No, io non sto con Roggero perché, molto banalmente, non condivido ciò che Roggero ha fatto, non lo farei ad altri, dissuado chiunque dal farlo, insegnerò ad altri che non va fatto (ciò non vuol dire che non veda il problema delle Forze dell’Ordine, della Giustizia o delle carceri, come molto spesso denunciamo). Non sto dalla parte di Roggero perché il Centrodestra post referendum e post débâcle sulla legge elettorale (dichiaratamente scopiazzata dalla orripilante legge toscana), non ne uscirà cavalcando qualche causa, persa, più social che sociale. Non sto dalla parte di Roggero perché non credo che una vita, qualsiasi, possa essere sacrificata. In tutto questo, i valori cristiani e la centralità della vita che fine hanno fatto? Bei tempi quelli in cui i politici non dovevano sbandierare croci ma applicavano la Dottrina Sociale (e l’Italia cresceva). Non sto con Roggero perché la giustizia è distinta dalla politica e la politica, se vuole riacquisire un suo primato, deve smetterla di rincorrere la cronaca. Non sto dalla parte di chicchessia perché “o di qua o di là” non è il modo giusto di inquadrare un problema (sono trent’anni che ci fregano così, mentre ci fregano tutto il resto). E, sì, vedo che non pochi, anche nel bacino del Centrodestra (basta consultare i social), la pensano allo stesso modo: c’è da sperare che le forze centriste non si appiattiscano troppo. Non sto con il gioielliere perché sto con la legge e l’ordine. E non sto dalla parte di quelli che stanno dalla parte di Roggero perché mi sembra – o meglio è – l’ennesima operazione di distrazione di massa, con le consuete tifoserie, mentre il Paese è dilaniato dalla crisi economica, alla quale non vogliamo pensare, e la guerra, alla quale non vorremmo pensare, è alle porte. Cerchiamo, anche in questi giorni roventi, di usare il cervello. Cerchiamo di essere, un po’, cittadini migliori e non follower. E chi ha responsabilità e ruoli di guida guardi ai temi reali e guidi.


