Cpr sì, ma non nel mio cortile

© Fotocronache Germogli, specificare data

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L’intervento di Stefano Fabbri sul Corriere Fiorentino del 18 aprile.

 

Qualche novità e grandi ritorni nel dibattito politico in Toscana. A riaccenderlo sui Cpr, i centri di permanenza per i rimpatri di stranieri irregolari sul territorio italiano, ci ha pensato il ministro dell’Interno Giuseppe Piantedosi, comunicando al presidente della Regione Eugenio Giani l’indicazione di realizzare una di queste strutture – la prima e l’unica in Toscana – nell’area di Pallerone di Aulla, in provincia di Massa e Carrara.

Il gesto ha provocato la prevedibile reazione del centrosinistra, Giani in testa, che critica non solo la localizzazione ma soprattutto esprime la propria contrarietà al sistema dei Cpr.

Nella stessa area politica vi fu una stagione in cui qualche apertura possibilista c’è stata. Ma l’esempio della loro sostanziale inefficacia laddove sono stati aperti e le condizioni spesso critiche, per usare un eufemismo, in cui vi sono trattenute le persone in attesa di espulsione ha fatto rompere ogni indugio e pronunciare un secco no.

Certo, non è da sottovalutare il fatto che la norma del 2017 che li prevede porti il nome di due esponenti progressisti, Marco Minniti e Andrea Orlando, e che oggi sia un governo di centrodestra a chiederne l’istituzione ad una Regione governata dal centrosinistra.

(…) Di nuovo c’è che nei rispettivi cori dei sì e dei no, spunti un distinguo non da poco. Quello espresso dai consiglieri di Forza Italia Marco Stella e Jacopo Ferri che, criticando Giani per la sua posizione contraria ai Cpr, ne invocano la presenza «urgente» in Toscana, dove la situazione migranti sta andando «fuori controllo». C’è tuttavia un però dei due esponenti forzisti: non a Pallerone, non ad Aulla. Possibile che a suggerire il diniego sia la loro passione ambientalista per la bellissima Lunigiana, o un piano riservato per la reindustrializzazione di quell’area dismessa.

Tuttavia, rischiando di far peccato ma con la forte probabilità di indovinarci, viene in mente che in quella circoscrizione uno dei più votati alle elezioni regionali è stato proprio Ferri, forte di una tradizione politica e familiare capace di farsi sentire ad ogni turno elettorale. Si potrà dire che ciascuno difende il proprio territorio e i propri voti con le unghie e con i denti, anche se contro le politiche della sua parte.

(…) La novità certa è il ritorno in grande stile della vecchia sindrome di Nimby, not in my backyard, molto in voga ai tempi della localizzazione delle discariche di rifiuti: ovunque, ma non nel mio cortile. Dove poi si possono coltivare indifferentemente gerani o consensi. Un ritorno in cui, magari inconsapevolmente, c’è l’ammissione del fallimento dei Cpr e ancora una volta c’entrano in qualche modo le discariche: questa volta di esseri umani.

Meglio lontano dagli occhi, dal cuore e, soprattutto, dalle urne.

Fonte: ADUC