La conferenza stampa di Montedomini: nessuna assunzione di responsabilità

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L’Asp risponde alla stampa e non alla città, che resta fuori la sala. “Una conferenza stampa che avrebbero dovuto tenere la Sindaca e la Giunta già giorni fa, e i cui contenuti contestiamo anche a distanza di tempo”.

 

“Ci ha colpito negativamente il modo in cui è stata convocata la conferenza stampa di oggi dell’ASP Firenze Montedomini sul proprio patrimonio immobiliare, a partire da chi poteva parteciparvi”, sottolinea Dmijtri Palagi di Sinistra Progetto Comune.

“In un primo momento è stato detto «solo stampa», e abbiamo dovuto ricordare che anche chi siede in Consiglio comunale ha il diritto di ascoltare: è bastato esplicitarlo. Fuori sono però rimaste le altre persone, comprese quelle di comitati e movimenti. Che senso ha rinchiudersi in una fortezza e annunciare che si sarebbe risposto solo a giornaliste e giornalisti?
Le risposte politiche, ci è stato detto, arriveranno in Commissione controllo il 30 luglio, sempre che il Presidente possa parteciparvi, perché ancora non è certo. Ma non spetta a lui darle: spetta a chi lo ha nominato”.

“C’è, in chi governa la Città, una profonda incapacità di rispettare le grammatiche politiche e istituzionali, e dispiace, perché fa arretrare l’intero dibattito pubblico.
Oggi è andato in scena un pezzo di potere cittadino che risponde in autonomia alla stampa: e questo, di per sé, è un enorme problema di sistema”.

“I numeri li ha messi l’Azienda, e danno ragione a chi da giorni ripete che non siamo davanti a casi isolati.
Su un patrimonio che nei bilanci supera le 428 unità, l’ASP dichiara oggi che 23 immobili hanno un CIN: di questi, 12 con attività turistico-ricettive e 11 con affitti brevi. Non «meno di una ventina di casi» da derubricare a incidente, ma un pezzo strutturale della gestione.

“È esattamente quello che diciamo dal 16 luglio, nel silenzio della Sindaca e della Giunta: la messa a reddito turistica del patrimonio pubblico non è un’anomalia di via Guelfa, è una logica. La conosciamo perché non la condividiamo e la contrastiamo da anni. Ed è ipocrita pretendere una specificità tutta di Montedomini, quando lo stesso schema attraversa altri grandi patrimoni della città. Si è rivendicata la sostenibilità come necessità di «far fruttare gli immobili», e in quel linguaggio c’è tutto il sistema. Solo dopo tutti questi giorni si scopre che l’eccellenza vantata del Centro Diurno Alzheimer «Athena» sarebbe possibile «grazie a queste valorizzazioni»: ma allora il tema era questo fin dall’inizio, non un dettaglio da svelare a scandalo esploso. E pesa una contraddizione: ai privati si vuole limitare la locazione turistica breve perché non vivano di rendita, mentre nel pubblico la si accetta per «fare cassa». Per noi il pubblico deve dimostrare che un altro modello è possibile. Una parte della conferenza è sembrata una questione personale del Presidente: e non è questo il punto. Non ci interessano, come gruppo consiliare, né il suo lavoro né il suo passato politico, né eventuali tensioni tra studi legali. La questione politica è un’altra, e ha un solo indirizzo: chi ha nominato quel Consiglio di amministrazione, chi doveva esercitare il controllo previsto dallo statuto e non ne ha lasciato traccia, chi ha incassato 77 milioni di imposta di soggiorno nel 2024 senza destinarne strutturalmente un euro all’abitare o a chi finisce ai margini. Non cerchiamo capri espiatori e non chiediamo teste. Chiediamo che il patrimonio nato per l’assistenza e per il diritto alla casa torni alla sua funzione sociale (abitare, diritto allo studio, assistenza) e che a risponderne, in Consiglio e non solo davanti alla stampa, siano la Sindaca e la Giunta, che questo modello di città lo hanno costruito e avallato. Chiediamo che ci sia un modo diverso di gestire il potere e risponderne pubblicamente”, conclude Palagi.
“Risposte che mancano, uno scandalo non compreso. Ci torneremo a breve”, afferma Massimo Torelli di Salviamo Firenze per Viverci. “Chi e in quale sede ha deciso tra il 2021 e il 2022 di inserire il famoso art.11 nella bozza contrattuale che prevede la possibilità esplicita di fare affitti brevi? Il Cda, il Presidente Paccosi in autonomia o in accordo con il Comune? Perché l’art.11 è stato continuato ad essere applicato dopo l’estate 2023, primo blocco degli affitti brevi? Mi sembra comunque di capire che l’avv. Frittelli non colga il punto dello scandalo che è: in proprietà pubbliche destinate all’ospitalità aprono affitti turistici”.