Montedomini, niente commissione d’inchiesta: il PD vota contro

Montedomini,_ext._21

Condividi sui social

Bocciata la proposta di verificare la gestione delle 23 unità immobiliari e il ruolo del Comune

 

La maggioranza guidata dal Partito Democratico ha respinto la proposta di istituire una commissione d’indagine su ASP Montedomini. La delibera 57, presentata dalle opposizioni, chiedeva di applicare l’articolo 30 del regolamento consiliare per verificare il ruolo esercitato dal Comune nella vigilanza sul patrimonio immobiliare dell’ente.

Al centro della richiesta c’erano, in particolare, le 23 unità immobiliari di proprietà di Montedomini, la gestione degli affitti brevi e la vicenda legata all’immobile di via Guelfa 81. L’obiettivo dichiarato dalle opposizioni era quello di ricostruire attraverso gli atti e la documentazione disponibile se e come il Comune avesse esercitato le proprie funzioni di controllo.

La proposta non è però passata. La maggioranza ha votato contro la commissione, ritenendo sostanzialmente concluso il confronto politico sulla vicenda. Una posizione che ha suscitato la reazione delle opposizioni, che invece consideravano proprio una commissione d’inchiesta lo strumento più appropriato per fare piena chiarezza sulla gestione del patrimonio e sui rapporti tra Comune e ASP Montedomini.

Nel corso del dibattito, il capogruppo del PD Milani ha sostenuto che «il caso politicamente è chiuso», mentre il consigliere Balli ha contestato quella che ha definito una particolare insistenza sul tema. Dall’altra parte, Alberto Locchi ha difeso la necessità di procedere a una verifica istituzionale, sottolineando l’importanza di esaminare gli atti prima di considerare definitivamente chiusa la questione.

Per Massimo Sabatini, la bocciatura della commissione si inserisce inoltre in una serie di precedenti nei quali la maggioranza  ha limitato il ricorso agli strumenti di controllo consiliare, citando anche le vicende del Cubo Nero e dello Stadio.

Chi governa nell’interesse pubblico non dovrebbe temere le verifiche: dovrebbe essere il primo a pretenderle. Il PD fiorentino ha invece scelto di bocciare, con 14 voti contrari, la commissione d’indagine. Una scelta politica legittima, certo, ma che lascia una domanda tutt’altro che secondaria: se non c’era nulla da nascondere, perché impedire un ulteriore controllo istituzionale?

La commissione non avrebbe emesso sentenze né formulato condanne: avrebbe esaminato gli atti, ricostruito i fatti e verificato il ruolo del Comune. La maggioranza ha deciso che non fosse necessario farlo. Ma bocciare una commissione non significa far scomparire le domande che l’avevano resa necessaria.