Andrea Giorgio, Instagram e i “like” al post su Carlo Giuliani. Ora il COISP attacca: “Si dimetta”

GERMOGLI PH 16 LUGLIO 2024 FIRENZE PRESSO IL SALONE DEI DUECENTO ANDREA GIORGIO ASSESSORE ALLA MOBILITA' E ALLA SICUREZZA

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Dopo la bufera per il post su Piazza Alimonda e Carlo Giuliani, il sindacato della Polizia di Stato COISP parla di “incompatibilità politica” di Giorgio con il ruolo di assessore alla Sicurezza

 

A chiedere le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza Andrea Giorgio non è questa volta l’opposizione politica, ma il COISP, il Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia, che in un duro comunicato parla apertamente di permanenza “politicamente incompatibile” con il ruolo ricoperto e invita la sindaca Sara Funaro a revocargli le deleghe alla Sicurezza e alla Polizia Municipale.

Il motivo è il post pubblicato dall’assessore sul proprio profilo Instagram, nel quale ha condiviso l’immagine della targa di Piazza Alimonda, a Genova, imbrattata con la scritta “Carlo Giuliani”, accompagnandola dalla frase: “Ora e per sempre”. Secondo il COISP, un assessore alla Sicurezza non può permettersi messaggi che possano essere interpretati come una presa di posizione su una delle pagine più controverse della storia recente italiana, tanto più considerando che il 20 luglio 2001 vide anche il violento assalto a un mezzo dei Carabinieri e gravissimi scontri di piazza.  Nel suo comunicato il sindacato sottolinea come chi ricopre quella delega rappresenti tutte le istituzioni e tutte le forze dell’ordine, comprese le donne e gli uomini della Polizia Municipale di Firenze, e debba quindi mantenere equilibrio, imparzialità e rispetto verso chi ogni giorno opera per garantire la sicurezza dei cittadini.

Il passaggio più pesante arriva nelle conclusioni. Per il COISP, infatti, la permanenza di Giorgio alla guida della Sicurezza appare ormai incompatibile con il ruolo istituzionale ricoperto. Da qui la richiesta alla sindaca Funaro di revocargli le deleghe oppure, in alternativa, che sia lo stesso assessore a rassegnare le dimissioni.

Andrea Giorgio non è soltanto assessore alla Mobilità: da questa legislatura ha ricevuto anche una delle deleghe più delicate dell’amministrazione comunale, quella alla Sicurezza, che richiede un rapporto di fiducia costante con le forze dell’ordine e con la Polizia Municipale. Ed è proprio questo il nodo politico. Un assessore alla Sicurezza è naturalmente libero di avere convinzioni personali e una propria storia politica. Tuttavia, quando esercita un incarico istituzionale, il piano personale dovrebbe lasciare spazio a quello istituzionale. È questo il principio richiamato dal COISP, secondo cui chi rappresenta il Comune deve evitare messaggi che possano essere percepiti come divisivi da coloro che è chiamato istituzionalmente a coordinare e sostenere.

Le critiche a Giorgio, peraltro, non nascono oggi. Negli ultimi mesi il suo operato è stato oggetto di numerose contestazioni da parte delle opposizioni su diversi fronti: dalla gestione della sicurezza urbana alle politiche della mobilità, passando per i disagi dei cantieri della tramvia, le tensioni con commercianti e residenti e le accuse di privilegiare un approccio fortemente ideologico rispetto alle esigenze quotidiane della città. Sul fronte della sicurezza, inoltre, gli è stato spesso contestato di ricondurre molte criticità a fattori esterni o a competenze statali, mentre le opposizioni chiedono da tempo interventi più incisivi sul presidio del territorio e sul coordinamento con la Polizia Municipale.

L’intervento del COISP, però, rappresenta un salto di qualità nello scontro politico. Non si tratta infatti di una polemica tra maggioranza e opposizione, ma della presa di posizione di un sindacato che rappresenta appartenenti alle forze di polizia e che mette direttamente in discussione l’idoneità dell’assessore a mantenere la delega alla Sicurezza.

Adesso l’attenzione si sposta sulla sindaca Sara Funaro. Finora Palazzo Vecchio ha difeso compatto il proprio assessore, ma la richiesta di revoca avanzata dal COISP rende più difficile archiviare la vicenda come una semplice polemica social. Perché quando a chiedere un passo indietro non sono soltanto gli avversari politici, ma chi ogni giorno opera sul fronte della sicurezza, la questione assume inevitabilmente una dimensione istituzionale che l’amministrazione sarà chiamata ad affrontare con una risposta chiara.