Cecilia Del Re accusa: «Dal caso Kata nulla è cambiato: Firenze ha ancora 844 case popolari vuote»

GERMOGLI PH 16 MARZO 2026 FIRENZE SALONE DEI DUECENTO CONSIGLIO COMUNALE NELLA FOTO CECILIA DEL RE

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Secondo Del Re, la città non ha tratto alcun insegnamento dal dramma dell’ex hotel Astor e continua a convivere con un’emergenza sociale senza risposte strutturali

 

Tre anni dopo la scomparsa della piccola Kata dall’ex hotel Astor, quel dramma ancora avvolto dal mistero continua a rappresentare, secondo la consigliera comunale Cecilia Del Re, il simbolo più doloroso di un’emergenza abitativa che la città non è riuscita a risolvere. L’ex albergo occupato abusivamente da persone in cerca di un tetto era diventato il punto di incontro tra fragilità sociale, assenza di risposte pubbliche e marginalità, e proprio lì si consumò una vicenda che ancora oggi attende verità e giustizia.

Eppure, sostiene Del Re, rispetto ad allora “nulla sembra essere cambiato”. I numeri raccontano infatti una situazione che appare persino peggiorata: le case popolari sfitte per mancanza di fondi destinati alle ristrutturazioni sono salite a 844, dato emerso da un recente accesso agli atti, mentre per prevenire nuove occupazioni abusive vengono spesi ogni anno circa 600 mila euro in porte e infissi blindati, come riferito dall’amministrazione in risposta a un question time. Sul fronte della domanda abitativa, il quadro è altrettanto eloquente: all’ultimo bando per l’assegnazione di alloggi popolari hanno partecipato oltre 3.500 persone.

In questo contesto, l’amministrazione starebbe lavorando a un piano che prevede la ristrutturazione di una parte degli immobili da parte di soggetti privati, ai quali verrebbe successivamente concessa la possibilità di affittarli a canoni calmierati. Una strategia che Del Re giudica insufficiente e destinata a produrre nuove esclusioni, soprattutto tra coloro che, pur possedendo i requisiti per ottenere una casa popolare, rischiano di restare ancora per anni nelle liste di attesa. La consigliera ricorda inoltre come sia stata respinta l’ipotesi di consentire agli stessi cittadini in graduatoria di sostenere direttamente i costi di ristrutturazione degli alloggi inutilizzati in cambio di un’assegnazione. Per Del Re il tema continua a essere affrontato con reticenza, così come si eviterebbe di richiamare alla memoria ciò che accadde alla piccola Kata.

Se da Palazzo Vecchio prevale il silenzio, osserva, giornali e realtà del territorio continuano invece a mantenere alta l’attenzione, sia sul caso della bambina scomparsa sia sulla questione delle centinaia di abitazioni pubbliche vuote. In questo solco si inserisce anche il lavoro di Fuori Binario, che ha realizzato una mappatura degli alloggi popolari inutilizzati presenti in città (vedi immagine sotto). Parallelamente, torna nel dibattito pubblico la proposta di rafforzare la casa pubblica ispirandosi al modello di Vienna, indicato da Del Re durante la campagna elettorale come possibile riferimento per affrontare strutturalmente la crisi abitativa. Un’idea che, sottolinea la consigliera, sta guadagnando attenzione trasversale, tanto che un atto volto ad approfondire l’esperienza della capitale austriaca è stato approvato all’unanimità nell’ultimo Consiglio comunale.

Resta però, a suo giudizio, una distanza significativa tra quella prospettiva e le scelte attualmente intraprese dall’amministrazione, anche alla luce delle decisioni assunte sull’area dell’ex Caserma Lupi di Toscana. Sullo sfondo rimangono le immagini dell’Astor, le centinaia di appartamenti chiusi e le migliaia di persone che attendono una casa: una contraddizione che continua a interrogare Firenze e che, a tre anni dalla scomparsa di Kata, rende ancora più attuale una domanda rimasta senza risposta.