Con la preannunciata contestazione al ministro Valditara, che ha riunito un migliaio di persone («mille» secondo il Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze, «più di mille» secondo La Repubblica Firenze e Il Tirreno e «circa mille» secondo la sua sezione nostrana, stavolta per fortuna siamo lì) le quali hanno unanimemente chiesto nientepopodimeno che di essere ascoltati, si chiude simbolicamente la settimana delle occupazioni, vedendosi oltre a ciò la partecipazione anche dei professori e di alcuni operai dell’ex GKN. Un centinaio tra questi avrebbe provato a raggiungere Palazzo Medici Riccardi, dove si trovava Valditara, che da parte sua nega il problema delle classi pollaio, e il principio di repressione poliziesca stava per trasformare la giornata nell’ennesimo susseguirsi di violenze, ma la mediazione del consigliere Palagi (Sinistra Progetto Comune), presente in piazza, ha contribuito a evitare il peggio. Stavolta, però, a respingere seccamente la richiesta di ascolto da parte del popolo non è stato il PD, bensì l’ormai consueto (e desueto) vittimismo del centrodestra, che nella persona del consigliere regionale Crippa (Lega) ha tentato di sviare l’attenzione e screditare la piazza coprendosi pretestuosamente dietro a un singolo coro su «Valditara a testa in giù». Il PD, da parte sua, è invece stato molto più brutale nel rivelare, ancora una volta, il proprio carattere tirannico, intollerante e dittatoriale: il segretario di Peretola e il presidente del Q5, Frizzi e Ferraro, si sono lanciati in una vera e propria Filippica contro le attività che hanno ospitato i registri per la raccolta firme contro l’ecocidio e gli avvocati che le hanno vidimate, incitando apertamente al boicottaggio del lavoro degli uni e degli altri, non comprando dalle prime e non rivolgendosi ai secondi. Un’uscita disgustosa e di pessimo gusto, considerando anche i colleghi dei negozi e dei ristoranti che, tra l’altro per colpa delle loro politiche, vivono già una situazione di crescenti difficoltà e incertezze, e che, se è vero come è vero che è proibita la ricostituzione «sotto qualsiasi forma» del disciolto partito fascista, è proprio il Partito AntiDemocratico che dovrebbe sparire dalla mappa politica del nostro Paese: trattasi infatti di prassi, quelle dell’ostracismo e dello strangolamento verso non già chi promuova, ma che anche solo offra una base e un sostegno logistici a legittime azioni di pacifico dissenso, che ricordano, esse sì, le pagine più buie della nostra storia. Non è un caso che a dar notizia di ciò sia stato solo il Corriere Fiorentino: e se le stesse parole fossero uscite dalla bocca di qualche esponente della Lega, di Fratelli d’Italia o, “peggio ancora”, di Futuro Nazionale? Un modello già collaudato nel 2021 contro gli esercizi che rifiutavano, dichiaratamente o meno, di esigere l’esibizione del Green Pass da parte dei clienti e che, come allora, è finito nel ridicolo prima ancora che nel fallimento, pur avendo rappresentato una significativa palestra di controllo e ingegneria sociali. Se le restrizioni di allora, soprattutto il caffè che si poteva prendere al bancone ma non seduti fino a contrordine, sono entrate nella cultura satirica contemporanea del nostro popolo, oggi vediamo il PD agitarsi da Peretola per le raccolte firme a Campo di Marte mentre letteralmente sotto il suo naso, in spregio alla sua delibera anti-dehors, se ne sono dovuti multare otto in piazza della Signoria proprio per non conformità alla direttiva approvata qualche mese fa dentro Palazzo Vecchio, cioè a un centinaio di passi. Una figura da chiodi amplificata sia dalla grande copertura mediatica ricevuta, essendosene occupati La Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze, sia per le tronfie esultanze degli assessori Giorgio e Vicini, che in ciò devono sentirsi dei veri sceriffi a cui proprio non la si fa. Intanto, però, vengono rubate addirittura delle antenne dalla sede del Nucleo Operativo della Protezione Civile, lasciando oltretutto senza connessione il reparto degli «angeli dei trapianti», e sono stati aggrediti alcuni sanitari e un vigilante all’Ospedale di Santa Maria Nuova, senza che i responsabili, come si legge su La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze, siano stati identificati. Oltre agli studenti, tra i quali protestano non solo i liceali, come si dice sulla prima, ma anche gli universitari (La Repubblica Firenze, il Corriere Fiorentino e Il Tirreno Firenze hanno dato notizia dell’ennesima emergenza allo studentato “Calamandrei” dopo la rottura di un’altra pompa idraulica), da essa apprendiamo anche dello sciopero di «teatri e scritturati» per il rinnovo del contratto nazionale fermo al 2018 e dal Corriere Fiorentino dell’arrivo in Valdichiana, e precisamente a Sinalunga (SI), delle proteste degli agricoltori e dei camionisti, che hanno bloccato il casello dell’A1. Tutti chiedono al governo di «essere ascoltati», poiché la povertà incede: mentre a Pontassieve i pochi soldi che girano vengono bruciati, nella cifra di 28 milioni di euro, nel gioco d’azzardo, dal 2021 si pagano in media 1.000€ in più all’anno per i generi alimentari, un aumento medio del 13.5% solo tra il settembre dell’anno scorso e i giorni nostri secondo dati Coldiretti ripresi da La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze, ma che negli ultimi cinque anni, secondo un’inchiesta della prima, sale al 42%, soprattutto per quanto riguarda pesce e ortofrutta. Fa eco Il Tirreno, dedicando un articolo al rincaro dei prezzi del pane, raddoppiato da 2.20€ a 4.40€ nello stesso periodo di tempo, citando la presidente della stessa Coldiretti Toscana la quale ipotizza che, per mantenere i ritmi di tre anni fa, i prodotti di un forno dovrebbero costare otto euro, a causa anche dell’impennata dei prezzi di energia e materie prime. Poco male: da Palazzo Vecchio o Palazzo del Pegaso, forse, sentiremo l’aroma delle brioches. (JCM)

