Tram Spa propone demolizione e ricostruzione con 366 giorni di lavori, mentre la verifica indipendente indica la possibilità di consolidare il manufatto in circa sette mesi. E la scadenza di fine 2026 si avvicina.
Siamo a ottobre 2026. La linea tramviaria 3.2.1 avrebbe dovuto entrare in esercizio entro la fine del 2026, ma mentre quella scadenza si avvicina, siamo ancora qui: il Comune e Tram Spa discutono su come intervenire sul ponte da Verrazzano, con posizioni contrapposte, mentre i binari sono ormai quasi pronti da una parte e dall’altra.
Da oltre un anno si susseguono valutazioni, contrasti tecnici e decisioni che sembrano rimettere continuamente in discussione quelle precedenti. Tram Spa propone di demolire e ricostruire il ponte, con 366 giorni di lavori, esclusi progettazione e autorizzazioni. Il Comune ha invece percorso la strada della verifica indipendente Val 4, che indica la possibilità di consolidarlo in circa sette mesi, con una spesa stimata di sette milioni di euro.
A questo punto viene spontaneo chiedersi se l’assessore Giorgio, davanti al rischio di aggiungere un altro anno di cantiere a un’opera già in ritardo, abbia cercato nella Val 4 una via d’uscita per limitare i danni. È un’ipotesi, non una certezza. Ma la domanda politica resta: com’è possibile che, a questo stadio dei lavori, Comune e società costruttrice siano ancora così distanti su una questione tanto decisiva?
E qui arriviamo al punto più grave. Il ponte non è comparso ieri sulla mappa di Firenze. Le indagini e le verifiche sul manufatto risalgono anche al 2018: un elemento che rende ancora più difficile comprendere perché, a distanza di anni, la soluzione definitiva sia diventata una questione urgente soltanto adesso.
Non stiamo parlando di un imprevisto emerso all’ultimo momento durante uno scavo. Parliamo di un’infrastruttura esistente, indispensabile al funzionamento della linea, che avrebbe dovuto essere studiata, valutata e inserita con chiarezza nella programmazione dell’opera. E invece, mentre i binari avanzavano, la decisione su come rendere utilizzabile il ponte restava appesa a una disputa tra chi realizza la tramvia e chi la amministra.
Questa non è soltanto una questione tecnica: è una questione di responsabilità politica. Chi governava il progetto avrebbe dovuto pretendere per tempo certezze su costi, tempi e interventi necessari, non trovarsi a inseguire una soluzione quando il resto della linea è ormai quasi pronto.
Se il consolidamento sarà davvero la strada più rapida e conveniente, tanto meglio. Ma non basterà a cancellare anni di ritardi e l’impressione di un’opera gestita senza una regia capace di anticipare i problemi.
Il simbolo di questa vicenda è tutto qui: i binari aspettano il ponte, i cittadini aspettano risposte e l’amministrazione, ancora una volta, rincorre un problema che avrebbe dovuto affrontare per tempo.

