La capogruppo di Firenze Democratica porta il caso in Consiglio comunale: tredici interventi, per 2,69 milioni, sono stati rinviati. Nel mirino anche la gestione degli studentati privati, con verifiche estive limitate a quattro strutture
La crisi degli studentati fiorentini ha due facce, entrambe riconducibili alle responsabilità del settore pubblico: da una parte residenze universitarie pubbliche che continuano a fare i conti con manutenzione carente e servizi inadeguati, dall’altra una gestione degli studentati privati sulla quale emergono interrogativi per la scarsità dei controlli. A mettere in fila numeri e criticità è Cecilia Del Re, capogruppo di Firenze Democratica, che ha portato la questione all’attenzione del Consiglio comunale con un question time. Il dato più significativo riguarda il bilancio 2025 del DSU Toscana, l’azienda regionale per il diritto allo studio universitario: secondo l’analisi dello stesso ente regionale, a fronte di 11,72 milioni di euro di investimenti programmati per il 2025, ne sono stati effettivamente realizzati appena 2,93 milioni, pari al 24,96%. In altre parole, quasi tre quarti degli interventi previsti non sono stati portati a compimento. E anche guardando agli investimenti programmati negli anni precedenti il quadro non cambia sostanzialmente: su 16,75 milioni di euro, nel corso del 2025 ne sono stati realizzati 7,52 milioni, pari al 44,87%.
Una difficoltà di attuazione che gli stessi uffici regionali avrebbero evidenziato, segnalando inoltre il rinvio alle annualità successive di 13 interventi per un valore complessivo di 2,69 milioni di euro. Per Del Re, dunque, non si può parlare soltanto di risorse insufficienti, ma anche di una macchina amministrativa che non riesce a trasformare gli stanziamenti in lavori e servizi concreti. Una situazione che a Firenze assume contorni particolarmente evidenti nelle residenze Calamandrei e Salvemini: nella prima gli studenti sono costretti a utilizzare docce installate nei container, mentre nella seconda gli impianti di condizionamento sarebbero fuori uso da anni. Condizioni difficili da conciliare con l’idea stessa di residenza universitaria e con il diritto allo studio, soprattutto in una città dove la disponibilità di camere sul mercato privato si riduce e i prezzi continuano a rappresentare un ostacolo per chi arriva per frequentare l’università.
La consigliera solleva anche una questione di distribuzione territoriale delle risorse, sostenendo che alle residenze fiorentine vengano destinati finanziamenti inferiori, in rapporto al numero delle strutture presenti, rispetto a quelli riservati a Pisa e Siena. Ma il question time non si è fermato alle condizioni degli alloggi pubblici. Del Re ha chiesto conto anche dei controlli sugli studentati privati effettuati durante l’estate, mettendo in discussione sia la loro estensione sia la coerenza delle decisioni assunte dall’amministrazione comunale. Al centro della contestazione c’è la proroga concessa lo scorso marzo dagli assessori all’Urbanistica e allo Sviluppo economico alle strutture interessate ad ampliare il periodo di apertura ai turisti, con possibilità di indicare tale attività fino al 30 aprile. Una decisione che, secondo la ricostruzione della consigliera, sarebbe stata successivamente smentita da una nota tecnica diffusa alla stampa durante l’estate.
Tra le situazioni sulle quali Del Re chiedeva verifiche c’era quella dello studentato di viale Spartaco Lavagnini, che aveva richiesto di svolgere attività turistica nei mesi di luglio e agosto. Ma non soltanto: nel mirino anche le strutture che, pur dichiarando di non utilizzare formalmente la finestra di apertura ai turisti, avrebbero proposto pacchetti speciali per studenti in visita a Firenze per motivi di vacanza, svolgendo di fatto un’attività assimilabile a quella di un ostello. Le risposte dell’amministrazione, su questi aspetti, non sarebbero arrivate. È arrivato invece l’esito dell’accesso agli atti presentato dalla consigliera sui controlli annunciati durante l’estate: le strutture effettivamente sottoposte a verifica sarebbero state soltanto quattro. Una delle quali, peraltro, era già stata oggetto di controlli e sanzioni dopo una precedente segnalazione e un altro accesso agli atti della stessa Del Re, perché avrebbe dichiarato di svolgere attività di casa per ferie durante tutto l’anno senza disporre della relativa destinazione d’uso.
Un numero che, secondo Firenze Democratica, lascia aperti interrogativi sulla reale efficacia dell’attività di vigilanza e sulla volontà di verificare il rispetto delle regole da parte di tutte le strutture presenti sul territorio. La conclusione della capogruppo è particolarmente severa: «Un quadro desolante che da una parte mostra il pubblico incapace di dare una risposta per posti letto dignitosi e accessibili; e dall’altra un pubblico che sulla base di norme non chiare prima rilascia proroghe a mezzo stampa, poi non si preoccupa di controllare l’effettiva attività svolta in tutte le strutture presenti sul territorio». Una denuncia che chiama in causa due livelli diversi dell’amministrazione: la Regione, responsabile della gestione del DSU e degli investimenti nelle residenze universitarie, e il Comune, chiamato a garantire chiarezza normativa e controlli sulle attività degli studentati privati. Nel mezzo rimangono gli studenti, stretti tra il costo crescente degli affitti, strutture pubbliche che non riescono a garantire condizioni adeguate e un sistema di vigilanza sul privato che, almeno stando ai dati riferiti da Del Re, appare tutt’altro che capillare.

