L’immobile, ceduto dal Comune nel 2014 e acquistato nel 2023 dal gruppo LDC Hotels & Residences, è oggi oggetto di un intervento immobiliare di fascia altissima che riaccende il dibattito sulla gestione del patrimonio pubblico nella Firenze PD
La trasformazione di Palazzo Vivarelli Colonna in un complesso residenziale di extra lusso domina ormai da giorni il dibattito politico. A intervenire oggi è Paolo Bambagioni, presidente della Commissione Controllo e consigliere comunale della Lista Schmidt, dopo le notizie di stampa relative a un contributo economico erogato dalla società LDC all’associazione “Punto su Firenze”, tradizionalmente vicina all’ex sindaco Dario Nardella. Ricordiamo inoltre che LDC è stato uno dei finanziatori della campagna elettorale del 2024 di Sara Funaro.
La vicenda si inserisce in una storia che affonda le radici nel 2014, quando l’immobile, fino ad allora di proprietà del Comune di Firenze e sede di uffici comunali, venne ceduto a Cassa Depositi e Prestiti. Nel 2023 il palazzo è stato acquistato da FDC Italia, società riconducibile al gruppo internazionale LDC Hotels & Residences del magnate taiwanese Nelson Chang, con un progetto di recupero che prevede la realizzazione di appartamenti di lusso, spazi commerciali e la riapertura al pubblico del giardino storico.
Negli ultimi giorni la vicenda è tornata al centro dell’attenzione anche per le indiscrezioni sui valori di vendita delle future residenze, che secondo le offerte già immesse sul mercato raggiungerebbero quotazioni fino a circa 24 mila euro al metro quadrato, alimentando nuove polemiche sul processo di trasformazione del centro storico fiorentino in un grande albergo diffuso.
È in questo contesto che si inserisce l’affondo di Bambagioni: «Si apprende dalla stampa che la società LDC ha erogato un contributo a “Punto su Firenze”, associazione da sempre legata all’ex sindaco Nardella. La società ha acquisito Palazzo Vivarelli Colonna: un altro colpo al patrimonio pubblico, un altro affare d’oro per un privato». Secondo il presidente della Commissione Controllo, l’operazione rappresenterebbe il simbolo di una politica urbanistica che negli anni ha favorito grandi operatori internazionali nella riconversione di immobili storici pubblici.
«Un modello di città in cui poche multinazionali prendono tutto e non restituiscono alcunché è un modello da respingere», afferma il consigliere della Lista Schmidt, che poi chiama direttamente in causa il Partito Democratico: «All’elettorato e agli eletti PD chiedo: vi sembra bello che mentre la città soffre per tante deficienze il sindaco di allora si sia preoccupato più di fare contenti gli speculatori che i propri concittadini? Cosa rimane alla città di questa speculazione privata?».
