Plures: raddoppiati i debiti. E la Tari s’impenna! La denuncia di Sinistra Progetto Comune

PLURES ALIA MULTIUTILITY

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«In un anno i debiti verso terzi di Plures salgono da 323 a 869 milioni. L’Autorità d’ambito non riconosce il 96% dei lavori dichiarati e boccia per il secondo anno il piano degli investimenti».

 

«Ieri abbiamo mostrato come si distribuisce l’aumento della TARI 2026: al massimo consentito, con il peso maggiore sulle famiglie numerose. Oggi guardiamo il perché, e lo facciamo con i numeri scritti negli allegati delle due delibere che il Consiglio è chiamato a votare entro il 31 luglio (in particolare la Relazione di accompagnamento di 98 pagine di ATO Toscana Centro). Tre fatti, tutti verificabili atto alla mano, che finora non sono usciti». Così Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, che passa all’esame nel dettaglio.

  1. Primo: il debito di Plures è esploso. Nel giro di un solo esercizio i debiti verso terzi della società passano da 322,8 a 868,9 milioni di euro: 546 milioni in più, +169%. Dentro c’è un prestito obbligazionario che sale da 96,6 a 234,3 milioni, collocato presso un investitore assicurativo statunitense (PGIM/Prudential), da rimborsare entro il 2035, e finanziamenti bancari cresciuti da 216,4 a 625,7 milioni, di cui la parte a medio-lungo termine passa da 118 a 549 milioni. Sono i dati (pre-consuntivo 2025) forniti dalla stessa Plures e riportati nelle Tabelle 8 e 9 della Relazione ufficiale: non un’accusa dell’opposizione, ma i conti dell’azienda. Un indebitamento di questa portata è la struttura finanziaria dell’operazione multiutility (e nessun Consiglio comunale, Firenze compresa, è mai stato chiamato ad autorizzare quel prestito obbligazionario);
  2. Secondo: gli investimenti, in gran parte, non ci sono (o non sono documentati). A fronte di 103,4 milioni di spese in conto capitale dichiarate dal gestore per il 2024-2025, l’Autorità ne ha validati 64,9 (−38,5 milioni). Ma il dato più pesante riguarda i lavori in corso: ne erano stati dichiarati 144,1 milioni, ne sono stati riconosciuti 5,6 (il 96% in meno) perché non documentati in modo verificabile. E il piano degli investimenti 2026-2029 non è stato nemmeno valutabile: il gestore non lo ha valorizzato nei tool trasmessi, così nei piani tariffari non è riconosciuto un solo euro di investimenti futuri. È il secondo anno di fila. Significa che le famiglie pagano la tariffa massima per un servizio di cui la società non riesce a documentare le sue strategie sul servizio: senza un piano credibile e validato non c’è nessuna transizione (né impianti, né riciclo, né qualità del servizio);
  3. Terzo: non è un problema di Firenze, è un problema di tutto il territorio. Per il 2026 la somma delle entrate tariffarie dell’ambito (539,9 milioni) sfora del 13,8% il tetto massimo dei costi ammessi (474,3 milioni). Trentatré ambiti su trentasette superano il limite. L’eccedenza (65,6 milioni nel 2026, altrettanti nel 2027) non sparisce: viene “rimodulata”, cioè spalmata sulle bollette degli anni successivi, in diversi casi fino al 2029 e oltre. È un’ipoteca sulle bollette future. E colpisce soprattutto alcuni Comuni che l’operazione l’avevano contestata: a Scandicci l’eccedenza cresce fino a 10,3 milioni nel 2029, a Sesto Fiorentino fino a 6,2, con Pistoia e Pescia tra i casi più gravi. Sono i costi di una scelta industriale e finanziaria che vengono socializzati sulle utenze di un intero ambito, oggi e negli anni a venire.

«Mettiamo in fila i tre fatti – prosegue Palagi -: i debiti raddoppiano, gli investimenti non sono riconosciuti, lo sforamento è di sistema. Eppure la stessa Plures ha messo agli atti che, esclusi i costi impropri, la gestione dei rifiuti è in equilibrio: il margine operativo supera il costo del capitale, la società sta in piedi. Vuol dire che l’aumento al massimo non serve a tenere in vita il servizio: serve a coprire i costi di una struttura societaria e finanziaria decisa senza i Consigli e senza chi paga. L’ordine delle priorità è scritto nei numeri: prima 34,4 milioni di dividendi ai soci, poi la tariffa al massimo per le famiglie, infine i tagli ai servizi (500 mila euro in meno al trasporto pubblico locale per coprire i rifiuti del 2027). Ringraziamo ATO Toscana Centro per il lavoro che fa e chiediamo che le Commissioni possano audire i vertici di ALIA-Plures, non solo il Presidente, ma anche l’Amministratore delegato. Se è vero che gli aumenti della tariffa derivano da obblighi di legge nazionali, il Comune, in quanto socio di maggioranza relativa del soggetto gestore, deve pretendere che sia chiaro come è organizzato il servizio. Il quadro normativo non basta in assenza della politica. I numeri di tutti e tre i punti, tratti dalla Relazione di accompagnamento di ATO Toscana Centro allegata alla delibera in votazione, sono riportati nelle tabelle allegate», conclude Palagi.