Piazzale Michelangelo: la scalinata monumentale è una vera via crucis. Ma a pagare saranno i fiorentini?

la scalinata di Monte alle Croci

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Dopo la chiusura dal 2022 ora i fiorentini dovranno pagare anche il contenzioso con l’ex bar dato che ha il comune di Firenze ha perso in tribunale?

 

Quella della scalinata di Monte alla Croci è una di quelle vicende che vanno avanti da anni è che paiono non trovare fine. Eppure, meriterebbe più rispetto questa ripida scalinata, considerata la più antica Via Crucis monumentale d’Italia, che esisteva ancora prima che esistesse il Piazzale Michelangelo e che era uno dei percorsi devozionali più importanti fin dalla Firenze antica.

Fu realizzata nel 1628 per iniziativa del frate francescano padre Salvatore Vitale, religioso dell’Osservanza proveniente dal Santuario della Verna, che volle ricreare sul colle fiorentino il cammino della Passione di Cristo. Fu lui a ideare le quattordici stazioni, segnate da semplici croci lignee collocate su basamenti in pietra e a scrivere anche un libretto destinato a guidare i fedeli nella preghiera lungo il percorso.

La devozione ebbe un successo straordinario. Durante la Quaresima migliaia di fiorentini uscivano da Porta San Niccolò per salire in processione fino alla chiesa di San Salvatore al Monte, tanto che il colle assunse il nome di Monte alle Croci, ancora oggi utilizzato per indicare questa parte della città.

Nel corso del Settecento il percorso venne ulteriormente valorizzato con la piantumazione di una doppia fila di cipressi, destinata a proteggere i pellegrini dal sole estivo e dai venti invernali.

La storia della scalinata in realtà è ancora più remota, dato che ricalca un antico collegamento medievale che permetteva di raggiungere la basilica di San Miniato al Monte dalla città.

La sua esistenza è documentata già nel Duecento e trova una celebre testimonianza nella Divina Commedia quando nel XII canto del Purgatorio: Dante paragona la salita al monte del Purgatorio proprio alle ripide scale che conducevano alla basilica fiorentina, ricordando con nostalgia un’epoca in cui Firenze era amministrata con maggiore onestà; ancora oggi, all’inizio della salita da San Niccolò, una lapide riporta quei celebri versi.

Veniamo alla chiusura che ormai va avanti da anni e alla lunga storia di un brutto affare che pare non conoscere fine. La storica scalinata dopo evidenti e pericolosi segni di degradazione è stata chiusa dal comune di Firenze l’11 marzo 2022 per motivi di sicurezza, dopo il cedimento di un tratto della pavimentazione avvenuto nella parte superiore del percorso, quello che va dal Giardino delle Rose alla sommità della salita verso San Salvatore al Monte. Inizialmente, rimase aperto il tratto dall’inizio della scalinata fino al Giardino delle Rose e contestualmente fu presentato un progetto di restauro e consolidamento del valore complessivo di 1,2 milioni di euro.

I lavori concordati con la sovrintendenza, sono partiti nell’
ottobre 2022 e hanno interessato, con un primo intervento, il consolidamento dei muri di sostegno e la messa in sicurezza della struttura; successivamente è stato avviato il restauro della gradinata, delle quattordici stazioni della Via Crucis, dei muri laterali e avviata la realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione monumentale e poi si sono bloccati nel febbraio 2023 quando i tecnici del comune hanno detto che era necessario demolire il bar, chiuso da tempo per altro, che si trova nell’area e che poggiava sui muri della stessa scalinata.

Il privato, però, ha negato l’accesso ai locali e ha aperto un contenzioso civile contro il Comune impugnando l’atto di ripresa forzosa dell’immobile.

Nel frattempo, per fortuna, una prima parte del percorso è stata riaperta il 18 dicembre 2024. Sembrava la luce in fondo al tunnel, ma non è stato così.
Il tratto superiore è e rimane ancora chiuso a causa di criticità strutturali riscontrate sotto l’ex locale posto sopra la scalinata che hanno imposto la sospensione dei lavori in attesa della soluzione di un contenzioso e di nuovi interventi di consolidamento.

