Iolo, il caso non si ferma: il danno è già confermato

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E il Comune di Prato non risponde alle richieste di accesso agli atti. Partita una diffida: servirà il Tar?

 

La replica degli uffici comunali non chiude il caso piscina di Iolo, lo aggrava. A sostenerlo sono Jonathan Targetti, consigliere de L’Alternativa c’è, che giovedì ha presentato due esposti in Corte dei Conti e in Procura, e l’architetto Filippo Boretti, che in un’analisi sugli atti pubblici ricostruisce il percorso politico dell’opera da 16 milioni.

Per Targetti il nodo è già tutto nei numeri. «Le penali all’appaltatore non scagionano la dirigenza, e le rassicurazioni dell’assessore non cancellano i 6,5 milioni di PNRR persi, i quasi 2 milioni da restituire allo Stato né la realtà delle cose: la piscina doveva essere pronta entro gennaio 2026 e ad oggi non esiste neanche il cantiere. Biffoni ci dica quale progetto vuole completare, quanto costa e con quali soldi».

«Prendo atto della lunga replica diffusa dagli uffici tecnici – afferma Targetti –. Non ho alcun interesse a uno scontro con i dipendenti comunali, ma trovo singolare che il comunicato sia firmato da un anonimo “Gli Uffici Tecnici” del Comune di Prato: credo di essere il primo consigliere della storia che viene pubblicamente attaccato sulla stampa, in forma anonima, da un organo che dovrebbe essere terzo e sopra le parti».

Per il capogruppo la replica paradossalmente rafforza le sue tesi. «Gli uffici dicono di aver contestato ritardi, chiesto integrazioni, applicato penali; l’assessore Romei parla addirittura di 242 giornate di penale nella sola fase progettuale. Ma proprio questo rende inevitabile la domanda: se i ritardi erano noti e quantificati in questa misura, su quali basi la politica ha continuato a ritenere raggiungibile la scadenza PNRR quando la realtà diceva il contrario? Tutti quei distinguo non smentiscono l’unico fatto che conta: il finanziamento è stato revocato».

Targetti chiede quindi che venga reso pubblico «il cronoprogramma aggiornato in base al quale, nell’aprile 2025, quando restavano 289 giorni al termine del 31 gennaio 2026, l’amministrazione riteneva ancora fattibile l’intervento, nonostante il progetto di fattibilità prevedesse 620 giorni naturali, consecutivi e tassativi».

Sul piano giuridico, per Targetti il danno è già consolidato: «La promessa che l’opera si farà comunque con altre risorse non elimina il danno già prodotto: la perdita dei 6,5 milioni a fondo perduto e l’obbligo di restituire allo Stato 1,95 milioni di anticipazione, spesi per elaborati ormai inutilizzabili, sono un pregiudizio patrimoniale certo». E aggiunge il vizio d’origine: «l’interramento degli impianti a -3,50 metri imposto dal D.I.P. del 2022 e l’incoerenza della D.G.C. n. 177/2025, che ha asseverato la cantierabilità in 289 giorni contro i 620 minimi prescritti dagli stessi elaborati dell’Ente».

Contesta poi l’idea che la Corte dei Conti intervenga comunque di rito: «Si confondono due funzioni distinte: la Sezione di Controllo fa un monitoraggio generale sull’avanzamento delle opere PNRR, senza accertare responsabilità personali; la Procura Regionale, invece, agisce solo a fronte di una specifica notizia di danno, per perseguire la colpa grave dei singoli. Senza il nostro esposto, non ci sarebbe stata alcuna azione risarcitoria ad personam per gli 1,99 milioni di danno».

Sulle penali: «Applicarle è un atto dovuto, ma per la giurisprudenza contabile non basta a scagionare la dirigenza. La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Veneto, sentenza n. 86/2024, considera solleciti e penali un mero formalismo se, davanti a un blocco prolungato, non seguono la risoluzione del contratto e l’escussione delle polizze prima delle scadenze perentorie. Aver lasciato scorrere 16 mesi di paralisi, da dicembre 2023 ad aprile 2025, applicando penali senza rescindere, ha causato la perdita definitiva del PNRR».

