È in corso, mentre scriviamo, il corteo dello sciopero generale di operai e studenti, che all’ultimo, ci hanno informati stamani La Repubblica Firenze e il Corriere Fiorentino, non senza la reiterazione degli allarmi sicurezza tramite La Nazione Firenze, ha dovuto cambiare itinerario escludendo il centro dalla sua tratta ma confermando un’intenzione a «bloccare tutto». La stessa che sembra avere il Comitato Salviamo Firenze nei confronti delle attività dell’ASP Montedomini, l’esposto in Procura contro il quale è stato adesso integrato dalla segnalazione di «altre anomalie» nella «gestione del patrimonio», concernenti nella fattispecie tre società assegnatarie che potrebbero, secondo la ricostruzione pervenuta dalle tre testate succitate insieme al Tirreno Firenze, aver goduto di particolari privilegi in quanto «amiche». Al contempo, però, il Corriere Fiorentino dà conto di 5.000 famiglie di lavoratori per le quali «la casa a Firenze è diventata inaccessibile», poiché «i costi dell’affitto sono alti e i salari non aumentano», al contrario delle domande per gli alloggi ERP, e tale quadro viene esemplificato, su La Nazione Firenze, dalla storia di una lavoratrice calabrese che, pur dovendo convivere con la sorella per dividere l’affitto, è dovuta tornare nella sua terra d’origine. Non solo affitti: all’antivigilia dell’accensione dei riscaldamenti centralizzati l’attenzione si focalizza tutta sull’aumento delle bollette, calcolandosi un rincaro medio di 270€ a nucleo familiare e un’impennata dei costi del gas e della corrente del 21.1% e 18.8% rispettivamente, in confronto all’anno scorso. Nei condomini si sta disputando una «lotta tra due linee» riguardo ai termosifoni, fra «chi vuole riscaldarsi e chi guarda al portafoglio»: la finestra di accensione degli impianti va dal 1° novembre al 15 aprile, per un massimo di dodici ore al giorno tra le 5 e le 23. In pratica, il trentennio e passa di speculazioni sulla Romania di Ceauşescu ha visto avverarsi alla lettera ogni suo scenario in una delle principali città italiane, ma senza comunismo e senza Ceauşescu, e soprattutto senza le tutele e le protezioni sociali che lo Stato balcanico offriva ai suoi cittadini prima del 1989. Problemi che tuttavia non sembra avere, a conferma di ciò, l’appartamento di via del Pesciolino 15 e specialmente i suoi occupanti abusivi, alla testa dei quali si trova il figlio tossicodipendente del 75enne precedente proprietario dell’appartamento, che ha dovuto rivolgersi alla sindachessa, al prefetto, alla Questura e all’assessore alle Politiche Sociali per far sgomberare la casa e prendere in carico il 40enne, con una PEC rimasta ancora, a quanto si legge sempre su La Nazione Firenze, senza risposta, e aggiungendo il particolare di un incendio già scoppiato in passato nella cucina a causa dei molteplici allacci illegali. Per analoghe questioni di sicurezza, ma pubbliche, La Repubblica Firenze e il Corriere Fiorentino telegrafano che la prefetto, su sollecitazione del sottosegretario Molteni, sta valutando l’inserimento di San Jacopino nella «zona rossa» in cui inviare maggiori contingenti di vigilanti e forze dell’ordine. Nel limbo anche il confronto dell’amministrazione coi tassisti, dal quale però è preliminarmente uscito un blocco dell’aumento delle tariffe dei taxi fino all’anno prossimo, mettendo al centro un miglioramento del servizio. Il collega di partito dell’assessore Vicini, rappresentante della prima al tavolo istituzionale, ovvero Filippo Ferraro, pressato dall’indignazione popolare ha indirizzato una lettera di scuse all’Ordine degli Avvocati per l’incitamento al boicottaggio dei suoi associati impegnati nella convalida delle firme delle petizioni anti-ecocidio. Maldestre, tardive e ipocrite, l’esclusione degli esercenti anch’essi bersaglio di detto incitamento non è passata inosservata all’occhio attento dei consiglieri di Fratelli d’Italia, Lista Schmidt, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, che tuttavia non chiedono, come invece è ormai doveroso e irrinunciabile, le sue dimissioni immediate per la sua indegnità morale di cui ormai abbiamo fin troppe prove. (JCM)

