Dopo la nostra richiesta di accesso agli atti, ARPAT ha trasmesso copiosa documentazione via PEC. La nostra risposta: bene l’intervento sull’azienda agricola, ma servono le analisi private che indicano acqua inquinata prima dell’azienda.
Comunichiamo che ARPAT ci ha finalmente fornito copiosa documentazione, da noi richiesta nell’ambito del nostro approfondimento sul nuovo impianto di trasporto delle acque di scarico (in salita) Barberino Tavarnelle.
Insieme ad un professionista di fiducia del nostro team, abbiamo letto, analizzato e compreso quanto trasmessoci.
Primo dato: i documenti evidenziano l’importanza del lavoro svolto a tutela dei cittadini. E confermano che il macroproblema legato alla presenza dell’azienda agricola è stato affrontato e risolto.
È quanto abbiamo messo nero su bianco nella nostra risposta ad ARPAT: «Egregi signori, abbiamo ricevuto e analizzato quanto trasmessoci. I documenti evidenziano l’importanza del Vostro lavoro a tutela dei cittadini. Sicuramente, avete risolto il macroproblema causato dall’azienda agricola».
Resta però un secondo punto, che era il timore segnalatoci da più fonti locali e che ora trova un primo ma sostanziale riscontro nelle carte.
Nei documenti ARPAT si fa riferimento a una comunicazione dell’azienda agricola stessa, che dichiara di aver commissionato analisi a un laboratorio privato – verosimilmente pH srl di Sambuca Val di Pesa – e nella risposta dell’Agenzia si accenna al fatto che proprio quei campionamenti privati avrebbero evidenziato acqua inquinata a monte dell’azienda.
In altre parole: l’inquinamento non partiva dall’azienda, ma arrivava da monte.
È un passaggio cruciale: se l’acqua è già compromessa a monte, il problema è più ampio.
Per questo, nella stessa PEC, abbiamo chiesto ad ARPAT due informazioni precise: «Vi chiediamo se avete fatto verifiche e vi chiediamo di inviarci le stesse ed anche le analisi prodotte dall’azienda agricola».
Vogliamo vedere quelle analisi private, vogliamo capire se ARPAT le ha verificate con propri campionamenti e con quali esiti.
Come sempre, il nostro lavoro giornalistico non è contro qualcuno, ma per la trasparenza. ARPAT ha fatto la sua parte sul caso specifico e lo riconosciamo. Ora serve chiudere il cerchio sull’origine e sulla presenza attuale dell’inquinamento.
Restiamo in attesa della documentazione integrativa e, come di consueto, pubblicheremo tutti gli atti.

