Perché a essere ucciso fu un filosofo e non un gerarca?
Intellettuale, ministro al quale si devono gli ultimi baluardi culturali nella disastrata scuola italiana. Più solidi dei 6 politici e con buona pace di chi riduce l’educazione dei giovani alla preparazione tecnica. Aderente al Fascismo ma anche fautore di una «pacificazione degli animi» durante la pagina più buia della recente storia italiana. E per questo ucciso: ucciso per alimentare il caos.
Il successore di Gennaro Sangiuliano aveva proposto di intitolare non una strada, non una piazza, nemmeno una rotatoria, ma un indefinito «luogo pubblico» a Gentile. Poi ci si domanda perché con queste posizioni tiepide non prendano voti, nemmeno quelli di destra. Il Ministro della Cultura non è Marcello Veneziani e la proposta di Alessandro Giuli è finita nel dimenticatoio. Tuttavia, la figura di Gentile meriterebbe di essere conosciuta. E anche commemorata. Sine ira et studio. Anche a Firenze.
È importante approfondire il suo brutale omicidio visto che oggi si ripresenta in Italia il terrorismo rosso. Per ora solo nelle forme più controllabili come i tentativi di sabotaggio delle infrastrutture. Ci sarà un salto di qualità? Non è da escludere in assoluto.
L’omicidio di Giovanni Gentile è predittivo quella lunga scia di omicidi politici che sconvolgono l’Italia post-bellica. Il più noto, e tragico, quello di Moro, artefice di una straordinaria politica mediterranea. L’uccisione del filosofo, infatti, va letta dentro un disegno più ampio. In quel difficile frangente, Gentile predicava una pacificazione che avrebbe evitato molti lutti. L’opposto del disegno che il cultore dell’indirect approach – Winston Churchill – aveva per la penisola, per la quale – fin dal 1940 – aveva elaborato una “via spagnola”, una lunga guerra civile per sprofondare nel caos il «ventre molle». Faceva più paura chi lavorava alla fine della guerra civile.
Più che noti, del resto, i rapporti tra formazioni partigiane e servizi segreti angloamericani, particolarmente forti quelli tra partigiani comunisti e servizi. Nota, allo stesso modo, la vicinanza tra angloamericani e partigiani titini, nota come noti sono i rapporti tra americani e maoisti in Cina. Nota, ma non troppo, l’ostilità di Stalin – non a caso – verso entrambi.
È non meno importante notare che il terreno per l’omicidio di Giovanni Gentile è preparato attraverso una serie di campagne di disinformazione, segnatamente da Radio Londra e da Concetto Marchesi, un rettore “sovversivo” con importanti entrature a Berna. E non è il clima ostile, l’isolamento, propedeutico alla rimozione fisica dell’avversario? Non è questa una tecnica già vista? Non avviene, con mezzi diversi, anche oggi?
Quindi, se ancora non avrà una via intitolata, è bene che almeno abbia giustizia. E siano noti non solo i carnefici, ma anche i mandanti e i collaboratori.
In copertina: Wikimedia Commons (Giovanni Gentile e la Treccani)

