il punto contestato da Palagi è la trasparenza. «Nell’informativa sulla privacy che il Comune pubblica sul proprio sito, però, non c’è nessuna di queste cinque aziende: c’è scritto soltanto “Privati (fornitore del servizio)”». 

Alla domanda se intendesse aggiornare il documento, la Giunta ha risposto che «va già bene così». Per Palagi non è un dettaglio: «Il nome della piattaforma è scritto in chiaro in una determina del Comune del 2 dicembre 2025, che ne mette a bilancio il canone annuale».

Il consigliere di Sinistra Progetto Comune rileva una contraddizione. «Il 14 maggio la Giunta ci aveva scritto che il Comune conserva per sei mesi le conversazioni e l’indirizzo IP. Il 4 agosto ha scritto che il servizio non chiede dati personali e che quindi, se le autorità statunitensi chiedessero di accedere a quelle informazioni, l’effetto sulla privacy sarebbe “pressoché nullo”».

«Non stiamo dicendo che qualcuno abbia mentito – precisa Palagi –. Diciamo che le due frasi non stanno insieme, perché l’indirizzo IP è un dato personale, e perché se davvero non ci fossero dati personali non servirebbero né l’informativa né la valutazione dei rischi che il Comune dichiara di aver fatto».

Per Palagi nemmeno la collocazione dei server in Irlanda basta. «Una legge statunitense del 2018 permette alle autorità americane di chiedere i dati alle aziende americane ovunque questi si trovino: conta la nazionalità dell’impresa, non il luogo dei server. E qui sono statunitensi sia chi ospita il servizio sia chi produce le risposte».

A sostegno cita un precedente: «Nel novembre 2025 un giudice federale di New York ha ordinato ad una società specializzata nell’intelligenza artificiale di consegnare venti milioni di conversazioni».

Ultima critica: la mancata trasparenza. «Un anno fa, con una delibera approvata dalla sola Giunta, il Comune si è dato un piano sull’intelligenza artificiale che prevede un elenco pubblico di tutti i sistemi che utilizza, con l’indicazione del livello di rischio e dell’azienda fornitrice. A nove mesi di distanza non ci risulta che esista».

Palagi riconosce però che qualcosa funziona: «Le valutazioni sui rischi sono state fatte, anche dove non erano obbligatorie, SILFI ha svolto test di sicurezza sull’assistente e le conversazioni vengono controllate a campione ogni settimana».

«Il problema non è un’irregolarità: è una scelta politica di cui nessuno ha discusso. La risposta stessa dice che la piattaforma può funzionare anche con programmi liberi installati su server europei: il ricorso a un’azienda statunitense non era obbligato».

Alla luce di ciò, Sinistra Progetto Comune chiede le valutazioni sui rischi, i contratti con le aziende, la scheda del servizio nell’elenco che il Comune deve pubblicare.

E deposita una mozione per impegnare la Giunta a:

  1. Scrivere i nomi delle aziende nell’informativa;
  2. Pubblicare l’elenco dei sistemi AI;
  3. Rivedere la valutazione del rischio ad ogni ampliamento del servizio;
  4. Avviare il passaggio a soluzioni europee;
  5. Garantire che al 055055 si possa sempre parlare con una persona.

«Sapere chi risponde, e chi ascolta, non è un tecnicismo: è la differenza fra una cittadinanza e un’utenza. Tutto questo merita una discussione politica», conclude.