Il comunicato del 15 gennaio 2025 indicava la conclusione dei lavori «pre-esercizio compreso, a fine 2026». Oggi quella formulazione non compare più sulla pagina del Comune, che riporta come ultima modifica il 13 agosto 2026. Gandolfo e Chelli chiedono spiegazioni e arrivano a invocare le dimissioni dell’assessore Giorgio
La tramvia Firenze-Bagno a Ripoli finisce al centro di una nuova polemica, questa volta non soltanto per i tempi dell’opera, ma per quello che sarebbe accaduto a un comunicato ufficiale del Comune di Firenze. Il caso riguarda la linea 3.2.1 e, più precisamente, il testo pubblicato il 15 gennaio 2025, quando Palazzo Vecchio annunciò l’avvio dei lavori indicando la conclusione delle lavorazioni «pre-esercizio compreso, a fine 2026». Una formulazione che, secondo quanto ricostruito nei comunicati e nei materiali diffusi all’epoca, lasciava intendere la possibilità di arrivare alla messa in esercizio all’inizio del 2027. A rendere ancora più precisa quella prospettiva era stata anche l’indicazione del 27 gennaio 2027 come possibile data di inaugurazione, riferita ai giornalisti dal presidente di Tram Spa Fabrizio Bartaloni.
Oggi, però, lo scenario è cambiato: l’assessore alla Mobilità Andrea Giorgio ha indicato nell’estate 2027 il nuovo orizzonte per la messa in esercizio della linea. Ed è proprio a questo punto che emerge il secondo elemento della vicenda: il comunicato del gennaio 2025 presente sul sito del Comune risulta avere come ultima modifica il 13 agosto 2026 e non contiene più le parole «pre-esercizio compreso». La versione originaria, invece, è ancora reperibile nel materiale pubblicato da FirenzeTramvia.it. È su questa differenza che si concentrano le contestazioni dei consiglieri Giovanni Gandolfo e Matteo Chelli, che accusano l’amministrazione di aver modificato a posteriori il testo per attenuare la portata del ritardo: «Il 15 gennaio 2025 il Comune di Firenze annunciava che i lavori della tramvia per Bagno a Ripoli si sarebbero conclusi, “pre-esercizio compreso, a fine 2026”», ricorda Gandolfo, sottolineando come oggi l’orizzonte temporale sia invece spostato all’estate del 2027. La domanda politica posta dal consigliere è dunque molto precisa: perché modificare proprio adesso un comunicato pubblicato oltre un anno e mezzo fa? E ancora: «Chi ha disposto la modifica? Chi l’ha materialmente effettuata? Perché è stata effettuata?».
Chelli ricostruisce la stessa sequenza temporale e sottolinea come il giorno successivo alla pubblicazione del vecchio comunicato da parte del giornalista Donato Mongatti, le parole «pre-esercizio compreso» siano scomparse dalla versione presente sul sito istituzionale. Il consigliere definisce l’episodio «inaudito» e sostiene che da una sua precedente intervista radiofonica dell’assessore, risalente al marzo 2025, emergerebbe chiaramente l’impegno originario a concludere i lavori della 3.2.1 entro il 2026. La questione, dunque, si sposta rapidamente dal semplice conteggio dei mesi di ritardo alla gestione della comunicazione istituzionale. Per i consiglieri, infatti, il problema non sarebbe soltanto che il cronoprogramma sia slittato, ma che un documento del Comune relativo a un impegno temporale assunto pubblicamente sia stato modificato successivamente, proprio mentre il nuovo termine dell’estate 2027 rende evidente lo scostamento rispetto alle previsioni originarie.
Il punto, naturalmente, richiede una risposta dell’amministrazione: se si è trattato di una correzione, occorre spiegare che cosa sia stato corretto e perché; se invece il cronoprogramma è stato modificato nel corso dell’opera, resta da chiarire perché il testo storico del comunicato sia stato aggiornato senza una spiegazione contestuale. È questa la domanda che i consiglieri vogliono portare a Palazzo Vecchio. Non si tratta soltanto di sapere quando arriverà la tramvia a Bagno a Ripoli, ma di capire come l’amministrazione conserva e modifica la propria comunicazione ufficiale quando le previsioni iniziali non coincidono più con la realtà.
Gandolfo considera la vicenda sufficiente per chiedere le dimissioni dell’assessore Giorgio: «Quando un’amministrazione sbaglia una previsione, lo ammette. Quando un’opera slitta, ne spiega le ragioni. Quando un impegno non viene rispettato, se ne assume la responsabilità». Chelli arriva alla stessa conclusione, sostenendo che chi non sarebbe in grado di assumersi la responsabilità politica dei propri annunci non dovrebbe ricoprire un incarico di primo piano.
Palazzo Vecchio dovrà chiarire perché quella pagina del 2025 sia stata modificata il 13 agosto 2026 e chi abbia disposto la modifica. Perché la differenza tra «fine 2026, pre-esercizio compreso» e un generico riferimento alla conclusione dei lavori riguarda il modo in cui viene ricostruito pubblicamente il cronoprogramma di un’opera strategica per Firenze. E soprattutto riguarda la possibilità, per i cittadini, di confrontare ciò che era stato annunciato con ciò che effettivamente accade.