Da qui le domande alla Giunta: «Romei dice che c’è la ferma volontà di completare la piscina: ma completare cosa? Il progetto del dicembre 2023, quello riapprovato nell’aprile 2025 o l’esecutivo poi riformulato di cui parlano oggi gli uffici? Qual è il costo aggiornato? Qual è il piano economico-finanziario? Come si sostituiscono i 6,5 milioni revocati? Che ne sarà del mutuo da 9,5 milioni con il Credito Sportivo, ancora in essere?».

Alla lettura di Targetti si affianca quella dell’architetto Filippo Boretti, che sposta il fuoco dal piano giudiziario a quello politico.

«Gli esposti accerteranno eventuali responsabilità. Gli atti pubblici raccontano già una scelta politica: continuare», scrive Boretti. «Non occorre stabilire se qualcuno abbia violato una norma per domandarsi come sia stata governata un’opera pubblica da 16 milioni di euro, finanziata per 6,5 milioni dal PNRR e per altri 9,5 attraverso un mutuo con il Credito Sportivo. La piscina di Iolo non nasce per partenogenesi negli uffici comunali. È una scelta politica. Viene immaginata, candidata, finanziata e portata avanti come Stadio del Nuoto, con ambizioni ben superiori a quelle di una normale piscina comunale».

Boretti ripercorre poi i passaggi chiave. «Il 15 dicembre 2023 la Giunta approva il progetto definitivo con una deliberazione il cui stesso oggetto precisa che l’approvazione è finalizzata al rispetto dei vincoli contrattuali con Istituto Credito Sportivo. La differenza non è semantica. Normalmente si individua un bisogno, si costruisce un progetto adeguato e poi si cercano le risorse. Quando invece la necessità di salvaguardare una scadenza finanziaria diventa una delle ragioni per continuare l’iter, il rapporto rischia di capovolgersi: non sono più i finanziamenti a servire il progetto; è il progetto che deve sopravvivere per non perdere i finanziamenti».

Nel 2025, secondo Boretti, la tensione fra progetto e tempi diventa evidente: «Il 10 aprile il Comune acquisisce il rapporto conclusivo della verifica. Una successiva determinazione comunale qualificherà quella verifica come positiva; la deliberazione del 17 aprile registra tuttavia che nelle relative schede permanevano ancora rilievi aperti. Il 15 aprile il Rup valida il definitivo. Due giorni dopo la Giunta Bugetti lo approva. Il cronoprogramma del progetto di fattibilità prevedeva 620 giorni naturali e consecutivi. Il 17 aprile 2025 ne mancavano 289 al termine del 31 gennaio 2026. Il cronoprogramma originario ne prevedeva 620. Ne restavano 289. E la politica decide di continuare».

«Questo non dimostra automaticamente alcun illecito – precisa Boretti –. Un cronoprogramma può essere modificato, le lavorazioni riorganizzate, un progetto accelerato. Va anche riconosciuto che lo stesso Comune afferma di avere esercitato controlli sull’appaltatore, inviato solleciti e diffide, applicato penali e contestato i ritardi. Ma proprio per questo la domanda politica diventa più precisa: quando la distanza fra ciò che era stato programmato e ciò che era ormai realisticamente realizzabile è diventata tale da imporre una nuova decisione? Fermare. Correggere. Riprogettare. Oppure continuare assumendosene la responsabilità».

E sulle responsabilità: «Persino le assenze dalle sedute raccontano un paradosso. Matteo Biffoni risulta assente in quattro deliberazioni-cardine: candidatura al PNRR, Documento di indirizzo alla progettazione, progetto di fattibilità con piano economico-finanziario e definitivo del dicembre 2023. Valerio Barberis, allora assessore, è presente in due di quei passaggi e assente negli altri due, compreso quello del dicembre 2023. Non faccio dietrologie sulle ragioni delle assenze. Ma un principio resta: si può essere assenti da una deliberazione. Non dalla responsabilità politica dell’amministrazione che si governa. E la vicenda non si ferma a Biffoni. Nell’aprile 2025 la Giunta Bugetti riceve un progetto già segnato da anni di difficoltà e sceglie ancora di approvarlo».

