Fino al 4 ottobre Firenze torna a essere una delle capitali internazionali dell’arte e dell’antiquariato.
Le sale di Palazzo Corsini ospiteranno la XXXIV edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (BIAF), con circa ottanta espositori selezionati, italiani e stranieri. Un appuntamento che, dal 1959, rappresenta un punto di riferimento per collezionisti, studiosi, direttori di museo, antiquari e appassionati provenienti da tutto il mondo.
Quella del 2026 sarà la prima edizione sotto la guida del nuovo segretario generale Bruno Botticelli, presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia. La manifestazione si presenta con l’ambizione di rafforzare la propria vocazione internazionale e, nello stesso tempo, il legame con Firenze e con le sue istituzioni culturali.
Parlare oggi di antiquariato, tuttavia, significa andare oltre il mercato e la sua pur necessaria dimensione commerciale. Significa parlare di conoscenza, ricerca, tutela e, soprattutto, trasmissione della memoria.
Il mestiere dell’antiquario tra esperienza e innovazione
L’antiquario svolge un ruolo particolare nel mondo dell’arte: ricerca le opere, ne ricostruisce la storia, ne interpreta il significato e contribuisce alla loro conservazione e circolazione. Dietro ogni dipinto, scultura, mobile o oggetto d’arte esiste un percorso fatto di collezioni, passaggi di proprietà, studi, attribuzioni e, talvolta, riscoperte.
Sotto questo profilo, la XXXIV edizione assume un significato particolare. La tradizione dell’antiquariato è oggi chiamata a confrontarsi con una società profondamente cambiata, con la digitalizzazione, con nuovi strumenti di ricerca e comunicazione e con le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale.
Rimangono però centrali valori che nessuna innovazione può sostituire: l’esperienza, la conoscenza diretta dell’opera, la capacità di riconoscere la qualità e quella particolare sensibilità che nasce soltanto da anni di studio e di frequentazione degli oggetti. È proprio nel dialogo tra tradizione e innovazione che si colloca una delle questioni più interessanti per il futuro del settore.
Dal continuo confronto tra oggetto, documento, storia e ricerca possono emergere nuove interpretazioni e nuove scoperte. Dietro ogni opera presentata a Palazzo Corsini c’è lo studio dell’antiquario con l’attribuzione, la provenienza, il confronto con lavori dello stesso autore oppure un documento d’archivio capace di risalire la storia dell’oggetto d’arte. La Biennale diventa così non solo un grande appuntamento del mercato internazionale, ma anche un luogo di conoscenza nel quale il lavoro dell’antiquario incontra quello dello storico dell’arte, del restauratore e del museo.
Opere, riscoperte e vicende attributive
Tra le opere annunciate spicca un raro desco da parto del 1486, presentato dalla Galleria Frascione e attribuito a Giovanni di ser Giovanni, detto lo Scheggia, fratello di Masaccio. Eseguito a tempera e oro su tavola, con un diametro di circa 63 centimetri, il dipinto raffigura le tre età dell’uomo: l’infanzia, la maturità e la vecchiaia. Inoltre, sono presenti nel desco gli stemmi delle famiglie Alamanni e Capponi. Nato come oggetto augurale legato alla nascita, il desco unisce funzione domestica, valore simbolico e raffinatezza pittorica, restituendo un frammento della vita e della cultura figurativa della Firenze rinascimentale.
Particolarmente significativa è anche la vicenda del Maggio, o Apollo, di Antonio Novelli, grande scultura in marmo apuano eseguita intorno al 1628-1630 per il ciclo dei Mesi e delle Stagioni destinato ai Giardini del Lussemburgo a Parigi, su commissione di Maria de’ Medici. A lungo riferita a Michelangelo, l’opera è stata ricondotta a Novelli dagli studi più recenti e sarà presentata da Botticelli Antichità. È un caso esemplare di come la storia di un’opera possa mutare attraverso il confronto critico, la ricerca documentaria e una più attenta lettura stilistica.
La galleria Matteo Salamon annuncia inoltre un dipinto di Canaletto che, secondo la presentazione della galleria, arricchisce il catalogo dell’artista. Maurizio Nobile Fine Art propone invece una selezione dal Seicento al Novecento italiano, comprendente dipinti, disegni e sculture e caratterizzata da significativi ritrovamenti inediti. Sono esempi che mostrano quanto la fiera sia anche un osservatorio privilegiato sull’attività di studio svolta dalle gallerie.
Michelangelo e il progetto per San Lorenzo
Accanto alle opere proposte dagli espositori, nel Salone del Trono di Palazzo Corsini sarà presentato un eccezionale documento proveniente da Casa Buonarroti: il Progetto per la facciata della Basilica di San Lorenzo di Michelangelo, commissionato da papa Leone X e mai realizzato.
Il foglio riporta idealmente il visitatore al momento stesso dell’elaborazione progettuale. In esso l’architettura non è un semplice fondale, ma un organismo concepito per accogliere la scultura e costruire un dialogo unitario tra spazio, forma e rappresentazione. L’esposizione consente inoltre di richiamare l’attenzione sulla conservazione delle opere su carta: il delicato intervento sul disegno sarà sostenuto dalla Fondazione CR Firenze e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure.
La circolazione internazionale dei beni culturali
Alla dimensione storico-artistica si affianca una questione ormai imprescindibile: la circolazione internazionale delle opere d’arte. Un’opera può attraversare epoche, collezioni e Paesi diversi. Il mercato dell’arte è internazionale per sua natura, ma proprio per questo deve confrontarsi con un articolato sistema di norme finalizzate alla tutela del patrimonio culturale.
