Al centro della polemica lo sciopero della fame di Patrizia De Grazia contro l’occupazione universitaria e a difesa del diritto allo studio e della libertà di opinione. Lorenzo Sibilla replica agli attacchi personali, difende la tesoriera dei Radicali Italiani e chiede le dimissioni dell’ex segretario da tutti gli incarichi attualmente ricoperti, sollecitando una presa di posizione dei vertici dei Giovani Democratici Toscano e Fiorentino.

C’è un limite oltre il quale il confronto politico lascia spazio alla provocazione personale e alla mancanza di rispetto. È quanto emerge dalla vicenda che mi vede coinvolto insieme a Patrizia De Grazia, Tesoriera dei Radicali Italiani, nelle polemiche con Simone Zetti, già segretario dei Giovani Democratici di Firenze e attualmente componente della Direzione regionale dei Giovani Democratici della Toscana.
Al centro della vicenda ci sono innanzitutto le dichiarazioni rivolte a Patrizia De Grazia, che ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro l’occupazione degli spazi universitari e chiedere che questa abbia fine, affinché venga restituita agli studenti la piena possibilità di frequentare le lezioni e usufruire regolarmente degli spazi universitari. La sua iniziativa intende inoltre richiamare l’attenzione sul diritto allo studio e sulla libertà di opinione, denunciando una situazione che ritiene incompatibile con il pluralismo e con i diritti di tutti gli studenti.
L’ex segretario ha ironizzato sulla sua scelta, sostenendo che lo sciopero della fame fosse uno strumento che i Radicali un tempo utilizzavano contro il potere e chiedendosi perché oggi fosse rivolto contro chi rappresenta la rabbia di chi non arriva a fine mese.
Ritengo che queste parole meritino una riflessione. Si può dissentire dalle modalità di una protesta, ma ridicolizzare il sacrificio personale di una donna che sta affrontando uno sciopero della fame per chiedere la fine di un’occupazione e il ripristino dei diritti degli studenti è un’altra cosa.
Ho avuto modo di sentire personalmente Patrizia De Grazia al telefono, ascoltando direttamente le sue ragioni e comprendendo quanto questo sciopero della fame, estremamente duro, stia mettendo a dura prova le sue condizioni fisiche e personali. Proprio per questo trovo particolarmente fuori luogo il tono utilizzato dall’esponente dei Giovani Democratici. Prima di ironizzare sul sacrificio di una persona, sarebbe opportuno avere almeno la sensibilità di conoscerne le motivazioni e comprendere la serietà della battaglia che sta portando avanti.
Per queste ragioni ritengo che debbano arrivare pubblicamente le scuse a Patrizia De Grazia, anche attraverso i canali social.
La polemica si è successivamente spostata sul piano personale. Dopo aver definito il dirigente una delle voci che contribuiscono a infangare il dibattito politico, mi sono ritrovato oggetto di un attacco nelle sue storie Instagram. Nel contenuto pubblicato ha ironizzato sulla mia precedente candidatura con i collettivi universitari, insinuando una mia incoerenza politica e parlando di una presunta candidatura con la destra.
A questo punto ritengo necessario ristabilire la verità: sono sempre stato una persona democratica, moderata e centrista. Anche durante la mia precedente militanza nel Partito Democratico ho mantenuto una posizione riformista, che continuo a rivendicare. Aver partecipato alla vita dei collettivi universitari non ha mai significato condividere occupazioni estremistiche, manifestazioni violente o iniziative che impedissero agli altri studenti di esercitare il proprio diritto allo studio.
Sono sempre stato contrario a qualsiasi forma di violenza e vandalismo. E, contrariamente a quanto insinuato, non mi sono mai candidato con la destra: sono e resto parte di una lista civica moderata e indipendente, legata a una figura di alto profilo istituzionale e culturale quale Eike Dieter Schmidt, già Direttore delle Gallerie degli Uffizi e attuale Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli. Un percorso civico e politico che rivendico con orgoglio e che non ho alcuna intenzione di giustificare davanti alle provocazioni altrui.
Voglio rivolgere all’ex segretario anche un’altra domanda: parlare della rabbia di chi non arriva a fine mese è legittimo, ma non è forse un privilegio poter lasciare la propria città e recarsi a Parigi per vestire i panni del «piccolo rivoluzionario», o meglio del sovversivo?
Vorrei ricordare ai lettori che proprio il dirigente ha partecipato a manifestazioni a Parigi, intervenendo anche sui social a sostegno delle mobilitazioni e delle proteste legate alle occupazioni. È proprio su questo punto che ritengo necessario un chiarimento: quali posizioni ha assunto pubblicamente rispetto agli episodi di vandalismo, alle vetrine distrutte, ai negozi danneggiati e alle devastazioni verificatesi durante quelle manifestazioni?
Non contesto il suo diritto di recarsi in Francia, né quello di partecipare a manifestazioni pacifiche: sono libertà che difendo anche quando riguardano persone con idee diametralmente opposte alle mie. Ma sostenere una mobilitazione non può significare giustificare indiscriminatamente ogni comportamento di chi vi prende parte. Mi aspetto quindi una posizione chiara e inequivocabile contro qualsiasi forma di violenza e devastazione.
Mi domando quale sia la coerenza di chi si erge a giudice delle battaglie altrui, ironizza sullo sciopero della fame di una persona che chiede la fine di un’occupazione universitaria e, contemporaneamente, sostiene sui propri canali social mobilitazioni caratterizzate da forti tensioni e contestazioni. Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma non può essere confuso con il diritto di danneggiare, vandalizzare o distruggere attività commerciali. La libertà di manifestazione va difesa sempre, mentre la violenza e la devastazione devono essere condannate senza doppi standard.

