Caditoie bloccate e strade allagate: a Firenze la manutenzione diventa un miraggio, ma per Palazzo Vecchio la colpa è sempre del clima

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In Consiglio comunale Masi (5S) torna a denunciare pozzetti sporchi e mai adeguatamente puliti. La risposta dell’amministrazione punta su crisi climatica, monitoraggio e interventi straordinari. Ma resta la domanda: chi deve pulire le migliaia di caditoie perennemente intasate a giro per la città?

 

A Firenze ormai abbiamo scoperto una nuova frontiera della manutenzione pubblica: non serve pulire le caditoie, basta monitorarle. Lo abbiamo capito oggi in Consiglio comunale, dove il consigliere capogruppo Masi (M5S) ha riportato per l’ennesima volta una questione vecchia di anni: pozzetti pieni, sporchi e mai adeguatamente puliti.

La risposta della vicesindaca e assessore all’ambiente Galgani è arrivata puntuale: crisi climatica, eventi meteorologici sempre più intensi, monitoraggio, 55 punti sensibili, circa 100 interventi straordinari, trincee drenanti, sperimentazioni e confronto con altre città. Manca solo una cosa: spiegare perché i pozzetti segnalati da anni siano ancora intasati, quando non addirittura “murati” da strati di polvere, terra e detriti.

Perché questa è la parte curiosamente sfuggita alla risposta. Non stiamo parlando di prevedere il prossimo uragano. Non stiamo parlando di rifare tutta la rete fognaria. E nemmeno di convincere la crisi climatica a piovere meno. Stiamo parlando di togliere lo sporco da una caditoia. E se quella caditoia viene segnalata in Consiglio comunale, presa in carico dagli uffici e dopo un anno è ancora nelle stesse condizioni, qualcuno dovrebbe avere la cortesia di spiegare dove si è inceppato il meccanismo. Masi, bisogna riconoscerlo, è stato persino troppo diplomatico: “bisogna prendere qualcuno per le orecchie”.

Noi cittadini, invece, una domanda ce la facciamo da tempo: ma chi deve pulirle, queste benedette caditoie? Perché nel frattempo basta un temporale e l’acqua entra nei negozi, come è successo a Piazza della Calza. I commercianti pagano i danni, chiudono l’attività, chiamano l’assicurazione. E Palazzo Vecchio può sempre spiegare che “ha piovuto tanto”.

Una formula perfetta: funziona con tutto. Piove? Crisi climatica. Si allaga? Evento eccezionale. La caditoia è piena da anni? Monitoraggio. Non è ancora stata pulita? Intervento in corso. E se il problema resta? Servono nuove sperimentazioni. Nel frattempo, però, la caditoia rimane lì. Piena. E questa è forse la cosa più irritante: dopo anni di governo della città e dopo anni di competenze amministrative sull’ambiente, ci troviamo ancora a discutere delle stesse identiche cose.

Noi cittadini delle zone citate da Masi — e di tutte le altre strade fiorentine dove la situazione non è certo diversa — non abbiamo bisogno di un altro elenco di attività “messe in campo”. Abbiamo bisogno che qualcuno faccia il proprio lavoro. Perché la crisi climatica potrà anche spiegare perché piove in modo più intenso. Non può spiegare perché una caditoia segnalata da anni continui a essere piena. Quello, purtroppo, si chiama semplicemente mancata manutenzione.

E dopo anni di promesse, monitoraggi e rassicurazioni, chiamarla ancora “emergenza” comincia a sembrare soltanto un modo elegante per prenderci in giro.