Oggi arriva la decisione del tribunale che dà torto al Comune di Firenze. La notizia, nel silenzio di Palazzo Vecchio, è resa pubblica dal capogruppo di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi e dalla consigliera del Quartiere 1 della stessa compagine Francesca Lupo.

Quella sopra la scalinata della Via Crucis che sale a Piazzale Michelangelo l’ex Play Bar, che molti ricordano come Galaxy bar è una concessione privata finita nel 2016 con manufatti realizzati abusivamente e un contenzioso ancora aperto. I giudici hanno stabilito che a demolire quei volumi deve essere il Comune di Firenze, proprietario, ma la demolizione non è ancora partita e la scalinata resta chiusa e recintata, e nella delibera di bilancio la Giunta mette 180.000 euro di avanzo pubblico per farla. Abbiamo depositato un’interrogazione e stiamo protocollando un accesso agli atti: la prima domanda è se quei soldi la città li recupererà dal privato”.

I cittadini fiorentini dovranno pagare gli errori degli amministratori?
Pare di sì: il locale, dato in concessione come bar a un privato nel 2006, con un titolo scaduto nel 2016 e mai rinnovato, ha realizzato abusivamente manufatti sull’area collinare (peraltro delicatissima) tra viale Galilei e viale Poggi. Perché il Comune non ha mai vigilato su questi sbancamenti della fragile collina? Perché nonostante la concessione sia scaduta nel 2016 si è andati avanti con lassismo fino alla chiusura del 2022?

“La vicenda – proseguono Palagi e Lupo ha una spina dorsale giudiziaria che vale la pena raccontare per intero, anche nella parte scomoda per chi la solleva.
Con una sentenza del 2018, confermata dal Consiglio di Stato nel 2023, i giudici hanno stabilito che a farsi carico della demolizione di quei volumi deve essere il Comune, in quanto proprietario, e non il concessionario. Su questo, dunque, l’onere pubblico non è un regalo discrezionale: è un obbligo che discende da una sentenza.

“Il resto, però, è ciò che non torna. A distanza di anni la demolizione non è ancora stata avviata: negli atti del Comune non risulta alcun affidamento dei lavori. Nel frattempo, l’ex concessionario continua a contendere l’immobile in tribunale, arrivando a rivendicarne per sé la proprietà; il Comune si è costituito e ha chiesto a sua volta i danni, ma la causa è ancora in corso e i costi si accumulano sul bilancio pubblico: 180.000 euro di avanzo per la demolizione iscritti nella delibera di verifica degli equilibri, a cui si aggiungono le spese di lite e la consulenza tecnica del giudizio, la cui quota a carico del Comune è già stata riconosciuta come debito fuori bilancio”.

“La domanda che poniamo non è quindi ‘perché il Comune paga’ (a quello ha risposto un giudice) ma ‘il Comune si riprenderà questi soldi?’. L’Amministrazione ha già in mano lo strumento: è lei stessa ad aver chiesto i danni all’ex concessionario nel giudizio civile. Vogliamo sapere se intenda coltivare quella richiesta fino in fondo, così da recuperare presso il responsabile i costi sostenuti e i danni arrecati a un bene pubblico; se sia stata disposta la revoca della concessione, che le stesse sentenze indicano come passaggio necessario per poter demolire; e, soprattutto, quando la demolizione partirà davvero e la scalinata tornerà aperta alle fiorentine e ai fiorentini”.

“Con l’interrogazione chiediamo alla Sindaca e alla Giunta le loro intenzioni. Con l’accesso agli atti abbiamo chiesto i documenti che permettono di verificare i fatti: la concessione del 2006 con gli obblighi e le garanzie a carico del privato, gli atti tecnici sui danni alla scalinata, e il conto complessivo delle risorse pubbliche impegnate in tutta la vicenda.

“Perché il punto è semplice. Una concessione privata gestita male dalla politica ha chiuso per anni un pezzo di patrimonio di tutti e ha presentato il conto alla collettività. Il minimo che la Città può pretendere è che adesso si cambi metodo”.

E alla fine a pagare, in tutti i sensi, saranno ancora una volta i fiorentini?