Plures «si evolve» o Plures “bifronte”? Il regolato resta, il mercato vola. Ma dove finiscono debiti e impianti?

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Una mossa tecnica o il primo passo per blindare la cassa pubblica (Alia) e lasciare che il resto prenda il volo verso i privati (Plures Ambiente)?

 

È una domanda che nasce dalla lettura della nota diffusa in questi giorni ai lavoratori, visionata da La Firenze che Vorrei. Si dipinge una transizione a tinte idilliache. Ma a leggerla senza le lenti del marketing interno, salta agli occhi un’operazione articolata.

Secondo il documento e come anticipato nei mesi scorsi, il cuore della svolta, fissata per il 1° gennaio 2027, sta nello sdoppiamento del perimetro. Come scrive testualmente l’azienda, le attività della Business Unit Ambiente «saranno distinte in due società»: da un lato nasce OpCo Alia Servizi Ambientali, «dedicata alle attività regolate dell’ambiente», dall’altra spunta Plures Ambiente, «dedicata alle attività di mercato».

Qui si apre il nodo classico di queste operazioni, quello che in gergo si chiama cherry picking: la separazione tra il business sicuro, tutelato e remunerato in tariffa, e quello rischioso e concorrenziale. La nota non chiarisce un punto centrale e la domanda resta tutta da porre: i debiti dove finiscono? I margini dove vanno? Quale destino per gli impianti?

L’architettura della nota procede per mantra rassicuranti. Per ben due volte, testualmente, ripete che «la riorganizzazione non comporterà cambiamenti nelle sedi di lavoro né nei rapporti di lavoro attualmente in essere». Una rassicurazione che, secondo il documento di Plures S.p.A., «si inserisce nel quadro degli accordi sindacali sottoscritti nel luglio scorso», accordi che però vengono richiamati ma non allegati.

Nel frattempo, però, le funzioni vitali – scrive ancora l’azienda – vedranno «il progressivo consolidamento delle funzioni Corporate nella holding Plures». Ovvero: amministrazione, acquisti, IT, risorse umane traslocano verso la holding. Per i territori e le periferie, la domanda è se questo non significhi un allontanamento del potere decisionale e un minore controllo locale.

Il tutto è impacchettato con il vocabolario standard della modernità aziendale: «Valorizzare le competenze, rafforzare l’efficacia, creare valore». Peccato che manchi un solo dettaglio: i numeri. Nella nota visionata da La Firenze che Vorrei, zero cifre sull’organigramma reale, zero sui futuri CDA, zero sull’impatto in bolletta per i cittadini, zero sulla tenuta degli appalti.

Anche la presunta partecipazione somiglia a una formalità da sbrigare in fretta. Il calendario delle presentazioni allegato alla nota è un tour de force pre-pausa pranzo, dalle 12:00 alle 13:00 a Firenze, Empoli, Prato e Pistoia. Incontri lampo, definiti dall’azienda stessa come «momenti importanti di confronto e condivisione».

Mancano, infine, le risposte sui punti cardinali dell’operazione: che fine fa il brand Alia sul territorio? Plures Ambiente sarà contendibile da capitali privati? E che ruolo avrà il Textile Hub di Prato citato nelle sedi degli incontri?

La sensazione è che si stia ridisegnando la geografia economica dell’ATO Toscana Centro. Resta da capire con quale piano industriale, con quali numeri e con quale confronto pubblico.

Daremo conto di eventuali prese di posizione di Plures o chiarimenti.