Ancora un rogo nella filiera dello smaltimento dei rifiuti in Toscana. In diverse province è stata sospesa la raccolta del multimateriale, mentre cresce la preoccupazione di ARPAT per i fumi e i possibili rischi di contaminazione ambientale
C’è forte preoccupazione a Pontedera e dintorni, dove l’incendio divampato la sera di due giorni fa all’Ecoacciai non risulta ancora domato.
Tutto è iniziato intorno alle 21 di lunedì nell’area industriale di Gello e, da quel momento, le operazioni dei vigili del fuoco proseguono senza interruzioni.
Le fiamme, altissime e visibili anche dalla Fi-Pi-Li, hanno interessato un ingente quantitativo di materiale ferroso, comprese numerose carcasse di automobili.
Mentre gli instancabili vigili del fuoco sono ancora al lavoro e la politica sembra più interessata a come alimentare Plures, il «Frankenstein» creato dalle amministrazioni della Piana, le ricadute indirette dell’incendio coinvolgono anche le province di Firenze, Prato e Pistoia.
Qui resta sospesa la raccolta del multimateriale — plastica, imballaggi e vetro — a causa della chiusura precauzionale dell’impianto Revet, impossibilitato a ricevere i rifiuti.
L’ultimo aggiornamento dei vigili del fuoco segnala anche l’attivazione dei droni del nucleo SAPR (Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto), utilizzati per monitorare dall’alto l’evoluzione dell’incendio. Le immagini aeree consentono di individuare le zone ancora interessate dalle fiamme e di indirizzare con maggiore precisione le lance antincendio delle squadre impegnate a terra.
Il rogo si è sviluppato in un’area di stoccaggio e, tra i materiali coinvolti nella combustione, figurano anche componenti automobilistici contenenti plastica e altri residui.
Una circostanza che rende particolarmente importante il monitoraggio delle emissioni prodotte dall’incendio. È proprio la dispersione dei fumi a rappresentare uno degli aspetti più delicati per la salute pubblica.
I tecnici di Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, sono intervenuti ieri, martedì 27 ottobre, per effettuare le prime verifiche e valutare le possibili conseguenze sull’ambiente, anche sulla base delle condizioni meteorologiche e dei dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio.
Da una prima valutazione, Arpat fa sapere che i fumi si sono diretti prevalentemente verso ovest-nord-ovest. Le aree potenzialmente più interessate dalle ricadute sono state individuate in una fascia che si estende fino a circa 1.500 metri dal luogo dell’incendio, nella direzione prevalente di trasporto dei fumi, e in un’area con un raggio di circa 500 metri attorno allo stabilimento.
Quest’ultima delimitazione tiene conto della possibilità che, in presenza di venti deboli, le sostanze si disperdano anche nelle immediate vicinanze. Si tratta, precisa Arpat, di una valutazione previsionale e non della conferma di un’avvenuta contaminazione.
Le indicazioni, specifica l’Agenzia nella propria nota, serviranno a individuare eventuali punti nei quali effettuare campionamenti ambientali, anche attraverso il prelievo di ortaggi a foglia larga, che possono trattenere le sostanze depositate dall’atmosfera.
Le analisi saranno indirizzate alla ricerca di metalli, diossine e furani, oltre che di idrocarburi policiclici aromatici: sostanze che possono essere associate a determinati processi di combustione.
Al momento non sono ancora disponibili risultati analitici che consentano di quantificare un eventuale inquinamento dei terreni o delle coltivazioni.
Una notizia positiva riguarda invece le acque utilizzate durante le operazioni di spegnimento. Secondo quanto accertato dai tecnici ARPAT, l’acqua impiegata dai vigili del fuoco è stata correttamente convogliata in una vasca di raccolta e sarà successivamente smaltita come rifiuto liquido.
In attesa di ulteriori riscontri, a Pontedera, dove la preoccupazione resta elevata, sono in vigore le misure precauzionali introdotte con un’ordinanza del sindaco, che interessa l’intero territorio comunale.
Le disposizioni invitano a tenere chiuse porte e finestre, limitare le uscite e disattivare gli impianti di ventilazione e condizionamento che prelevano aria dall’esterno. Si raccomanda inoltre di evitare l’attività fisica intensa all’aperto e di rinviare gli eventi che prevedono assembramenti negli spazi esterni. Anche scuole e aziende sono chiamate a ridurre le attività all’aperto.
È inoltre vietato consumare ortaggi coltivati all’aperto, soprattutto quelli a foglia larga, fino a nuove indicazioni. Per frutta e verdura si raccomanda un lavaggio accurato con abbondante acqua.
Per pulire balconi e terrazzi è preferibile utilizzare acqua, evitando scope o altri strumenti che possano sollevare polveri. Gli animali domestici e da cortile dovrebbero essere tenuti, per quanto possibile, al chiuso, proteggendo anche il loro cibo e l’acqua da eventuali depositi di particelle.
Le misure sono state adottate in via cautelativa, in attesa degli esiti degli accertamenti ambientali di Arpat e dell’Asl Toscana nord ovest. Ma la paura, nel frattempo, resta.
L’incendio ha provocato anche un effetto a catena sul sistema regionale di gestione dei rifiuti. Il Comune di Pontedera, con un’apposita ordinanza, ha infatti disposto la chiusura precauzionale dell’impianto Revet, situato nella stessa zona industriale.
La struttura, fondamentale per il trattamento degli imballaggi raccolti in Toscana, non può al momento riprendere le attività. La riapertura è prevista per il 29 ottobre, salvo ulteriori disposizioni.
La sospensione delle attività si ripercuote così sulla raccolta del multimateriale in diverse province, mostrando quanto un singolo episodio possa incidere su una filiera che coinvolge territori e servizi ben oltre l’area direttamente interessata dall’incendio.
Nella speranza che le fiamme vengano domate al più presto e che non si registrino conseguenze rilevanti per la salute pubblica, resta aperta la domanda al centro del nostro approfondimento di un paio di mesi fa: cosa sta succedendo nella filiera dei rifiuti in Toscana?

