Il capogruppo de L’Alternativa C’è presenta una integrazione all’esposto in Corte dei Conti e Procura e spara a zero sull’accordo in capigruppo per rinviare il Consiglio straordinario: «Destra e sinistra a braccetto per evitare il confronto».
Doppio affondo di Jonathan Targetti, capogruppo de L’Alternativa C’è in Consiglio comunale a Prato, sulla vicenda dei depuratori e della multiutility. Da un lato la partita patrimoniale della cessione di Gida ad Alia, oggi Plures S.p.A., dall’altro la partita politica del Consiglio straordinario annullato.
Sul primo fronte, Targetti annuncia una integrazione all’esposto del scorso sulla cessione di Gida, la società che gestisce i depuratori di Baciacavallo e Calice. L’integrazione sarà trasmessa alla Procura regionale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Prato.
Al centro c’è il nodo della proprietà dei beni. «Le convenzioni tra Comune e Gida stabiliscono che gli impianti, le opere e le migliorie appartengono al Comune e che, alla fine della gestione, gli vanno restituiti senza alcun indennizzo», ricorda Targetti.
Un nodo che era già stato sollevato nel 2007. «Un parere legale chiesto dalla stessa Gida e indirizzato al Comune, quello dell’avvocato Mauro Giovannelli, scriveva che nel bilancio di Gida erano iscritte opere sicuramente di proprietà del Comune», spiega il consigliere. «Tra queste c’erano le opere dell’accordo di programma del 2004, per oltre 14 milioni di euro, che secondo il parere non possono essere ritenute di proprietà della Gida, quanto piuttosto del Comune di Prato».
Un parere che raccomandava di rettificare il bilancio. Rettifica che, secondo quanto emerso dall’accesso agli atti, non sarebbe mai avvenuta. «Dai documenti avuti con l’accesso agli atti questo non risulta mai avvenuto: gli uffici comunicano che le verifiche sono ancora in corso», denuncia Targetti. «Anche l’Autorità Idrica Toscana, nel calcolare il valore degli impianti, ha escluso dal bilancio di Gida una rivalutazione di terreni del 2008 da 3,9 milioni».
Il tema diventa economico nel 2024, quando il prezzo di Gida viene fissato sul suo patrimonio netto contabile, 13,45 milioni di euro. Allo stesso prezzo per azione, Confindustria Toscana Nord ha venduto il suo 45% ad Alia per circa 6 milioni in contanti, mentre il Comune ha ricevuto azioni Alia.
«La domanda è semplice», attacca Targetti. «Se nel patrimonio di Gida erano conteggiati beni del Comune, quel valore è finito nel prezzo pagato agli industriali. Per ogni milione di beni comunali rimasto nel bilancio di Gida, circa 450 mila euro sono andati al socio privato. Il Comune, poi, si è visto riconoscere in azioni il valore di beni che, secondo le convenzioni, erano già suoi. Il Comune aveva il dovere di fare l’inventario dei propri beni prima di approvare l’operazione. Non l’ha fatto in diciassette anni e non l’ha fatto nemmeno nel 2024».
L’integrazione all’esposto segnala anche altri due elementi ritenuti critici: «Il primo è che la perizia presupponeva che Gida gestisse i depuratori senza limiti di tempo, mentre il passaggio del servizio a Publiacqua era già avviato e citato nella stessa delibera comunale», mentre «il secondo è che il credito del Comune per le rate dei mutui dei depuratori è stato rateizzato senza interessi né garanzie, e a maggio 2026 non era ancora saldato del tutto».
«Non spetta a noi stabilire se ci sia un danno erariale e non accusiamo nessuno», precisa Targetti. «Abbiamo portato documenti e chiesto alle Procure di acquisire quelli che al consigliere comunale non sono stati dati per comprendere se quei beni non erano del Comune. E sarà anche molto facile dimostrarlo. Se lo erano, i pratesi hanno diritto di saperlo e il Comune ha il dovere di recuperarli».
Il secondo affondo è tutto politico e riguarda la conferenza dei capigruppo di oggi sul Consiglio straordinario annullato su Plures e riconvocato.
«Nella conferenza dei capigruppo di oggi si è consumato l’ennesimo accordo bipartisan sulle spalle dei pratesi», denuncia Targetti. «La maggioranza, PD, AVS, Orgoglio per Prato e Lista Biffoni, e il centrodestra, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale, hanno trovato l’intesa sul Consiglio comunale straordinario annullato su Plures. L’Alternativa C’è è stato l’unico gruppo a dire no».
Secondo il capogruppo l’accordo prevede di discutere qualche argomento nel Consiglio ordinario di giovedì 5 novembre e di rimandare l’eventuale seduta straordinaria a quando i vertici dell’azienda saranno rinnovati.
«Sui giornali fingono di litigare, ma quando c’è da decidere davvero destra e sinistra vanno a braccetto», attacca Targetti. «Il presidente Sbolgi ha concesso di discutere qualche argomento nel Consiglio ordinario di giovedì 5 novembre e di rimandare l’eventuale seduta straordinaria a quando i vertici dell’azienda saranno rinnovati. È un’operazione inaccettabile, tanto più che ad oggi non c’è ancora una data ufficiale per l’assemblea dei soci di Plures che dovrà nominare i nuovi vertici. Significa rinviare il confronto a data da destinarsi. Il Consiglio straordinario è una prerogativa del Consiglio comunale, era stato richiesto regolarmente con le firme dei consiglieri ed è stato annullato senza una motivazione reale. Confrontarsi con i nuovi vertici sulle scelte di quelli attuali non ha alcun senso».
Al centro della richiesta di confronto, i vertici attuali e le loro scelte: «Irace, Perra e Ciolini devono venire in Consiglio comunale e rispondere davanti ai cittadini delle loro scelte, a partire dal ricorso al TAR contro lo stesso Comune di Prato e contro gli altri Comuni soci. Invece fuggono dal confronto democratico, e capiamo il perché: c’è da spiegare un indebitamento di quasi 1,2 miliardi di euro, e c’è da spiegare una TARI che a Prato è aumentata complessivamente del 20% in quattro anni».
Poi l’affondo politico più duro: «Biffoni e la sua maggioranza proteggono i vertici di Plures. Il PD e i suoi alleati non ci stupiscono: da tempo hanno impoverito e svilito il ruolo del Consiglio comunale e dei consiglieri eletti. Ci amareggia invece profondamente che il centrodestra, e Fratelli d’Italia in particolare, si presti a questo teatrino. Viene spontaneo chiedersi se dietro ci sia un accordo quadro nazionale: un posto in più a Fratelli d’Italia nel nuovo CdA di Plures, in cambio di un posto in più al PD in qualche altra partecipata, magari in Acea o altrove in Italia. Su partite così importanti, evidentemente, è meglio non pestarsi i piedi».
La chiusura è netta: «Noi a quei tavoli non ci sediamo, perché quei tavoli andrebbero ribaltati. Sono tavoli imbanditi dove si spartiscono le grandi aziende e le grandi partite, mentre i cittadini pagano il conto di governance inadeguate: aziende indebitate senza sapere chi ripagherà quel debito, un territorio senza impianti e senza prospettive, tariffe sempre più alte, strade sempre più sporche. Siamo costretti a prendere le distanze da questi accordi e ci riserviamo l’opportunità di rivolgerci alla Prefettura per far valere i diritti dei consiglieri e far rispettare i regolamenti».

