Caldo nei musei civici, appello di 80 lavoratori. Sinistra e Italia Viva chiedono interventi concreti, da Funaro un «rattoppo»

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Lettera a Funaro: sale a 40 gradi a Palazzo Vecchio, Santa Maria Novella, Forte Belvedere e Brancacci. «Malori e disagi. Il Consiglio votò all’unanimità un atto a gennaio».

 

Sono ottanta le lavoratrici e i lavoratori dei musei civici fiorentini che hanno firmato una lettera alla sindaca Sara Funaro chiedendo «un intervento con la massima urgenza» per le temperature interne di Palazzo Vecchio, Santa Maria Novella, Forte di Belvedere e Cappella Brancacci.

Un appello trasversale che unisce personale con datori di lavoro diversi: dipendenti del Comune, della Fondazione MUS.E e della cooperativa REAR. Persone che di norma il sistema degli appalti tiene separate e che questa volta hanno sottoscritto la stessa richiesta. «Davanti al caldo di quelle sale non contano gli inquadramenti: conta la stessa salute da tutelare», sottolinea Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra Progetto Comune.

La lettera arriva nella settimana di bollino rosso annunciata dalla stessa sindaca in un’intervista al Corriere della Sera, con punte vicine ai 40 gradi. I firmatari si rivolgono a Funaro in veste di Autorità Sanitaria Locale. «Il caldo nei luoghi di lavoro è un rischio per la salute, e chi ha l’autorità per intervenire ha un nome e un ruolo», evidenzia sempre Palagi. Il problema non è solo estivo: «Vale d’estate come d’inverno, perché le stesse sale, nei mesi freddi, sono altrettanto inospitali».

Sul tema interviene anche Francesco Grazzini, consigliere di Italia Viva a Palazzo Vecchio. «La lettera inviata alla Sindaca merita una risposta immediata e concreta. Quando ottanta lavoratrici e lavoratori sentono il bisogno di rivolgersi direttamente alla sindaca significa che il problema non è più rinviabile».

Grazzini ricorda che già a gennaio era stato presentato e approvato all’unanimità dal Consiglio comunale un atto che impegnava l’Amministrazione «a individuare soluzioni prima dell’estate». «Purtroppo siamo arrivati di nuovo fuori tempo massimo senza una vera soluzione. In queste settimane sono arrivati tentativi di risposta che, per usare un eufemismo, si stanno dimostrando del tutto insufficienti, mentre continuano ad arrivare segnalazioni di persone che accusano malori e forti disagi a causa delle alte temperature».

«Non bastano più dichiarazioni d’intenti o impegni ad approfondire il problema: servono risposte concrete che consentano al personale di lavorare in sicurezza nei prossimi due mesi. L’Amministrazione dia seguito agli impegni assunti davanti al Consiglio comunale e risponda formalmente all’appello dei lavoratori», aggiunge Grazzini. «Su questo tema il Consiglio comunale aveva già dimostrato una sensibilità unanime e mi auguro che anche oggi prevalga lo stesso spirito».

Nella sua intervista la sindaca ha spiegato che a Palazzo Vecchio «l’aria condizionata non la possiamo mettere per motivi strutturali» e che «lì piazzeremo dei rinfrescatori d’aria». Una soluzione che per Palagi rischia di essere solo un «rattoppo». «Il vincolo strutturale che a Palazzo Vecchio impedisce la climatizzazione tradizionale è reale, e proprio per questo servirebbe un progetto costruito con la Soprintendenza, con risorse e tempi certi, non un rimedio a costo zero».

Intanto, ricordano entrambi i consiglieri, restano gli obblighi di legge. L’Ordinanza della Regione Toscana n. 2 del 28 maggio 2026 ferma il lavoro nelle ore centrali solo per chi opera all’aperto, lasciando fuori chi lavora in sale non climatizzate. Ma la Delibera della Giunta Regionale n. 806 del 2025 raccomanda misure preventive per tutte le attività in ambienti non climatizzati. E il Decreto Legislativo 81/2008 impone a ogni datore di lavoro, e alla stazione appaltante negli appalti, di valutare il rischio da stress termico e di adottare misure conseguenti.

«Il Comune ha questi obblighi verso il proprio personale e verso chi opera nei suoi musei», conclude Palagi. «Il tema coinvolge anche chi visita i musei e le opere stesse».

Domani la richiesta sarà al centro di un confronto con il Presidente del Consiglio comunale e quelli delle Commissioni 1 e 9. «Abbiamo il dovere di non lasciarle sole e soli. Andremo avanti, fino a che non ci sarà una soluzione. Altrimenti, provocatoriamente, continueremo a proporre di fare riunioni di Consiglio e Giunta nel Salone dei Cinquecento, per vivere sulla propria pelle di cosa stiamo parlando», chiude Palagi.