Il Centrodestra, unitamente, a Firenze batte un colpo. E lo fa momento giusto, nel momento di massima difficoltà della Giunta Funaro, incartata nell’ordinario, poco comunicativa, malconsigliata e ostaggio delle decisioni del predecessore Nardella; con uno – strano, ma auspicabile – anticipo comincia a porsi il problema delle prossime elezioni amministrative. Tre anni: tanti, ma non troppi, abbastanza per porre le basi facendo leva su tutte le contraddizioni del Partito-sistema. Lo fa seguendo un’intuizione di Alessandro Draghi, che per primo aveva sdoganato il problema, e su impulso di una persona che non era nel Centrodestra ma che dalle ultime amministrative ha allargato al centro la coalizione, Paolo Bambagioni, in prima linea sulla multiutility (anche con il Comitato Open Plures) e, in questi giorni, su Montedomini. La Firenze che vorrei fa da promotrice, lo farà di nuovo con le altre forze alternative perché il dibattito è l’antidoto allo status quo. Marcello Mancini, per tutti il Direttore, una memoria storica a disposizione di tutti, mette a nudo la realtà: solo imparando dagli errori del passato si può cambiare (se la volontà si traduce in fatti).
Manca solo Noi Moderati, assente giustificato. Gli altri ci sono tutti: la Lega schiera una onorevole, Tiziana Nisini, che ha portato a Roma il caso Montedomini (un bel segnale di attenzione), Fratelli d’Italia con un battagliero Jacopo Cellai e Draghi, poi Guglielmo Mossuto, Lega anche lui, e Vincenzo Donnarumma (al posto del Capogruppo in Regione Marco Stella), che ha lanciato subito l’idea di coordinarsi entro la fine dell’anno.
Presenti tanti cittadini, rappresentanti dei Comitati (Francesca Marrazza di Ribella Firenze ma anche gli alluvionati di Campi Bisenzio) e di vari movimenti, partecipano tra gli altri il Professor Franco Banchi, l’ex sindaco di Rignano Daniele Lorenzini e il pugnace Alvaro Ringressi (Q5). Splendida la cornice del Circolo MCL “Da Artero” a Signa, tra il campanile e la prospettiva sui Renai e la Piana, rinato grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani.
Un’avvertenza: no, non basta il nome del candidato. Né basta il programma. Serve il coordinamento tra le forze e un’azione condivisa da portare avanti in Europa, a Roma, nei consigli comunali e nei quartieri (il caso Montedomini insegna). Serve più comunicazione, per far vedere plasticamente cosa fa l’opposizione. Stop agli egoismi ma anche stop ai veti romani. I civici sì, ma purché siano autenticamente civici. Lavori in corso: è questa la notizia.

