Da Firenze il laboratorio della sinistra radicale: requisizioni degli immobili sfitti, stangate fiscali e una proprietà privata sempre più sotto pressione
A Firenze il dibattito sull’emergenza abitativa sta rapidamente abbandonando i binari della logica e del diritto per addentrarsi nei territori impervi di una vera e propria deriva ideologica. Quella che era nata come una discussione, già di per sé forzata, sul blocco degli affitti brevi, si è trasformata in brevissimo tempo in un assalto frontale alla proprietà privata. La maschera è calata definitivamente con la proposta di Alleanza Verdi e Sinistra, per voce del consigliere Vincenzo Pizzolo, che ha rispolverato i vecchi riflessi dell’esproprio proletario mascherandoli sotto l’etichetta edulcorata di “requisizioni temporanee” per gli immobili sfitti.
Il modello di riferimento, fieramente rivendicato, è la proposta di legge nazionale “Vuoti a Rendere” di Marco Grimaldi (AVS), un testo che evoca scenari più vicini a Pyongyang o al Venezuela di Maduro che a una democrazia occidentale. Per giustificare l’ingiustificabile e mettere le mani in tasca ai cittadini che hanno investito i risparmi di una vita nel mattone, la sinistra radicale non ha esitato a scomodare persino il feticcio storico di Giorgio La Pira. Un paragone che non sta in piedi: il “sindaco santo” operava nell’immediato dopoguerra, tra le macerie di una nazione bombardata e in un contesto di assoluta catastrofe materiale. Equiparare quella drammatica emergenza nazionale alla Firenze del 2026 – dove la scarsità di alloggi popolari è il frutto di decenni di totale assenza di politiche pubbliche da parte delle stesse amministrazioni di sinistra – rappresenta una clamorosa strumentalizzazione storica. Così come strumentale è il richiamo agli articoli 41 e 42 della Costituzione: la “funzione sociale” della proprietà è nata per garantire che il bene privato non danneggi la collettività, non certo per legittimare lo Stato o il Comune a decidere come e a chi un cittadino debba affittare la propria casa.
In questo scenario, ciò che preoccupa maggiormente non è tanto l’estremismo di una sinistra che saluta ancora a pugno chiuso, quanto la colpevole accondiscendenza del Partito Democratico. Di fronte a una proposta palesemente illiberale, i dem guidati a livello locale dal capogruppo Luca Milani non hanno alzato un muro a difesa dei diritti civili ed economici, ma hanno scelto la via del tatticismo e del compromesso, riassumibile in un pericoloso «parliamone». Il PD frena a parole, definendo la requisizione una misura «impattante politicamente», ma nei fatti apre la porta ai suoi alleati più radicali. L’accordo per avviare un censimento a tappeto delle case vuote c’è già, e la strategia dem punta a sostituire il “sequestro” coatto con una gragnuola di sanzioni, tasse e aumenti di IMU e Tari per chi non si piega ai diktat del Comune.
Siamo di fronte a un “Pericolo Rossoverde” che non è più l’uscita estemporanea di un singolo consigliere in cerca di visibilità, ma una linea di coalizione ben definita, che trova sponde nazionali nelle dichiarazioni di Marco Furfaro e nelle continue strizzate d’occhio di Elly Schlein a patrimoniali e nuove tasse, fino alla spregiudicata legittimazione delle occupazioni abusive firmata Ilaria Salis.
A Firenze questa deriva si traduce in un disegno preciso e punitivo, avallato dalla Giunta Funaro: prima si vieta ai proprietari di mettere a reddito i propri immobili con le locazioni turistiche, estendendo i divieti ben oltre l’area Unesco; poi, quando quegli stessi appartamenti restano vuoti in attesa di tempi migliori, si passa alle minacce di censimento, alle penali e, infine, allo spettro della requisizione. Il “Soviet Fiorentino” non è più un’iperbole polemica, ma la realtà di una sinistra che, pur di non ammettere i propri fallimenti amministrativi sulla gestione della città, preferisce indicare nei cittadini onesti il nemico da abbattere.