La chiosa di Boretti: «Oggi conosciamo il risultato. Il Dipartimento per lo Sport ha revocato i 6,5 milioni del PNRR. Il Comune deve restituire 1,95 milioni già ricevuti. E il mutuo da 9,5 milioni resta formalmente in essere. Il Comune potrà certamente essere parte lesa se emergeranno inadempimenti dell’appaltatore. Ma la politica non può essere parte lesa delle proprie decisioni».

A proposito di atti. È passato un mese esatto dalla richiesta di accesso agli atti sulla perdita di oltre 6 milioni di euro di fondi PNRR destinati al progetto Stadio dell’Acqua – Piscina di Iolo e dal Comune non è arrivato un solo documento. Lo denunciano il presidente della Sesta Commissione Consiliare Permanente di Controllo e Garanzia Aldo Godi, la vicepresidente Cristina Attucci e i consiglieri Jonathan Targetti, Gabriele Agati ed Eleonora Cioni.

La richiesta, presentata il 27 luglio, riguardava atti già puntualmente individuati: delibere di approvazione del progetto, convenzione con Sport e Salute S.p.A., contratto con la società di progettazione e atto di nomina del Commissario straordinario.

Secondo quanto riferito dai consiglieri, il Servizio competente ha risposto riconoscendo il diritto di accesso, ma limitandosi ad annunciare un’istruttoria «non appena completate le necessarie verifiche», senza indicare termini, e proponendo un incontro per circoscrivere la richiesta, senza alcuna trasmissione nemmeno parziale.

«Non mettiamo in discussione la complessità di un fascicolo che attraversa più annualità – scrivono i consiglieri – ma la complessità non può diventare un alibi per non consegnare nemmeno gli atti già identificati con precisione. Quando sono in gioco oltre 6 milioni di euro di fondi pubblici andati persi, la trasparenza non è un optional: è un dovere istituzionale verso i cittadini di Prato».

Da qui la diffida formale inviata oggi, che chiede la consegna immediata entro dieci giorni dei documenti già individuati e la fissazione di un termine certo per il resto, riservandosi in caso di ulteriore silenzio di ricorrere al Tar con il rito speciale previsto per l’accesso agli atti.

«Da una parte un comunicato anonimo degli uffici sosteneva ieri l’assenza di qualsiasi richiesta di accesso agli atti – concludono Godi e Attuccidall’altra la nostra istanza formale del 27 luglio è stata riscontrata con un rinvio a data da destinarsi. Un’incongruenza grave che rende tangibile l’imbarazzo dell’amministrazione. La Commissione di Controllo esiste proprio per vigilare su vicende come questa».

Il caso ha anche risonanza nazionale grazie all’intervento di Matteo Hallissey, Presidente di +Europa e Radicali Italiani. «Esprimo la mia solidarietà a Jonathan Targetti per gli attacchi ricevuti dopo aver sollevato il caso della piscina olimpionica di Iolo – dice Hallissey –. Parliamo di un progetto che ha perso 6,5 milioni di euro di finanziamento PNRR e sul quale è sacrosanto che un consigliere comunale di opposizione chieda conto di quanto accaduto. Liquidare queste richieste come ‘speculazione politica’ non aiuta a fare chiarezza. Chi amministra ha il dovere di rendere conto del pubblico denaro, mettendo a disposizione documenti e rispondendo nel merito alle domande poste. Tanto più oggi che anche il presidente della Commissione Controllo e Garanzia ha dovuto diffidare il Comune per ottenere documentazione richiesta da settimane. Targetti fa bene a continuare a chiedere trasparenza: sui soldi dei contribuenti la risposta non può mai essere attaccare chi pone le domande».