L’Ordine dei Giornalisti tace sul caso del comunicato “aggiornato”?

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È successo altre volte? Senza intervento può succedere di nuovo.

 

Non stupisce che l’ufficio stampa del Comune di Firenze abbia provato, in modo peraltro grossolano e facendosi subito pizzicare (l’opposizione serve altrimenti tutto passerebbe sotto silenzio), ad alterare le date dei lavori per coprire i palesi ritardi. Quello che stupisce, e molto, è altro.

Stupisce soprattutto l’assenza di un intervento da parte dei paladini dell’informazione, da coloro che dovrebbero difendere la rispettabilità dell’informazione, che dovrebbero ergersi a difensori della verità, contro le fake news che non sono solo le bufale che girano sui social ma anche le menzogne del potere.

Perché se un ufficio stampa istituzionale – non del sindaco, del partito, ma dell’amministrazione – modifica a posteriori comunicati ufficiali di quasi due anni fa, cambiando le date di fine lavori per far tornare i conti con i ritardi di oggi, non siamo davanti a una svista. Siamo davanti a una pratica di menzogna.

E allora dove sono finiti coloro che dovrebbero sorvegliare? Sono intervenuti contro questa pratica? Hanno richiamato l’ufficio stampa, per altro composto da giornalisti? Hanno ribadito, come si spiega nei corsi deontologici, che anche un ufficio stampa è soggetto a un’etica della professione?

In passato, l’Ordine dei Giornalisti interveniva con regolarità nel dibattito, difendeva colleghi, censurava comportamenti sbagliati in nome della deontologia. Come mai non interviene pubblicamente per stigmatizzare questa pratica scorretta? Così, almeno, la prossima volta, perché ci sarà una prossima volta e ci sarà ancora un assessore/assessora che vorrà cambiare a posteriori le date, il collega ci penserà due, tre volte, sentirà il peso della menzogna. Il discorso vale anche al passato: quante volte è successo?

Il tema non è più politico. È, appunto, deontologico. Riguarda la credibilità dell’informazione istituzionale, il diritto dei fiorentini a ricevere dal proprio Comune informazioni veritiere, il diritto degli stessi giornalisti a ricevere informazioni veritiere.

Su questo non servono giri di parole o silenzi. Serve una presa di posizione chiara. Se vorranno, sarà ben accetta la presa di posizione dell’Ordine. In alternativa, si dovrà prendere atto che certe pratiche censurabili sono diventate d’uso. O comunque tollerate.

PS: Sara, dov’è Kata?

In copertina: copyright Wikimedia Commons