Montedomini: da residenza per anziani a fabbrica di affitti brevi

Montedomini

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Tre casi, dodici documenti e un modello che si ripete: rialzi da 1,66 euro, ditte di fiducia e contratti non consegnati. L’analisi de La Firenze che Vorrei sui documenti di Salviamo Firenze.

 

C’è un filo che lega tre vicende apparentemente lontane: una gara per un alloggio in via Maccari aggiudicata per 13,50 euro di differenza a una ditta indicata come “di fiducia” dell’amministratore di condominio, una bancarella di caldarroste di Piazza Stazione che apre due unità per affitti brevi nella centralissima via Faenza 38, e una Srl da 10.000 euro che avvia un cantiere da 120.000 euro in un palazzo vincolato in via Faenza 44 e pochi mesi dopo risulta in scioglimento.

Quel filo si chiama A.S.P. Montedomini, l’azienda pubblica di servizi alla persona del Comune di Firenze.

Il Comitato Salviamo Firenze ha protocollato 12 documenti ufficiali. Li abbiamo letti integralmente. Ecco cosa è documentato e cosa resta da chiarire.

 

Via Maccari 103: la gara da 13,50 euro

 

Il 16 luglio 2026, in via de’ Malcontenti 6, si apre la gara per via Maccari 103. Il verbale è agli atti. Base 625 euro. Due offerte: Chicco di Grano Cooperativa 700 euro, D’Amico Costruzioni 713,50 euro. Vince D’Amico per 13,50 euro. Verbale firmato da Presidente e Direttore Generale in unica seduta di due ore, senza convocazione dei concorrenti all’apertura.

Fin qui procedura formalmente valida, ma opaca. Il contesto emerge dopo.

Il 20 luglio 2026 lo Studio Paggetti, amministratore del condominio di via Maccari 103, invia ai condomini una circolare in cui indica D’Amico come “ditta di fiducia dell’amministratore”.

Il 2 settembre 2026 emerge una fattura della stessa D’Amico a Chicco di Grano: 183 euro per “intervento urgente sostituzione galleggiante wc” in via Maccari 103 eseguito il 27/06/2026, 19 giorni prima della gara.

Il dato oggettivo: la vincitrice aveva lavorato nello stesso stabile, poco prima, per conto della concorrente che poi ha battuto, in un condominio dove è indicata come ditta di riferimento. Non prova un illecito, ma configura una situazione di prossimità e potenziale conflitto di interessi che avrebbe meritato una commissione terza e una verifica più approfondita. Resta da acquisire il Regolamento gare di Montedomini per capire se la commissione di due interni sia consentita per importi sotto soglia. Grati di un riscontro sul punto da parte di Montedomini.

 

Via Faenza 38: dal commercio ambulante all’affitto turistico

 

È il caso emerso dagli accessi agli atti dei consiglieri Del Re e Palagi. Su 30 immobili che sui portali risultano turistici, Montedomini ne ha rendicontati 7.

Per via Faenza 38, secondo quanto comunicato da Montedomini in risposta all’accesso agli atti, base 1.150 euro, aggiudicazione con rialzo di 1,66 euro, contratto del 23/10/2023 contenente clausola che definisce la “finalità turistica come motivo essenziale”. Clausola scritta 21 giorni dopo l’adozione della variante comunale che bloccava nuovi affitti brevi (02/10/2023).

E chi è l’aggiudicatario? Visura camerale del 04/09/2026: Antonio Snc di Padula Rita e C., attività prevalente “commercio su aree pubbliche a posto fisso di generi alimentari”, con posteggi in Piazza Stazione, Piazza Pitti, via Calimala. L’oggetto sociale prevede però anche attività immobiliare e affitto di beni immobili, quindi la sublocazione è formalmente compresa, anche se pare essere incoerente con il core business di un’attività ambulante.

La stessa visura attesta l’apertura di due unità locali in via Faenza 38: il 15/06/2022 per sublocazione e il 01/12/2023 per affittacamere al secondo piano. In pulsantiera risultano due CIN turistici attivi.

Dall’elenco ufficiale dei sostenitori di Firenze Futura, associazione che ha sostenuto la campagna di Sara Funaro, risulta che Antonio Snc ha effettuato una donazione di 4.000 euro il 19/06/2024 (cinque giorni prima il decisivo ballottaggio). La donazione è legale, tracciata e pubblica. Non vi è agli atti alcun elemento che colleghi la donazione all’aggiudicazione del 2023, avvenuta un anno prima. Il dato è rilevante sul piano dell’opportunità politica e della trasparenza, non sul piano penale, e va letto come tale.

Resta da acquisire: bando integrale cod. 237 e 238 e contratto di Faenza 38, per verificare se l’uso turistico fosse già previsto nel bando o sia stato introdotto solo in contratto, come sostenuto da Palagi.

 

Via Faenza 44: il cantiere da 120.000 euro senza contratto agli atti

 

È il caso più delicato perché il contratto Montedomini-Back In non è stato consegnato in risposta agli accessi agli atti, come segnalato da Del Re e Palagi.

Agli atti ci sono: foto del cartello di cantiere del 19/07/2026 con Notifica Preliminare N. 48017431025 del 27/09/2024, via Faenza 44, restauro unità residenziale bene tutelato ex Dlgs 42/04, importo 120.000 euro, committente Back In srl. E pratica edilizia 2024/17628 del 25/11/2024 per “interventi interni ed esterni di restauro conservativo con riqualificazione impiantistica di DUE unità immobiliari”, definita il 19/12/2024, intestatari Montedomini e Back In.

Chi è Back In? Visura del 28/10/2026: Pisa via Frascani 24, capitale 10.000 euro, 1 addetto, attività prevalente affittacamere, in scioglimento dal 04/05/2026, quindi dopo l’avvio del cantiere.

Non è possibile, allo stato, affermare che i costi siano stati scomputati dal canone: le determine di Montedomini prevedono in generale tale possibilità, ma senza il contratto di Faenza 44 non si può verificare. Allo stesso modo, la rimozione del cartello fotografata il 26/10/2026 può corrispondere alla fine lavori (140 giorni da settembre) e non a un occultamento.

Qui il punto è procedurale: perché un immobile vincolato con cantiere da 120.000 euro e SCIA per due unità non è tra i contratti consegnati? È il documento che va chiesto con priorità e che Montedomini dovrebbe consegnare immediatamente.

 

Cosa emerge davvero

 

I 12 documenti non provano, da soli, reati. Descrivono però un modello gestionale ricorrente e documentato: gare con unico partecipante o con differenze minime (13,50 euro, 1,66 euro); rialzi simbolici che formalizzano l’assenza di concorrenza; gestori formalmente abilitati ma sottocapitalizzati; conversione di patrimonio popolare in ricettivo turistico con clausole che blindano tale uso; ristrutturazioni importanti su beni vincolati; mancata consegna di contratti e pareri legali richiesti da consiglieri comunali.

A questo punto, è fondamentale chiedere a Montedomini: pubblicazione integrale dei bandi, dei contratti (compresi Faenza 44 e Faenza 38), delle SCIA e del parere legale da 3.000 euro citato da Del Re per via Guelfa 83 e via Faenza 44, e verifica del Regolamento gare di Montedomini.

Montedomini è un patrimonio pubblico nato per l’assistenza. La trasparenza totale è (dovrebbe essere) l’unico modo per difenderlo.