Nel confronto tra gennaio e settembre 2026 e lo stesso periodo del 2025, la Regione registra un arretramento sia per le prime visite (-1,1%) sia per gli esami diagnostici (-1,5%). La classe di priorità P viene attribuita al 4,1% delle prime visite, contro una media nazionale del 34,9%.
Le liste d’attesa restano un problema aperto per la sanità toscana. I dati diffusi il 27 ottobre dalla Fondazione Gimbe, sulla base del bollettino Agenas aggiornato al 30 settembre 2026, segnalano un peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2025 nella quota di prenotazioni effettuate entro i tempi previsti, sia per le prime visite specialistiche sia per gli esami diagnostici. La Toscana è tra le sei Regioni che registrano un arretramento su entrambi gli indicatori, insieme a Calabria, Campania, Lazio, Molise e Sicilia. Per le prime visite peggiora anche la Sardegna, mentre per gli esami diagnostici il calo riguarda la Provincia autonoma di Bolzano.
Nel dettaglio, per la Toscana la variazione riportata è negativa dell’1,1% per le prime visite e dell’1,5% per gli esami diagnostici. Si tratta di dati che richiedono un approfondimento sulle singole prestazioni e sulle relative classi di priorità, ma che segnalano un andamento meno favorevole rispetto all’anno precedente. Il peggioramento regionale va letto nel contesto di un quadro nazionale che presenta luci e ombre: nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni monitorate in Italia sono salite da 19,75 a 21,81 milioni e la quota di prenotazioni entro i tempi è aumentata di 1,7 punti percentuali sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici. Questo miglioramento nazionale, tuttavia, non si riflette in modo uniforme in tutte le Regioni.
Un altro dato riguarda l’attribuzione della classe di priorità P per le prime visite, associata a un tempo massimo di 120 giorni. In Toscana questa classe rappresenta il 4,1% delle prime visite, contro una media nazionale del 34,9%. Il dato è molto distante da quello della Basilicata, dove la quota raggiunge l’85,4%, ma occorre chiarire che non significa che soltanto il 4,1% delle visite toscane venga prenotato o effettuato nei tempi. Si tratta della quota di prestazioni alle quali viene attribuita quella specifica classe di priorità. La distribuzione delle priorità incide quindi sull’interpretazione dei confronti regionali.
C’è poi il tema della rinuncia alle cure. Secondo i dati riportati da Gimbe, nel 2025 il 7,9% della popolazione toscana ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,6%. Il dato regionale è inferiore a quello italiano, ma riguarda comunque una quota di cittadini che non ha ottenuto una o più prestazioni di cui aveva bisogno. Non è corretto attribuire automaticamente queste rinunce alle liste d’attesa: possono intervenire anche altri fattori, compresi i costi delle prestazioni. A livello nazionale, il rapporto Bes 2026 dell’Istat indica proprio le lunghe attese come la causa più frequente di rinuncia alle cure, seguita dai costi.

