Matteo Chelli chiede conto delle spese e delle responsabilità, mentre l’assessore Paulesu parla di oltre 100mila euro solo per la pulizia. Sullo sfondo restano gli alloggi da recuperare, le morosità e una situazione accumulata negli anni
Via della Chimera. Dopo lo sgombero, resta soprattutto una domanda: chi pagherà il conto di vent’anni di degrado? È questo il punto sul quale Matteo Chelli (FdI) torna ad attaccare l’amministrazione. Nel confronto in aula con l’assessore Paulesu non si è arrivati a quantificare il preventivo definitivo per la bonifica e la pulizia dell’area esterna, anche se l’assessore ha informato che la spesa dovrebbe superare i 100mila euro. E soprattutto, non è stato ancora chiarito se il costo ricadrà sulla collettività o potrà essere addebitato ai privati responsabili. Un’incertezza che pesa, perché la vicenda non si esaurisce nella pulizia dell’area. Gli alloggi dovranno essere recuperati e il Comune ha annunciato un intervento di riqualificazione dei sei fabbricati, destinandoli in futuro all’edilizia residenziale sociale. La questione economica, quindi, è tutt’altro che marginale.
Ma Chelli mette sul tavolo anche un secondo problema: che cosa accadrà alle persone sgomberate? Gli ex occupanti sono stati trasferiti in strutture di prima accoglienza, mentre i servizi sociali dovranno individuare percorsi individuali. È lo stesso schema annunciato dall’amministrazione dopo lo sgombero.Ed è proprio qui che arriva la critica più dura di Chelli. «Dopo che per venti anni […] il Comune non è riuscito a far comprendere a queste persone» che l’accumulo di rifiuti non poteva essere tollerato, sostiene il consigliere, «ecco che arriva il premio: si riparte da capo». Il rischio, secondo FdI, è che lo sgombero risolva il problema di via della Chimera senza affrontare fino in fondo quello che lo ha prodotto.
Se garantire assistenza a persone fragili e minori è un dovere dell’amministrazione, altrettanto doveroso è stabilire regole chiare, verificare che vengano rispettate e impedire che una situazione di degrado possa protrarsi per anni. Anche lo stesso Comune, mesi prima dello sgombero, aveva parlato della necessità di intervenire contemporaneamente su legalità, rispetto delle regole, vulnerabilità sociale e tutela ambientale. E allora la domanda più scomoda diventa un’altra: perché si è dovuto arrivare fino a questo punto? Se oggi servono oltre 100mila euro soltanto per la pulizia dell’area e centinaia di migliaia di euro per recuperare gli immobili, sarebbe importante capire quali controlli siano stati effettuati negli anni e perché non si sia riusciti a intervenire prima.
Il Comune parla di un risultato atteso da tempo e di una situazione finalmente superata, con la prospettiva di restituire i sei alloggi alla città come patrimonio di edilizia residenziale sociale. Chelli, al contrario, definisce la vicenda «un disastro».
Tra queste due letture resta una questione molto concreta: via della Chimera oggi viene ripulita e gli immobili verranno recuperati. Ma quanto costerà tutto questo ai fiorentini e, soprattutto, quali garanzie ci sono perché tra qualche anno non ci si ritrovi a discutere dello stesso problema da un’altra parte?


