L’estate rovente e la grande illusione “green”: si abbattono i giganti ad alto fusto e si toglie l’asfalto col contagocce

GERMOGLI PH: 5 GIUGNO 2022 FIRENZE  VIALI DI CIRCONVALLAZIONE CALDO AFA TEMPERATURE RECORD

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Mentre la Regione studia leggi anti-afa e la scienza ricorda che solo le grandi chiome abbassano le temperature fino a 10 gradi, Palazzo Vecchio celebra briciole di depavimentazione e sacrifica centinaia di alberi storici sull’altare delle cantierizzazioni

 

Firenze brucia sotto i 40,8 gradi di un agosto rovente, ma a far salire la febbre della città non è soltanto l’anticiclone. È la profonda, grottesca schizofrenia con cui le istituzioni locali affrontano l’emergenza climatica. Sfogliando la cronaca cittadina, il quadro che si compone sotto gli occhi dei fiorentini ha il sapore amaro della beffa: da un lato il Presidente della Regione Eugenio Giani preannuncia a gran voce una legge speciale “anti-afa” per finanziare l’ombreggiamento e la ripiantumazione delle isole di calore; dall’altro la giunta comunale di Firenze sventola ai quattro venti il proprio piano di “depavimentazione”, spacciandolo per una rivoluzione d’avanguardia.

Ma basta scavare un millimetro sotto la superficie dei comunicati stampa per rendersi conto di come la narrazione dell’amministrazione fiorentina stia letteralmente crollando sotto il peso della realtà. L’assessora all’Ambiente e vice sindaca Paola Galgani dichiara con enfasi che “depavimentare è fondamentale”, celebrando il traguardo dei circa 11.000 metri quadrati di asfalto liberati e promettendo di toccare quota 17.000 entro il prossimo anno, con una spesa complessiva di 3,5 milioni di euro nell’arco dell’intero mandato. A prima vista potrebbe sembrare un impegno virtuoso, ma basta fare due calcoli per comprenderne l’inconsistenza: 17.000 metri quadrati in una città come Firenze equivalgono a poco più di un campo di calcio e mezzo. Spandere questa superficie microscopica in decine di interventi pulviscolari – per lo più piccoli cortili scolastici, orticelli didattici e scivoli in legno – rappresenta una goccia d’acqua scagliata su una piastra rovente. È una quantità risibile, del tutto incapace di scalfire la cappa di calore che attanaglia i quartieri saturati dal cemento.

Ma il cortocircuito più eclatante – e concettualmente imperdonabile – risiede nell’ormai drammatico bilancio arboreo della città. In nome di un sbandierato “trasporto green”, incarnato dalle nuove linee tramviarie e dal restyling della viabilità, il Comune di Firenze sta autorizzando da anni il taglio sistematico di centinaia di alberi pluridecennali ad alto fusto. Viali storici che per oltre mezzo secolo hanno garantito una galleria d’ombra naturale, assorbendo tonnellate di smog e schermando l’asfalto dai raggi solari, vengono rasati al suolo dalle motoseghe dei cantieri.

A smontare la propaganda di Palazzo Vecchio interviene con lucida ferocia la scienza, per bocca del professor Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura dell’Università di Firenze ed esperto di fama internazionale. Ferrini chiarisce senza mezzi termini un principio biologico basilare: “La depavimentazione non è sufficiente. Perché solo alberi e piante riescono a ridurre le temperature. Tra un prato e un piazzale, non cambia molto”. Ciò che rinfresca realmente l’aria urbana – garantendo cali di temperatura di 3 gradi medi e picchi straordinari fino a 9 o 10 gradi nelle ore più torride – è l’imponente processo di traspirazione fogliare svolto esclusivamente dalle grandi chiome ad alto fusto.

Ed è qui che l’arroganza della programmazione comunale mostra la sua falla irreparabile, ammessa – forse inavvertitamente – dalla stessa assessora Galgani. Intervistata sui tempi di risposta del verde urbano, l’assessora ammette che per un progetto di rigenerazione servono “almeno 8-10 anni” e che “quello che piantiamo oggi sarà operativo non prima di cinque anni”. La matematica ecologica non mente: quando il Comune abbatte un pino, un tiglio o un leccio di cinquant’anni per fare spazio ai binari della tramvia e lo sostituisce con un gracile rametto da vivaio in qualche aiuola periferica, sta deliberatamente condannando la cittadinanza a un vuoto microclimatico lungo almeno un decennio. Per dieci estati da bollino rosso, i residenti di quel quartiere saranno privati della protezione naturale di 10 gradi in meno, soffocando nell’asfalto mentre la politica si autocompiace per aver installato quattro fioriere e un po’ di pavimentazione drenante.

Siamo di fronte a una stridente schizofrenia amministrativa: la Regione annuncia di voler reperire fondi idrici e leggi speciali per raffrescare la piana, mentre il Comune demolisce l’infrastruttura verde più preziosa, efficace ed efficiente che la città già possiede — i suoi alberi secolari. Firenze non ha bisogno di maquiillage ecologico, di “rifugi climatici” su carta o di micro-interventi di facciata utili solo per i bilanci di sostenibilità da esibire nelle conferenze stampa. Se l’amministrazione fiorentina vuole davvero dimostrare sensibilità ecologica, fermi immediatamente la motosega facile sui viali alberati, riprogetti le infrastrutture di trasporto attorno e non contro le alberature esistenti e applichi le indicazioni della ricerca scientifica, a partire dal riuso delle acque reflue per l’irrigazione suggerito dal professor Ferrini. Tutto il resto è soltanto propaganda di palazzo, mentre la città brucia sotto i colpi del cemento e delle scelte sbagliate di chi la governa.