Caterina Arciprete aveva difeso la prevalenza dei “mezzi di trasporto green” rispetto al taglio degli alberi; oggi AVS-Ecolò invoca più verde e giustizia climatica mentre Firenze continua a fare i conti con cantieri e abbattimenti
Emergenza caldo, isole di calore, cambiamenti climatici, persone fragili: AVS-Ecolò scopre finalmente che a Firenze il caldo è un problema e propone un «piano strutturato». Benissimo. Peccato che quando si è trattato di migliaia di alberi abbattuti per fare spazio alle linee tramviarie, dalle stesse persone non sia arrivato un battito di ciglia. Anzi, viene difficile dimenticare proprio Caterina Arciprete quando sosteneva che «l’ecologia moderna predilige i mezzi di trasporto green al taglio degli alberi».
Oggi invece AVS-Ecolò aderisce con entusiasmo alle idee dell’«Alleanza per la giustizia ecologica, climatica e sociale». Parole importanti, naturalmente. Ma viene una domanda semplice: la giustizia climatica vale anche quando l’albero è sulla strada della tramvia? Perché se davvero Firenze deve combattere l’isola di calore, forse sarebbe il caso di spiegare come si concilia questa emergenza con una politica che, per realizzare la «cura del ferro», ha previsto e continua a prevedere abbattimenti di alberature.
E nel frattempo anche Palagi (SPC) ci ricorda che dei dieci impegni sul cambiamento climatico votati dal Consiglio comunale, soltanto uno risulta attuato. Insomma, a Firenze il cambiamento climatico corre. Gli impegni molto meno. E AVS? Corre dietro al clima con le parole, mentre quando servirebbe difendere gli alberi con i fatti sembra improvvisamente avere fretta di prendere la tramvia.

