In un video-sopralluogo, Alberto Martini mostra il passaggio di un autobus e misura una larghezza di corsia di 2,51 metri contro i 2,75 minimi previsti dalle normative. Santarelli raccoglie la contestazione e chiede alla sindaca e all’assessore di chiarire «con massima urgenza» se il dettato normativo sia stato rispettato
Due sopralluoghi effettuati a poche ore di distanza, tre misure rilevate sul posto e una domanda che adesso passa direttamente dal confronto politico a quello tecnico: le nuove corsie di viale Matteotti, realizzate nell’ambito della trasformazione viaria collegata alla tramvia, rispettano effettivamente le prescrizioni del Codice della strada e sono adeguate al passaggio degli autobus?
È questo il tema sollevato da Alberto Martini di Aria Nuova per Firenze, attraverso due video diffusi sui social. Nel primo sopralluogo Martini parte proprio dalla larghezza delle nuove corsie e spiega che l’obiettivo è verificare se gli spazi siano sufficienti per la circolazione degli autobus e dei pullman. La misurazione viene effettuata, secondo quanto dichiarato nel video, «dal centro della striscia di mezzeria al centro della striscia». Il primo risultato è di 2,71 metri. La seconda corsia viene misurata in 2,77 metri. Martini interpreta inizialmente questi dati come una violazione della misura minima che dovrebbe essere garantita per il passaggio degli autobus. Sicuramente sono corsie estremamnte strette, ma la verifica normativa restituisce un quadro più articolato. L’articolo 140 del Regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della strada, DPR 495/1992, stabilisce che il modulo di corsia — definito come la distanza tra gli assi delle strisce che delimitano la corsia — debba essere scelto tra 2,75, 3,00, 3,25, 3,50 e 3,75 metri, in funzione della destinazione della corsia, del tipo di strada, dei veicoli in transito e della regolazione della circolazione. La norma non stabilisce quindi una soglia universale di 3,25 metri per tutte le corsie urbane percorse dagli autobus.
Ma è proprio qui che il secondo sopralluogo effettuato da Martini, poche ore dopo il primo, cambia radicalmente il peso della vicenda. Tornato su viale Matteotti, l’esponente di Aria Nuova effettua un terzo rilevamento. Nel video precisa il luogo e sottolinea che proprio in quel punto «passa l’autobus». Poi arriva la misura: 2,51 metri. «Due metri e cinquantuno centimetri. Due metri e cinquantuno centimetri. Siamo alla follia totale», commenta Martini.
Il dato assume un rilievo particolare perché 2,51 metri non è uno dei moduli ordinari indicati dal comma 1 dell’articolo 140. La norma contempla infatti 2,75 metri come valore ordinario minimo e scende a 2,50 metri soltanto in una specifica situazione: «Negli attestamenti delle intersezioni urbane il modulo di corsia può essere ridotto a 2,5 m», ma con una condizione precisa, cioè che «le corsie che adottano tale modulo non siano percorse dal trasporto pubblico o dal traffico pesante». È proprio questa clausola a rendere il rilevamento particolarmente significativo: se la misura di 2,51 metri fosse confermata con una verifica tecnica ufficiale, se fosse stata effettuata secondo il criterio previsto dall’articolo 140 e se il tratto interessato fosse una normale corsia di marcia percorsa dagli autobus, il Comune dovrebbe spiegare sulla base di quale previsione normativa sia stata realizzata o autorizzata una sezione di quella larghezza.
C’è poi un altro elemento che contribuisce a rendere la vicenda particolarmente interessante. I primi due rilevamenti, 2,71 e 2,77 metri, risultano sostanzialmente compatibili con la larghezza di 2,75 metri prevista dal progetto per le corsie di viale Matteotti. La documentazione progettuale della Linea 3.2.1 prevede infatti per il tratto una configurazione con corsie stradali di 2,75 metri, soluzione adottata all’interno di una sezione fortemente condizionata dalla ristrettezza del viale e dalla necessità di collocare la nuova infrastruttura tranviaria. Documentazione progettuale Linea 3.2.1 – Comune di Firenze In altre parole, le prime misure non sembrano raccontare una sorpresa rispetto al progetto: fotografano sostanzialmente ciò che era stato previsto sulla carta. Il terzo rilevamento, invece, introduce un’altra questione: se in un altro punto della stessa strada la corsia misura davvero 2,51 metri, quella geometria è stata prevista dal progetto oppure è una variazione rispetto alla sezione progettuale? E, soprattutto, quale norma ne giustificherebbe l’esistenza se quella corsia è percorsa dagli autobus?
È questa la domanda che ora acquista un peso politico. In un comunicato diffuso oggi, il consigliere Luca Santarelli, coordinatore del Gruppo Misto-Noi Moderati, scrive che Alberto Martini ha fatto emergere «un caso preoccupante» e riferisce che «le corsie di viale Matteotti hanno una larghezza che varia da 2.71 metri a 2.51 metri». Il secondo sopralluogo consente quindi di ricostruire l’origine di quel dato: non una correzione delle prime misurazioni, ma un ulteriore rilevamento effettuato in un punto diverso del viale. Santarelli richiama quindi proprio l’articolo 140 e chiede alla sindaca e all’assessore di esprimersi «con massima urgenza e senza indugio» sulla conformità della nuova viabilità.
È poi necessario distinguere due piani. Il primo riguarda la funzionalità: una corsia da 2,75 metri, a fronte di autobus che possono raggiungere una larghezza massima ordinaria di 2,55 metri ai sensi dell’articolo 61 del Codice della strada, lascia margini molto contenuti e rende comprensibile la preoccupazione sollevata nel video. Ma il fatto che un autobus occupi quasi tutta la corsia non significa, da solo, che quella corsia sia vietata o illegale. Il secondo piano riguarda invece la conformità geometrica e normativa. Qui il rilevamento da 2,51 metri merita un accertamento molto più puntuale. Se la misura fosse confermata e riguardasse effettivamente una corsia ordinaria percorsa dagli autobus, la domanda sulla compatibilità con l’articolo 140 sarebbe tutt’altro che pretestuosa. E a quel punto non basterebbe mostrare il progetto con le corsie da 2,75 metri: occorrerebbe spiegare perché sul terreno, in quel determinato punto, la misura risulta inferiore di 24 centimetri rispetto a quella progettuale.
Ed è proprio su quel numero che ora il Comune è chiamato a dare una risposta. Non una risposta politica, né una difesa generica della tramvia: una risposta fatta di misure, elaborati progettuali, classificazione della strada e riferimenti normativi. Perché a questo punto la questione non è stabilire chi abbia ragione tra Martini e Palazzo Vecchio, ma verificare se quei 2,51 metri esistano davvero, perché esistano e se una corsia di quella larghezza, nel punto indicato, possa legittimamente essere percorsa dagli autobus.