Il tema sarà affrontato sabato 3 ottobre, dalle ore 17 alle 19, nella tavola rotonda L’antiquariato tra tradizione e innovazione, introdotta da Maria Chiara Donnini, vicepresidente dell’Associazione Amici del Museo Stibbert. L’avvocato Giuseppe Caglia, del Foro di Firenze, interverrà sulla circolazione internazionale dei beni culturali, richiamando alcuni dei principali strumenti di tutela: la Convenzione dell’Aia del 1954, relativa alla protezione dei beni culturali nei conflitti armati; la Convenzione UNESCO del 1970, contro l’importazione, l’esportazione e il trasferimento illecito della proprietà dei beni culturali; e la Convenzione UNIDROIT del 1995, dedicata alla restituzione dei beni rubati o illecitamente esportati.
La riflessione toccherà anche il tema del ritorno dei beni culturali nei Paesi d’origine, attraverso casi emblematici come quello delle sculture del Partenone conservate al British Museum. Particolare attenzione sarà riservata al celebre Diamante Fiorentino, gemma gialla di 137,27 carati appartenuta ai Medici e successivamente agli Asburgo-Lorena, ritenuta perduta per oltre un secolo e la cui sopravvivenza in un caveau canadese è stata resa pubblica nel 2025. Il diamante figura nell’allegato del 1740 al Patto di Famiglia di Anna Maria Luisa de’ Medici: una circostanza che riapre interrogativi storici e giuridici sulla sua possibile restituzione alla Toscana.
L’intervento metterà così in luce il difficile equilibrio tra libera circolazione, tutela dell’identità culturale e aspirazione dei territori a recuperare i beni legati alla propria storia. Sono questioni che riguardano da vicino antiquari e collezionisti: la provenienza, la documentazione, le autorizzazioni all’esportazione e le differenti legislazioni nazionali costituiscono oggi elementi essenziali di un mercato chiamato a conciliare la libertà degli scambi con la protezione del patrimonio.
La presenza di una riflessione giuridica all’interno della Biennale assume quindi un valore particolare: ricorda che l’opera d’arte non è soltanto un bene economico, ma un oggetto portatore di storia, identità e memoria.
L’intelligenza artificiale al servizio della conoscenza
Nel corso della stessa tavola rotonda, Lorenzo Sciadini, autore di Empatia aumentata e coordinatore dei corsi della scuola di intelligenza artificiale promossa a Firenze da Fondazione CR Firenze, Nana Bianca e Base Digitale, affronterà con dimostrazioni pratiche le applicazioni dell’intelligenza artificiale al mondo dell’arte e dell’antiquariato.
L’intelligenza artificiale può offrire nuovi strumenti per organizzare archivi, confrontare immagini, interrogare grandi quantità di dati, ricostruire provenienze e facilitare la comunicazione. Non può tuttavia sostituire l’occhio, l’esperienza e la responsabilità critica dello studioso o dell’antiquario. Il suo valore risiede piuttosto nella capacità di ampliare le possibilità della ricerca, purché venga utilizzata con metodo, consapevolezza e verifica delle fonti. Il pubblico potrà partecipare liberamente all’incontro e al confronto.
I libri: strumenti di studio e di approfondimento
Nel programma della Biennale trovano ampio spazio anche i libri, con presentazioni e occasioni di discussione dedicate alla storia dell’arte, al collezionismo e al mestiere del conoscitore. Tra i titoli annunciati figurano Scritti di Storia dell’Arte in onore di Angelo Tartuferi; Il mestiere del conoscitore. Caravaggio; Copie, repliche ed edizioni nella storia dell’arte; La bella pittura di gran macchia, e rilievo; Francesco Ruschi e l’Abundantia barocca; La pala d’altare dipinta nel Regno di Napoli. 1443-1530; Collezionare cultura e Il nome della cosa.
Il libro rimane infatti uno strumento fondamentale per chi si occupa di arte e antiquariato. Monografie, cataloghi e studi storici permettono di approfondire la conoscenza delle opere, ricostruirne il contesto e aprire nuovi percorsi di ricerca. Presentare e recensire pubblicazioni dedicate all’arte significa ampliare il significato stesso della Biennale: non soltanto luogo nel quale le opere vengono esposte e acquistate, ma occasione di confronto culturale e diffusione della conoscenza.
In un tempo nel quale le informazioni viaggiano con straordinaria rapidità attraverso gli strumenti digitali, il libro conserva una funzione essenziale: quella dell’approfondimento, della riflessione e della sedimentazione del sapere.
L’antico come responsabilità verso il futuro
L’antiquariato, quando è sostenuto dalla ricerca, dall’esperienza e dalla conoscenza, non rappresenta semplicemente ciò che appartiene al passato: è uno dei modi attraverso i quali il passato continua a parlare al presente e può essere trasmesso al futuro.
La sfida più interessante dell’antiquariato contemporaneo è forse proprio questa: conservare senza immobilizzare e innovare senza perdere la conoscenza del passato. Firenze, città nella quale la storia dell’arte e quella del collezionismo sono profondamente intrecciate, rappresenta il luogo ideale per questo confronto. Palazzo Corsini, affacciato sull’Arno, torna così a essere non soltanto la splendida cornice della Biennale, ma un luogo nel quale opere, documenti, libri, studiosi, antiquari e collezionisti possono incontrarsi e interrogarsi sul futuro.

