La nuova tabella di marcia passa attraverso VAL4, progettazione e sette mesi di interventi, ma non chiarisce ancora tutti i passaggi amministrativi e contrattuali. Intanto i commercianti denunciano mesi di disagi e crescente esasperazione
La vicenda del Ponte da Verrazzano ormai non è più soltanto una questione di lavori, sicurezza e tempi. È diventata soprattutto una questione di credibilità. Perché ogni volta che l’amministrazione comunale è costretta a spiegare dove siamo arrivati, sembra che il calendario venga riscritto da capo. E l’intervista di Ferragosto dell’assessore alla Mobilità Andrea Giorgio a La Nazione Firenze ne è l’ennesima dimostrazione.
La nuova versione è rassicurante: niente demolizione del ponte, interventi per circa sette mesi, lavori preparatori al via a settembre, nessun problema per il finanziamento e tramvia in esercizio nell’estate 2027. Tutto apparentemente sotto controllo.
Peccato che gli atti e le dichiarazioni precedenti raccontino una storia decisamente meno lineare: per mesi i fiorentini hanno sentito parlare di fine lavori entro il 2026. Era il cronoprogramma raccontato pubblicamente dall’amministrazione. Nell’agosto 2025 Giorgio parlava ancora di tramvia completata entro la fine del 2026. A marzo 2026, mentre si attendeva la VAL4, si parlava ancora di conclusione sostanziale dei lavori nel 2026.
Oggi, invece, la formula è cambiata: non più fine lavori entro il 2026, ma messa in esercizio nell’estate 2027.
«Lo abbiamo detto dall’inizio», sostiene oggi Giorgio riferendosi all’estate 2027. No, assessore. Non è così. E gli atti e le dichiarazioni pubbliche dell’amministrazione lo dimostrano. Poi arriva la questione della VAL4. Giorgio sostiene che una valutazione di questo tipo si possa fare soltanto a ridosso dei cantieri. Una spiegazione utile, forse, a giustificare perché siamo arrivati a questo punto nel 2026, ma che non può essere trasformata in una necessità di legge se una prescrizione normativa di questo tipo non esiste. La VAL4 è una valutazione di sicurezza. Il Comune l’ha affidata nel febbraio 2026. Da allora si è dovuto attendere il suo esito per definire gli interventi necessari. E adesso, dopo mesi di attesa, l’assessore ci spiega che bisogna incontrare le imprese, condividere i risultati e «iniziare a progettare i lavori».
È proprio qui che la rassicurazione si scontra con la realtà. Perché se oggi bisogna ancora progettare gli interventi derivati dalla VAL4, è difficile raccontare il cantiere del ponte come se fosse semplicemente pronto a partire. Prima dei lavori strutturali servono progettazione, approvazioni, verifiche, validazione e un preciso inquadramento contrattuale. Si possono certamente anticipare lavorazioni preparatorie, ma non basta chiamarle così per cancellare i passaggi previsti dalle regole sugli appalti e sulla sicurezza.
E poi ci sono i sette mesi. Sette mesi da quando? Dalla prima lavorazione preparatoria? Dall’apertura effettiva del cantiere strutturale? Da quando sarà approvato e validato il progetto esecutivo? E soprattutto: sette mesi per arrivare a cosa? Perché dopo i lavori non compare magicamente un tram sui binari. Ci sono collaudi, verifiche, prove funzionali e pre-esercizio. La differenza tra «fine lavori» e «messa in esercizio» non è un dettaglio inventato dai giornalisti: è esattamente il punto sul quale l’amministrazione ha progressivamente spostato in avanti l’asticella.
Ma c’è un altro aspetto dell’intervista che racconta forse meglio di qualsiasi cronoprogramma il modo in cui questa amministrazione sta gestendo la vicenda: il rapporto con chi vive e lavora intorno al cantiere. I commercianti sono esasperati. Lo dicono apertamente. Parlano di disagi, difficoltà di accesso, clienti che non arrivano, problemi legati alla viabilità e a una situazione che si trascina da troppo tempo. E mentre l’assessore rivendica di avere parlato con le associazioni di categoria, dalla zona arriva una critica molto diversa: «I commercianti sono stanchi e arrabbiati». È una distanza che non può essere liquidata con la promessa di «recuperare i parcheggi» o con un nuovo piano di comunicazione. Perché un’amministrazione seria non comunica con i commercianti soltanto quando deve annunciare l’ennesima modifica della viabilità, ma li coinvolge prima, piega cosa succederà, quando succederà, quali saranno le fasi dei lavori, quali saranno gli accessi garantiti, quali parcheggi verranno persi e quali eventualmente recuperati.
Invece, anche in questa occasione, la sensazione è quella di un’amministrazione che comunica dall’alto e ascolta dal basso soltanto quando la protesta diventa troppo forte per essere ignorata. E questo è particolarmente grave perché per quei commercianti il problema è tenere il negozio aperto ogni mattina, con i clienti che devono poter arrivare. Sono mesi e mesi di cantieri, deviazioni, disagi e incertezze. Giorgio nell’intervista parla di «recuperare posti auto» e di «nuovi spazi e più decoro». Bene. Ma sarebbe interessante sapere perché queste soluzioni arrivino adesso, dopo che i commercianti hanno già manifestato tutta la loro esasperazione.
Serve sapere quando partiranno davvero i lavori sul Verrazzano, quando sarà approvato e validato il progetto esecutivo, quando scatteranno i sette mesi, quando finiranno, quando inizieranno i collaudi, quando partirà il pre-esercizio e quale sia oggi, ufficialmente, il termine vincolante per la piena funzionalità della 3.2.1.
E mentre l’assessore difende il nuovo calendario, dall’altra parte del ponte ci sono commercianti che non chiedono miracoli: chiedono semplicemente di essere informati, ascoltati e messi nelle condizioni di lavorare. Forse, prima di promettere l’estate 2027, sarebbe il caso di cominciare da lì.

