Firenze torna a dialogare con il grande cinema d’autore e lo fa attraverso uno dei suoi luoghi simbolo: il Cinema La Compagnia.
CONTINUA la rassegna interamente dedicata a John Carpenter, autore fondamentale del cinema americano contemporaneo, spesso associato all’horror ma in realtà molto più complesso, politico e stratificato di quanto l’etichetta di genere lasci intendere.
Qui la lista completa dei film della rassegna che accompagnerà gli spettatori quasi ogni lunedi fino a maggio: click
QUESTA SETTIMANA la rassegna presenta il film
- LUNEDÌ 27 APRILE, ore 21.00
Vampires (Vampires, 1998, 108′ – v.o. sott. italiano)Jack Crow guida una squadra di cacciatori di vampiri finanziata dal Vaticano per ripulire i nidi infestati nel deserto del Nuovo Messico. Quando il potente maestro Valek stermina quasi tutto il gruppo in un’imboscata, Crow e i pochi superstiti intraprendono una caccia spietata per impedirgli di completare un antico rito che gli permetterebbe di camminare alla luce del sole.
Carpenter spoglia la figura del vampiro di ogni fascino romantico o gotico, trasformandolo in una bestia feroce all’interno di un contesto puramente western. Questo film si distingue per il suo ritmo serrato e la brutalità visiva, celebrando ancora una volta l’archetipo dell’antieroe cinico e ribelle costretto a combattere il male.
Diretto da John Carpenter e uscito nel 1998, il film nasce dal romanzo Vampire$ di John Steakley. Carpenter prende quella base e la trasforma completamente, portandola nel suo territorio: uomini duri, deserto, violenza secca e una visione cinica del mondo.
Il protagonista è Jack Crow, interpretato da James Woods. Non è un eroe romantico: è un cacciatore di vampiri al soldo della Chiesa cattolica, ma si comporta più come un mercenario che come un paladino del bene. Beve, uccide senza scrupoli e ha un codice morale molto personale. In questo senso, è più vicino a un pistolero di un film di Sergio Leone che a un Van Helsing tradizionale.
Ed è qui che il film diventa interessante: Carpenter mescola horror e western. Le ambientazioni sono desertiche, i vampiri vengono cacciati alla luce del sole con arpioni e verricelli (una trovata visiva potentissima), e le squadre di cacciatori funzionano come bande di fuorilegge. L’idea è semplice ma efficace: togliere ai vampiri il loro lato aristocratico e trasformarli in predatori animali.
Il vero antagonista è Jan Valek, uno dei primi vampiri, interpretato da Thomas Ian Griffith. A differenza dei suoi simili, può muoversi alla luce del giorno grazie a una reliquia sacra, e questo lo rende quasi invincibile. Il conflitto tra lui e Crow non è solo fisico, ma ideologico: fede contro disillusione.
Uno degli elementi più sottovalutati è la colonna sonora, composta dallo stesso Carpenter. È minimale, quasi blues-rock, e contribuisce a creare quell’atmosfera polverosa e crepuscolare che distingue il film da altri horror degli anni ’90, molto più “patinati”.
Nonostante oggi sia considerato un cult, all’epoca non fu accolto benissimo. Il pubblico si aspettava qualcosa di più tradizionale, mentre Carpenter stava facendo un’operazione molto precisa: smontare il mito del vampiro e inserirlo in un’America sporca, violenta, quasi post-apocalittica.
John Carpenter, un autore chiave del cinema moderno
Nato nel 1948 a Carthage, nello Stato di New York, John Carpenter è uno di quei registi che hanno saputo coniugare indipendenza creativa e immaginario popolare, influenzando profondamente il cinema degli ultimi cinquant’anni. Formatosi alla University of Southern California, Carpenter emerge negli anni Settanta come una voce nuova, capace di lavorare con budget ridotti trasformando i limiti produttivi in uno stile riconoscibile. Regista, sceneggiatore e spesso anche compositore delle colonne sonore dei propri film, ha costruito un cinema basato su ritmo, geometria dell’inquadratura, uso sapiente del formato panoramico e una musica elettronica minimale diventata iconica.
La sua importanza non risiede solo nei successi commerciali come Halloween, La cosa o 1997: Fuga da New York, ma nella coerenza di una visione che attraversa tutta la sua filmografia. Carpenter racconta l’assedio, la paranoia, la dissoluzione dell’ordine sociale, la sfiducia nelle istituzioni e la fragilità della civiltà occidentale. Temi che, riletti oggi, appaiono sorprendentemente attuali. La rassegna de La Compagnia si inserisce dunque non come semplice omaggio nostalgico, ma come occasione critica per rileggere un autore che ha saputo parlare del suo tempo anticipando il nostro.
Stefano Chianucci
