Il caso Montedomini è il detonatore di un’ipotesi di mozione contro Funaro, con Nannucci che chiama alla sfiducia. Ma il conto delle firme non è l’unico conto da fare
La consigliera di quartiere 3 della Lega Barbara Nannucci ha scelto Facebook per rilanciare un tema che a Palazzo Vecchio circola da mesi sottotraccia: una mozione di sfiducia contro la sindaca Funaro.“È il momento della mozione di sfiducia”, scrive Nannucci, “è arrivato il momento di mandare a casa questa Amministrazione”.
L’occasione è il caso Montedomini: gli appartamenti dell’ASP in via Guelfa concessi in locazione e finiti sul mercato degli affitti brevi, con la sindaca che ha annunciato verifiche del CdA guidato dal presidente Frittelli. Per Nannucci il caso “rappresenta l’ennesimo fallimento di una Giunta che, giorno dopo giorno, perde credibilità e autorevolezza”, e sarebbe solo “la punta dell’iceberg di una città che vede aumentare degrado, furti, violenza e insicurezza”.
Nannucci si rivolge ai consiglieri di opposizione che, nella vicenda della Curva Fiesole del Franchi, non avevano firmato un’analoga mozione — poi mai depositata per mancanza di firme. Cita le critiche recenti di Sinistra Progetto Comune (“un sistema”, “quello che sta emergendo non è un incidente e non è il capriccio di un singolo conduttore”), Italia Viva–Casa Riformista (“tutta l’incoerenza della maggioranza di Palazzo Vecchio”) e Firenze Democratica (“imbarazzante che sia il pubblico a non dare il buon esempio”), per chiedere di passare dalle parole ai fatti: “per portare l’atto in Consiglio comunale servono almeno 15 firme”, il centrodestra ne garantirebbe 10, “ne mancano soltanto cinque”. “Le parole non bastano più”, conclude.
I conti di Nannucci sono corretti e non nuovi. L’art. 52 del TUEL (d.lgs. 267/2000) fissa la soglia di deposito al due quinti dei 36 consiglieri fiorentini: 14,4, arrotondati a 15. E il precedente non è ipotetico: nell’ottobre 2025, sul caso dei ritardi alla Curva Fiesole, il centrodestra (FdI, Lega, Forza Italia, lista Schmidt, Noi Moderati) presentò davvero una mozione di sfiducia, fermandosi esattamente a 10 firme su 15. SPC e Italia Viva–Casa Riformista si sfilarono pubblicamente, l’atto non fu mai portato al voto. È lo stesso schema che Nannucci prova oggi a rimettere in moto.
Anche superato il quorum di deposito, però, servirebbe la maggioranza assoluta del Consiglio in voto per appello nominale: 19 su 36. Con una maggioranza che orbita sui 22 seggi, significa defezioni interne al centrosinistra, non solo compattezza dell’opposizione — scenario che nessuna delle dichiarazioni citate da Nannucci lascia intravedere.
C’è un punto che il post non affronta: se la mozione passasse, l’art. 52 TUEL ne fa conseguire lo scioglimento dell’intero Consiglio comunale e la nomina di un commissario (art. 141) — elezioni anticipate per tutti, non solo per la Giunta. Chi firma e vota la sfiducia pone fine anche al proprio mandato. È questa, più dell’aritmetica, la ragione per cui simili mozioni restano quasi sempre poco più che una minaccia: firmarle significa accettare il rischio di tornare al voto prima del previsto.
L’appello di Nannucci mette comunque alla prova la coerenza di SPC, IV e Firenze Democratica rispetto alle loro stesse dichiarazioni su Montedomini: non firmare li espone all’accusa di limitarsi a parole; firmare significa avviare un percorso il cui esito più probabile — vista la distanza dai 19 voti — è il fallimento in aula, ma con conseguenze durature sui rapporti di coalizione. Lo scenario più probabile, sul modello Curva Fiesole, resta però un terzo: la minaccia non depositata, utile a tenere sotto pressione mediatica il caso Montedomini senza produrre alcun atto formale.


