Dal Report CGIA Mestre: in Toscana si perde il 40,9% dell’acqua. I comuni virtuosi sono Siena e Arezzo.
In Toscana 4 litri d’acqua su 10 immessi in rete non arrivano mai a destinazione. Lo rende noto l’Ufficio Studi CGIA di Mestre sui dati Istat 2022, che piazza la regione al 12° posto in Italia per dispersione idrica con un 40,9%. Un dato sopra la media del Nord e ben lontano dalla virtuosa, e vicina, Emilia-Romagna che si “limita” al 30% circa. E che pesa soprattutto sui territori industriali, a partire dal distretto tessile di Prato.
La classifica: Prato 30° e Firenze 46° tra i peggiori capoluoghi. Disastro Massa.
Tra i 109 comuni capoluogo analizzati, la Toscana è presente sia nella parte alta che in quella bassa della classifica.
I peggiori:
- Massa: 65% di perdite. Addirittura al 7° posto in Italia;
- Prato: 49,2% di perdite. 156 litri al giorno persi per abitante su 317 immessi. È il 30° comune peggiore d’Italia;
- Firenze: 40,6% di perdite. 139 litri persi al giorno su 343 immessi. 46° in Italia;
- Pistoia: 46,6%;
- Grosseto: 46,0%.
I più virtuosi:
- Siena: 17,3% di perdite. 98° in Italia;
- Arezzo: 16,6% di perdite. 100° in Italia;
- Livorno: 19,6% di perdite.
Per confronto: la città più virtuosa d’Italia è Como con appena il 9,2%, la peggiore è Potenza con il 71%. A livello regionale la Basilicata è la più “sprecona” con il 65,5%, mentre l’Emilia Romagna è la migliore con il 29,7%.
Il danno economico è enorme. In Italia nel 2022 sono stati persi 3,8 miliardi di metri cubi d’acqua, per un costo stimato di 9,8 miliardi di euro.
Ma a preoccupare è soprattutto l’impatto sulle imprese. Secondo la CGIA i settori più penalizzati dalla crisi idrica sono proprio quelli ad alta intensità idrica: dall’estrattivo al tessile, dal petrolchimico al farmaceutico.
«Si tratta spesso di aziende di piccole dimensioni, con margini ridotti e scarsa capacità di investire in tecnologie per il risparmio idrico», si legge nel report. Una crisi che «si allarga a macchia d’olio e chiama in causa la tenuta stessa di una parte importante del sistema produttivo italiano».
A Prato il problema è doppio: rete vecchia e consumi industriali altissimi per tintorie e finissaggi.
Le contromisure: meno perdite e più invasi
La CGIA è netta: non basta tappare le falle. Oggi in Italia si recupera solo il 10% dell’acqua piovana. Per evitare docce spente e rubinetti a secco occorre intervenire sulla rete idrica, colpita da dispersioni rilevanti, e realizzare nuove infrastrutture: vasche di laminazione, trincee drenanti, invasi e grandi adduzioni.
Le cause delle perdite sono note: rotture nelle condotte, età avanzata degli impianti, errori di misurazione e allacci abusivi.
«Non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa, anche per l’economia del territorio. È necessario un piano infrastrutturale serio, investimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani», avverte la CGIA di Mestre.

