Un’altra occupazione abusiva. La quarta alle Case Minime di Rovezzano, minime in tutti i sensi perché costruite in poco tempo e con materiali poveri, per rispondere velocemente alla crisi abitativa innescata dalla tragedia della guerra persa. Dietro a questa serie di occupazioni una banda di origine straniera pronta a occupare, con efficienza e celerità, gli appartamenti di Casa Spa non appena si liberano. Nel caso dell’ultima occupazione, avvenuto ieri e di cui oggi la nostra redazione ha avuto conferma, l’inquilino intestatario era deceduto da poco e, in pochissimo, la sua casa è stata prontamente occupata. Il caso è stato segnalato a Casa Spa e all’Assessorato al Welfare del Comune di Firenze. Coltelli e droga e scene d’alta tensione fanno da cornice.
Nel parlare delle Minime, di Rovezzano e della Casella (Isolotto), tornano alla mente le parole di quel brillante lavoro sull’urbanistica partecipata – quella sì partecipata nei fatti e non con le parole – coordinato dall’architetto Luigi Bicocchi.
«Furono costruite dal 1950 al 1960, con un’unica caratteristica: essere isolate, circondate da campi, con poche vie d’accesso. Sono nate con un doppio scopo, da un lato dare una casa a quella parte di popolazione che viveva in tuguri, per lo più per effetto della guerra, e dall’altro di relegare molta gente in quartieri ghetto, completamente isolati. Questa massa di gente che costituiva un pericolo se inserita nel tessuto urbano ma confinata così a margini perdeva la sua forza di lotta. Nascono così le case minime per 10 anni ma esistono tutt’ora (1973, ndr) e in condizioni di sempre maggiore degradazione».
Degradazione ieri, ancor più degradazione oggi. Oggi che la forza di lotta sembra essere sempre più residuale.


