Funaro sotto accusa, Bambagioni: «La riteniamo politicamente responsabile». In centro un immobile ogni 6 ai turisti? E Del Re svela nuove carte.
Affitti brevi, vendite di immobili e un fine sociale in ombra rispetto a scelte di mercato, legittime per un Ente vicino all’amministrazione. Sarà il giorno della verità sull’Asp Montedomini dopo un’estate di roventi polemiche? Intanto, Sara Funaro dovrà intervenire al Consiglio straordinario convocato per oggi e richiesto da tutte le minoranze in modo collaborativo e unitario. E proprio le opposizioni si fanno sentire.
«Gestione opaca e contraddittoria». Non usa mezzi termini il consigliere civico Paolo Bambagioni (Lista Schmidt). «Quanto emerso su Montedomini ha portato alla luce una gestione opaca e politicamente contraddittoria – dice Bambagioni al Corriere Fiorentino –. Ai cittadini si chiedono sacrifici e si impongono regole rigide sugli affitti brevi, che poi gli enti vicini all’amministrazione sono autorizzati a derogare. Per la giunta Funaro le contraddizioni sono oggettive. La riteniamo politicamente responsabile e le chiediamo quali iniziative intenda adottare per correggere la rotta. Dobbiamo chiarire se la gestione di Montedomini è un caso isolato o se è la punta di un iceberg di sistema di potere».
Cecilia Del Re (Firenze Democratica) ha messo agli atti nuovi documenti sull’immobile di via Guelfa 83. L’immobile, di proprietà dell’Asp Montedomini, sarebbe stato assegnato a una società che ne ha poi fatto un airbnb, nonostante pochi giorni prima l’ex sindaco Dario Nardella avesse annunciato lo stop ai nuovi affitti brevi in centro storico.
Del Re svela che nella commissione che ha assegnato l’immobile sedeva una funzionaria del Comune di Firenze. E cita il verbale del 13 giugno 2023, dove si legge un «apprezzamento per il progetto turistico perché il target della struttura sarà alto» e perché «arricchisce il complesso di un congruo numero di bagni igienici», nonostante il Comune avesse imposto una stretta sui frazionamenti già nel 2014.
Sempre secondo la ricostruzione riportata dal Corriere, la società aggiudicataria «era nata solo tre giorni prima della scadenza del bando e avviò l’attività solo successivamente, eppure nel verbale si parla di una società attiva al tempo della redazione della graduatoria».
A completare il quadro, la rivelazione di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): «Nel centro storico, in sei anni, non è stato ceduto niente: nessuna delle 11 vendite riguarda via Guelfa, piazza San Giovanni o via dell’Albero. Lì il patrimonio non si vende: si mette a reddito. È lo stesso perimetro in cui l’Azienda ha dichiarato 23 unità con codice identificativo nazionale, 12 attività ricettive e 11 locazioni brevi: sulle 103 unità a destinazione abitativa dell’elenco, si tratta di una casa ogni sei. Per noi la questione riguarda (“come un disco rotto”, per citare la Sindaca) l’indirizzo politico complessivo seguito negli anni. L’Azienda nel bilancio di previsione 2026 punta su “un’area immobiliare in grado di generare un’elevata redditività”. Tradotto: dove la casa costa poco si può vendere, dove rende molto si affitta anche a fine turistico? Sarebbe un assecondare l’estrattivismo urbano, con un patrimonio nato per l’assistenza».

