Palle in movimento in Plures: Irace out, Biffoni è rimasto col Ciolini in mano e anche il PD pratese si muove

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L’ad Alberto Irace è in uscita (nonostante un tentativo in extremis di nuova proroga, a quanto risulta a LFCV) e il 20 novembre è atteso un nuovo CdA che dovrà ridisegnare gli equilibri.

Fortemente in bilico anche la posizione di Nicola Ciolini, attuale vicepresidente di Plures e attuale ad di Estra, difeso usque ad finem dal sindaco Biffoni e, al momento, solo da lui. Firenze è in pressing e chiede discontinuità, mentre Biffoni appare stretto nella ridotta della Valtellina pratese.

Sullo sfondo si inserisce la recente mozione del gruppo PD di Prato, un atto che prova a tracciare gli indirizzi strategici per la multiutility alla luce del Piano industriale 2025-2029 da 2,5 miliardi di euro. Ma il testo, presentato in occasione del Consiglio comunale straordinario di giovedì 5 novembre, mette in evidenza alcune criticità.

In primis, il nodo della governance. La mozione PD impegna proprio il sindaco Biffoni – figura chiave nella genesi di Plures S.p.A. insieme a Nardella, Barnini e anche Tomasi di Fratelli d’Italia – a promuovere «un’evoluzione della struttura organizzativa e della governance interna», affinché l’integrazione non resti «un’operazione meramente societaria» ma superi «duplicazioni di funzioni, sovrapposizioni decisionali e inefficienze operative». È la certificazione che, tre anni dopo, quella che ha portato alla nascita di Alia-Plures è stata una fusione a freddo.

Altro nervo scoperto: gli impianti. Il documento prende atto che l’autorizzazione di Case Passerini «è stata annullata in via definitiva dal Consiglio di Stato nel 2018» e rileva che l’incidenza dei costi rifiuti sulle tariffe rappresenta «una criticità reale per famiglie e imprese». La risposta proposta passa dal contenimento degli aumenti e, sul fronte impiantistico, apre alla «disponibilità a valutare ipotesi localizzative sul proprio territorio», purché accompagnate da benefici concreti.

Tra le novità figurano l’ipotesi di «un’evoluzione verso il modello di società benefit», sulla scorta di quanto fatto da altre multiutility, e la proposta di «un osservatorio sui servizi svolti» per garantire maggiore conoscibilità dei dati sui rifiuti.

Nonostante il tentativo di quadratura politica evidente nel significativo documento dem, nel territorio il malumore cresce e, mentre Montemurlo tace (lo fa notare l’opposizione di Centrodestra il sindaco Calamai, che è anche presidente della provincia), si fanno sentire i Comuni medicei (insieme a Campi Bisenzio), che tornano a criticare duramente Plures S.p.A. dopo il ricorso al TAR.

Da Firenze, secondo quanto trapela, si insiste per un amministratore delegato di maggiore affidabilità nei rapporti con l’ATO e i Comuni, visto proprio il recente ricorso al TAR che ha destato non poche perplessità anche nell’ambiente dem, ipotizzando nuovi organismi intermedi di controllo e vigilanza per correggere la rotta sul PEF.

Sempre a Prato, oltre al consueto attivismo di Jonathan Targetti (che ha presentato un ricorso sul terzo mandato di Biffoni), resta aperta la partita di Gida, lo storico impianto di depurazione oggi ritenuto vetusto da più parti. Un pessimo affare, per Plures, l’acquisizione di un impianto del genere che ancora necessita di importanti miglioramenti, suggeriscono alcuni. E al centro del fuoco incrociato c’è sempre la figura di Ciolini: che sia l’effettivo responsabile o il capro espiatorio designato, la sua poltrona è ormai al centro del dibattito.

E, a proposito di Estra, sullo sfondo si iniziano a captare riflessioni sul doppio ruolo di Francesco Macrì tra la Estra (recente al centro di un focus su Estra Energie) e il gioiello dell’industria della difesa, Leonardo (che promette sviluppo nelle terre di Siena). Per ora se ne parla sottovoce, ma è un tema. Anche se Macrì è, allo stato attuale, l’unico dirigente espressione dell’area del Centrodestra (che post-Tomasi ha perso Pistoia e il posto nel CdA), lui che può vantare un rapporto diretto con Crosetto e con Meloni.