Il nostro Paese perde Mariella Bergamini, una persona straordinaria. Una protagonista silenziosa della solidarietà che ha salvato oltre cento vite, ma non la sua
Uno, due, tre… dieci, trenta, cinquanta, cento… Sto contando, ma sono almeno cento persone, sconosciute nel mondo che devono dirti grazie per sempre.
Oltre cento vite salvate ogni giorno, nel silenzio.
Quando smettevi i vestiti normali da dipendente pubblica, ti trasformavi in un “corriere della vita”, come carinamente ci hanno ribattezzato.
E quasi nessuno lo sapeva. Nemmeno sul tuo pianerottolo.
Noi siamo così.
Facciamo senza bisogno di strombazzarlo. Facciamo perché sappiamo che donarsi agli altri è un grande dono che facciamo a noi stessi.
Grazie ai bravissimi colleghi Luca Boldrini e Jacopo Storni che ieri, sul Corriere della Sera e su La Nazione, sono riusciti a renderti il doveroso omaggio cara Mariella. Per me è molto più difficile e non solo perché non ho la loro penna.
Per me Mariella eri qualcosa di più.
Eri una figura di straordinaria umanità, una donna che ha fatto onore a Firenze e all’Italia nel mondo.
Eri una “sorella nucleare”, come uno dei nostri più entusiasti colleghi volontari definisce noi corrieri del Nucleo Operativo di Protezione Civile Logistica dei Trapianti.
Personalmente, essendo una decana dell’organizzazione, ho avuto il piacere e la fortuna di condividere con te Mariella molti anni di questo cammino in giro per il mondo, ogni giorno, silenziosamente. Non te l’ho mai detto e oggi me ne pento, ma eri speciale.
Molti di noi, essendo liberi professionisti o pensionati, avevano più tempo libero. Invece tu, dipendente pubblica, utilizzavi i tuoi giorni di ferie non per andare a prendere il sole al mare o per fare trekking in montagna, ma per girare il mondo, visitare centri di donazione e ospedali per tentare di salvare ogni volta una vita.
Mariella eri luce. Eri, pardon non mi riesce usare il passato, sei un sorriso permanente sempre stampato sul volto, e non per convenienza.
Sei un sorriso spontaneo che ti coinvolge e ti conquista e che ti fa tornare l’allegria anche nei giorni più bui.
Ricordo che anche quando ci incontravamo e ci scambiavamo opinioni per affrontare le criticità di alcune missioni, trovavi sempre una soluzione saggia e giusta, ma, soprattutto, rassicurante. E sempre con il sorriso più vero e genuino stampato sul tuo bellissimo volto.
Per qualsiasi cosa qualcuno avesse bisogno, tu c’eri.
L’amica ideale che ognuno di noi vorrebbe avere e non perché la sfortuna della vita, dopo la dolorosa perdita del tuo amato fratello Luca alcuni anni fa, ti avesse lasciata sola al mondo insieme ai stuoi adorati gatti.
Mariella, non eri sola. Anzi.
Credo che oggi tu lo abbia capito, quando a salutarti hai avuto intorno a te un mondo di umanità a cui avevi dato tanto.
Gli occhi lucidi dei tanti colleghi dipendenti del Comune di Firenze con cui per trent’anni avevi condiviso scrivania e quotidianità; le alte uniformi del Ministero della Difesa commosse davanti al tuo feretro che, anche se ti conoscevano da poco, hanno avuto il tempo di apprezzarti.
E poi i tantissimi a cui hai cambiato la vita. In meglio.
Tutti coloro che, grazie al tuo prezioso e paziente lavoro di formatrice, oggi hanno un lavoro stabile, una serenità, una famiglia, erano lì a dirti grazie. Come lo erano alcuni donatori, in rappresentanza di quelle associazioni che a te devono tanto, oltre cento vite salvate.
Mariella, com’è beffardo, davvero, il destino.
Tu che di vite ne hai salvate più di cento, andando in ogni angolo del mondo per prendere in carico e proteggere fra le tue mani quelle preziose cellule staminali, capaci di salvare la vita di un malato, non sei riuscita a salvare la tua.
Com’è davvero beffardo.
E penso inevitabilmente a quando, non troppo tempo fa, ci siamo incrociati nella sala operativa del “nostro” Nucleo Operativo.
Io ero lì a prendere frigo e i documenti di viaggio per una missione che mi apprestavo a fare e tu, con il tuo solito sorriso incoraggiante, mi dicesti: “appena sto meglio, riparto anch’io”.
Mariella, sei partita davvero. E questa volta senza il frigo termico con cui si raccoglie e si custodisce una vita.
Questa volta non avevi documenti di viaggio. Non avevi una missione salvavita da compiere. Non dovevi attraversare il mondo per portare la speranza a qualcuno.
Mariella, e adesso come facciamo?
Come facciamo senza il tuo sorriso? Come facciamo senza quella tua capacità di esserci sempre.
D trovare una soluzione a qualsiasi questione, di rassicurare tutti anche quando eri tu ad avere bisogno di essere rassicurata?
Come facciamo senza la nostra “sorella nucleare”?
Adesso non so ma forse faremo quello che ci hai insegnato tu.
Continueremo a partire. Continueremo a portare la vita. Continueremo a esserci e ogni volta che prenderemo in mano quel frigo termico, ogni volta che saliremo su aereo, correremo in un opsedale, ogni volta che qualcuno ci dirà grazie perché siamo riusciti ad arrivare in tempo, una parte di quel grazie sarà anche tua.
Perché tu, Mariella, non hai soltanto salvato più di cento vite. Hai insegnato a tutti noi che la vita degli altri può diventare la nostra missione e questa è un’eredità che non morirà.
Buon viaggio, Mariella. La tua ultima missione è appena cominciata.


