Capannoni & pelli. Atto VI: troppi avvocati?

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In questa grande vicenda è capitato di avere a che fare con vari professionisti. Non tutti professionali. Il geometra che fa la perizia a danno del cliente, tentando di ribassare il valore della casa (per favorire un compratore?). L’agente immobiliare che riesce a misurare «a occhio», stante la sua asserita «esperienza» (per favorire un compratore?). La consulente finanziaria che in modo «professionale» aveva suggerito i due (o forse li aveva invitati a consumare). Ella non risponde alle nostre domande. È professionale?

Tutto ebbe inizio quando rivelammo ciò che tutti sapevano e non dicevano: il business dei finti incidenti, che ha testa nel Chianti. Possibile, questo business illegale di cui abbiamo informato i Carabinieri, grazie a professionisti compiacenti, e non solo. Magari chi dovrebbe sorvegliare e punire non lo fa. Del resto, l’ingresso di organizzazioni mafiose in Toscana sarebbe stato impossibile senza il supporto anche di professionisti.

Dunque. In Italia ci sono molti avvocati. Tutti loro hanno bisogno di lavorare, non pochi hanno fame. Diversi avvocati hanno letto il nostro approfondimento sui capannoni e le pelli. Li ringraziamo delle letture. Alcuni avvocati ci hanno invitato a fermarci. Li ringraziamo dell’attenzione. Altri minacciano di adire «le vie legali». Noi ascoltiamo e teniamo il punto. Rispondiamo subito. Abbiamo prove e sappiamo indicare ove trovarle. Noi aiutiamo chi dimostra di essere vittima di prevaricazioni.

Prima dei legali, però, ci ha contattato qualcuno da uno strano account, dicendo di essere chi non ha dimostrato di essere. Essere o non essere Paolo Ammannati? Chiaramente non abboccammo. Scrivemmo noi alla presunta società via PEC chiedendo lumi; dopo quella richiesta si sono fatti di fumo. E a Santa Croce sull’Arno non ve n’è traccia. Chissà cosa ne pensa la locale Camera di commercio. Poi è arrivata un’avvocatessa del Foro di Firenze, che si è fatta latrice di una rettifica per un suo cliente il cui cognome appariva «addirittura in grassetto». In verità, fu proprio il suo assistito – anch’egli apparso insieme ai già citati professionisti – a giuocare sull’omonimia, sostenendo, ci conferma la nostra fonte, che ciò gli desse un legame con il territorio; ciononostante, abbiamo ospitato la sua posizione espressa in modo gentile e formalmente corretta (scritta in carta intestata e firmata da cliente). La rettifica, notizia doppia, è regolarmente uscita. Poi arriva un’avvocatessa di Milano. Ella ci accusa. Ella minaccia. Ella ci chiede di dimostrare chi siamo. Ella non fornisce il suo mandato e ci accusa di non averne uno (per quale motivo dovremmo averlo e mostrarlo?). Noi chiediamo, anche a tutela del suo cliente (o presunto tale), di inviarci il mandato e la rettifica firmata dal suo cliente. Anch’Ella si fa di fumo. Sarà lo smog di Milano? Chissà cosa ne pensa l’Ordine.

Ma non sono gli unici avvocati. Ci sono altri avvocati. Ma quanti sono? Sconti per comitive? Uno del Foro di Firenze si tiene strette le sue note riservate circa il processo di separazione dal quale tutto è cominciato. Legge e tace, egli. Legge e tace una sua collega. Ha iniziato a scrivere, invece, un altro avvocato non del Foro di Firenze o di Milano, al quale abbiamo suggerito di riflettere, capire, adire. Ha capito e dice di voler adire. Speriamo per il bene e in difesa dei deboli e non a servitù degli empi.