Asse Firenze-Prato-Pistoia-Empoli per una «Open Plures»

bambagioni2

Condividi sui social

Bambagioni torna sul caso, e allarga a nuovi territori.

 

«C’è il rischio di aver creato un mostro. Le multiservizi sono macchine da soldi spaventose e, se la politica – i comuni soci – non è autorevole, i manager godono di troppa libertà, ti chiamano una volta l’anno dandoti i dividendi, che non dovrebbero nemmeno dare. È una bestemmia dare i soldi quando sei fortemente indebitato. Non a caso oggi c’è un fronte del dissenso crescente, che non riguarda solo le opposizioni, è anche dentro la maggioranza. Ci fa piacere che anche i territori siano informati perché, dall’analisi dei documenti, emerge che spesso chi è in maggioranza ne sa meno di noi. Proprio per questo, abbiamo pensato di creare un coordinamento fra i presidenti delle commissioni controllo del territorio delle quattro città più importanti: Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli. Oltre a questo, l’obiettivo è redigere, da ora a settembre, un dossier di facile lettura nel quale elenchiamo una serie di criticità oggettive».

Lo ha detto Paolo Bambagioni, presidente della Commissione Controllo del Comune di Firenze e consigliere comunale di Lista Schmidt, nel corso di un’intervista a Clebs.

«Se l’Ato, su 4,2 milioni di notule professionali su consulenze, ne ha scartati 3,9 – ha ricordato Bambagioni – facendone passare 300 mila, attinenti ai rifiuti, si tratta di una bocciatura da parte di un organismo sostanzialmente interno, visto che la vice-presidente è la vicesindaca di Firenze (Paola Galgani) e il direttore è di nomina della maggioranza. È un organismo che fa il suo mestiere e applica la legge. Di questi esempi ce ne sono tanti altri e sono le cose che vogliamo mettere nel dossier perché la consapevolezza cresca. Il nostro non è disfattismo: anche io condivido il progetto multiutility ma vogliamo sia gestito bene, non come ora».

Bambagioni è tornato sul caso del bilancio: «È successa una cosa mai vista prima. Come sappiamo è stato presentato e approvato un bilancio sul quale sono state probabilmente ottenute le varie certificazioni propedeutiche per mandarlo in assemblea e poi il consiglio lo ha ritirato e ripresentato con un utile più basso con due anomalie. Ovvero. Ha mantenuto la stessa distribuzione di utili. Se guadagni meno puoi anche distribuire meno e la sensazione è che abbiano così dato il contentino ai soci in assemblea. E la seconda cosa è semplice: o andava bene il primo o va bene il secondo».

Per Bambagioni, vi è stato un «braccio di ferro» che ha portato «ad eliminare alcune voci dai ricavi riducendo l’utile perché l’autorità aveva visto delle cose che non andavano».

Su Irace: «Ha un incarico in scadenza come tutti i vertici. Hanno deciso di non rinnovarlo. Pare una bocciatura perché, se avessero voluto, lo avrebbero confermato. Il tempo si prende quando si sta pensando ad un cambio. Ci preoccupiamo se dovesse essere trattata una liquidazione anche in questa fase, visti i risultati non brillanti. Alia è talmente indebitata che, quando ha avuto l’ultimo finanziamento, gli hanno detto di non distribuire gli utili e, in caso di decisione diversa, sarebbe stato necessario l’ok delle banche. Una specie di commissariamento, una riduzione della libertà. In questo contesto che tutti vedono è il caso pure di dare un premio ad Irace? Questo vogliamo sapere».

No, quindi, alla distribuzione dell’utile perché «è maturato applicando tariffe più alte ai cittadini». «Alia non è una società creata per guadagnare, sennò la logica è quella di un privato. L’utile va reinvestito».

E sul prossimo sciopero dei lavoratori Rsu Alia-Plures: «Non credo sia un problema di remunerazione o di condizioni di lavoro ma della necessità di avere indirizzi chiari, punti di riferimento, organizzazione. È una conferma indiretta, oltretutto da parte del sindacato che fa parte del mondo della sinistra, di una situazione che non va».

Critico Bambagioni anche sulla Taric: «I Comuni che aderiscono alla Taric, oltre a far credere che si paga per quello che si produce, non hanno più bisogno di passare dal Consiglio comunale per aumentare le tariffe».