di Filippo Boretti (architetto)
Marcello Veneziani, venerdì 30 ottobre su La Verità, contesta la favola della politica come scontro fra Bene e Male. Le etichette non garantiscono qualità degli uomini, credibilità delle proposte, capacità di governare. Il bersaglio principale è la sinistra, ma Veneziani riconosce lo stesso vizio anche a destra.
Ed è questa la parte che il centrodestra toscano dovrebbe leggere due volte. Penso alla destra a trazione donzelliana.
La mia impressione è che abbia confuso la prevalenza sugli alleati con un diritto di proprietà sull’opposizione. Quando Forza Italia e Lega perdono capacità di iniziativa, Fratelli d’Italia può illudersi di rappresentare, da solo, conservatori, liberali, moderati e destra radicale. Ma la debolezza altrui non certifica la propria capacità politica. Si può dominare una coalizione e restare incapaci di allargarla.
Il centro non si occupa per diritto di successione.
Si conquista riconoscendo culture, competenze e persone che non accettano di ridursi a comparse. Una forza liberale non è una dependance della destra maggiore; un interlocutore civico non è un alleato in attesa di obbedire.
Chi pretende di rappresentarli senza ascoltarli prepara lo spazio per nuove concorrenze.
La Toscana richiede qualcosa di più della contrapposizione identitaria. Il potere si esercita nei Comuni e in Regione, ma anche attraverso società partecipate, servizi pubblici e relazioni con il sistema economico e cooperativo. Gridare contro il PD non basta a contendere questo sistema: occorre entrare nel merito di bilanci, nomine, tariffe, investimenti e risultati. Il confronto istituzionale è legittimo, il compromesso può essere utile. Ma chi siede a un tavolo deve spiegare quali interessi rappresenta, che cosa propone e che cosa ottiene. L’opposizione si misura sulla capacità di rendere controllabili e contendibili le decisioni, anche quando partecipare al confronto risulta più comodo che contestarne gli esiti.
Le sfide di Vannacci e Futuro Nazionale, di Paolo Bambagioni a Firenze e di Jonathan Targetti con L’Alternativa c’è a Prato sono diverse per storia e orientamento. Non formano un fronte unico. Pongono però una domanda comune: chi ha stabilito che l’opposizione al PD a Firenze e a Prato, ma per estensione in Toscana, debba avere un solo titolare?
Ed è qui che la destra donzelliana sembra oggi andare in profonda crisi. In tilt.
Sa confrontarsi anche con chi le contende l’opposizione? Sa riconoscere una proposta utile quando arriva da fuori? Oppure considera ogni autonomia un’invasione di campo?
Da liberale di centrodestra, vorrei che questa concorrenza fosse presa sul serio. Liquidarla come disturbo significa sottrarsi al confronto. Servono partiti aperti, competenze e autonomia di giudizio. Il diritto di guidare un’alternativa va conquistato nelle città. Non lo conferiscono né il predominio sugli alleati né la pretesa di delegittimare le altre opposizioni.
Essere i padroni della propria minoranza non basta più.
In copertina: immagine satirica generata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

