Ferraro, arriva la presa di posizione dell’Ordine degli Avvocati: «Ferma riprovazione». E ora le sue parole le ritiri pubblicamente

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Non soltanto una polemica politica: l’Ordine degli Avvocati richiama il rispetto del pluralismo e mette in evidenza i rischi per la reputazione e l’attività lavorativa dei professionisti

 

Altro che semplice scivolone sui social. La delibera approvata all’unanimità dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Firenze mette nero su bianco una presa di posizione netta nei confronti delle parole pronunciate da Filippo Ferraro, presidente del Quartiere 5.

La vicenda è arrivata all’attenzione dell’Ordine grazie alla segnalazione del senatore Paolo Marcheschi, che ha ritenuto doveroso intervenire a tutela dei professionisti coinvolti e dei principi democratici messi in discussione. Non è un post polemico, non è una replica politica e non è una schermaglia tra maggioranza e opposizione. È un atto ufficiale con cui un organismo istituzionale esprime «ferma riprovazione» e chiede espressamente a Ferraro di ritirare pubblicamente il suo invito a non rivolgersi agli avvocati coinvolti nella raccolta firme.

Il passaggio più significativo riguarda proprio il ruolo istituzionale di Ferraro. L’Ordine sottolinea che la gravità di simili espressioni aumenta quando provengono da chi ricopre una carica pubblica, per l’autorevolezza del ruolo e per la responsabilità di garantire un confronto rispettoso del pluralismo e delle libertà dei cittadini.

Non finisce qui. La delibera parla di possibili danni alla reputazione e all’attività lavorativa dei professionisti, del rischio di scoraggiare altri avvocati dal collaborare con iniziative civiche e di una possibile «pressione impropria sulla libertà professionale». Sono parole che non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Eppure, stiamo parlando di professionisti che hanno messo a disposizione le proprie competenze per consentire ai cittadini di esercitare uno strumento di partecipazione democratica.

La questione, dunque, va ben oltre la tramvia. Ferraro può avere tutte le opinioni che vuole sul progetto di Campo di Marte, come ogni altro cittadino. Ma quando si ricopre una carica istituzionale, il rispetto delle libertà altrui non è facoltativo. E invitare a penalizzare professionalmente chi assiste cittadini che la pensano diversamente è un comportamento che richiede una seria assunzione di responsabilità.

Adesso la richiesta dell’Ordine è chiara: Ferraro ritiri pubblicamente le sue parole. Non basta minimizzare, cambiare argomento o liquidare tutto come una polemica politica. Quando un organismo professionale interviene con una delibera unanime e chiede formalmente un passo indietro, la questione non può essere archiviata con una scrollata di spalle. Chi ricopre un ruolo pubblico dovrebbe difendere il diritto al dissenso, non contribuire a creare un clima in cui chi sostiene un’iniziativa sgradita rischia di essere additato e penalizzato.

La democrazia non si misura da quanto siamo disposti ad ascoltare chi è d’accordo con noi, ma da come trattiamo chi ci contraddice. E il rispetto delle libertà democratiche vale soprattutto quando il dissenso dà fastidio.